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Progetto nato
dalla collaborazione tra i membri dei Narnia Linus Kase
(tastiere) e Christian Rivel (voce), Flagship è un sodalizio
artistico che coinvolge anche guest star come l’ex Kansas
Kerry Livgren, e che propone un solido prog / pomp
rock di notevole melodicità. Lo stile si ispira parecchio a gruppi
come Queen per quanto riguarda le linee vocali e i cori, e a
Styx e Kansas per quanto concerne le linee melodiche,
anche se è mantenuta una certa originalità compositiva soprattutto
nelle sezioni più progressive. Il songwriting comunque è ottimo, i
brani non sono mai dotati di strutture banali e viene giustamente
messa in luce la tastiera di Kase, che in diversi momenti si trova
sugli scudi con assoli ben ragionati, tecnici e molto melodici. Le
canzoni sono di media-lunga durata e articolate in più momenti in
cui si alternano canoni differenti, peraltro ben collegati fra loro
e spesso dotati di notevole "groove". L’impiego di melodie "catchy"
non è però fine a se stesso, appunto perché inserito in un contesto
complesso e ricco di elementi prog.
Per quanto
riguarda le linee vocali ho notato un’alternanza di prestazioni da
parte di Rivel, che non sempre mette la giusta energia dietro al
microfono, forse alla ricerca di maggiore pathos ma che tuttavia
"stona" con lo stile della parte strumentale: mi riferisco in
particolar modo al cantato di Heart is the center, che
avrebbe forse voluto una voce più solida e piena. Ciò nonostante
l’ottima scelta delle backup vocals e dei cori riesce a mantenere il
tono di questo e degli altri brani decisamente sopra le righe,
mentre sempre ottima è la sezione ritmica e quella solistica.
Meritevole di menzione è Ground zero, traccia che si
sviluppa attorno all’assolo di Kerry Livgren e che vede anche Per
Hallman guest nelle vocals. Questo brano è ricco di atmosfera e di
carisma, meritevole l’ottimo arrangiamento e, in questo caso,
l’ottima prova vocale del duo Hallman-Rivel.
In conclusione
possiamo parlare di un buon album, dalla melodia immediata ma
ricercata, caratteristica questa ormai rara e segno di grande
competenza, talento e professionalità. Ciò che non lo rende un
capolavoro è che si sarebbe potuto "osare di più" e arricchire di
maggior sostanza un suono che a volte privilegia troppo la solistica
(ottima) di Kase a scapito delle chitarre di Grimmark, aggiungendo
anche più decisione sulle linee vocali. Sono sicuro che i
Flagship sapranno presto riproporsi con un disco che sfrutti a
pieno le loro notevoli potenzialità tecniche e compositive.
Marco Gandini |