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FLASKAVSAE
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DARK PROCESSION - FLASKAVSAE
Requiem IV
 
FLASKAVSAE  -  LIGHT SHALL PREVAIL
Split
 
 

 

FLASKAVSAE
Philosophies
unblack
2007 - Gud Er Sannhet Records
(USA)
www.myspace.com/flaskavsae

 

È acido e malato il sound che promana da "Philosophies", album di esordio della one man band statunitense; è malato perché calca pedissequamente le orme di quel burrascoso e torbido filone rappresentato da turbate band quali Xasthur, Abigor, Leviathan, e che nella scena white ha i suoi più nobili emblemi negli Horrific Majesty e negli italiani Dusk. Stiamo parlando ovviamente del depressive black, stile che solitamente miscela black metal dalle invereconde distorsioni chitarristiche con estremizzazioni del dark ambient sintetico: totale tetro e ronzante caos è ciò che ne risulta, e i Flaskavsae non fanno eccezione. Peculiarità di questo lavoro è di essere pressoché strumentale - urla e gemiti ferini a parte - per tutti i 66 minuti di durata, resi pesantissimi da distorsioni stile interferenza che non rendono certo semplice l'ascolto, anzi diciamo che ci vuole molta pazienza per abituarsi a pezzi di nove, dieci o undici minuti, dal rumore di base da emicrania galoppante... Se Flaskavsae ha indubbiamente esagerato da questo punto di vista, tuttavia il mood che spesso crea appassiona, e riesce ad innestare anche spunti strumentali interessanti, soprattutto nei semplici quanto indovinati loop di chitarra ma anche all'interno di un buon lavoro percussionistico, strumento, la batteria, che il nostro dimostra sia nei fill quanto nelle randellate in up tempo, di saper maneggiare con maestria.

Questo trip tra tappeti acustici irreali comincia con Twilight reminiscent of slumer, caustico dark ambient introdotto da gravità industrial. Tra ritmiche sincopate e oscurità abissali, sinistro protagonista della sceneggiatura è un nebbioso giro chitarristico. In Parallels to nothing compare la batteria. Una spianata gotica tastierosa è lo sfondo sonoro su cui si agitano inquieti rumori sintetici; la batteria torna a colpire duro, l'intensità aumenta fino a sfociare in un mood black oriented dal fascino quasi epico. Con Eating light si acquietano le distorsioni estreme e si impone una convulsione di black old-school con urla che non proferiscono verbo... Purtroppo però la tortura distorsiva torna presto, e i dieci minuti scarsi di Resurrected si approssimano pericolosamente al drone, nonostante la presenza di complessi fill. Ascensione sintetica che sfocia nell'epico per The longest ritual, totale sconquasso cerebrale risultano invece gli 11 minuti di When forever is lost, nonostante l'innesto di una chitarra agrodolce, di suoni horrorifici, di up tempo marasmato da grida purgatoriali... Piatta rumorosità elicoidale per l'industrial track The shortest ritual, nel cui finale la keys genera tetre sinfonie. Si torna al mero black dai gemiti oltretombali, tendenzialmente mid tempo, con Wotansvoid - False deity, mentre a chiudere sono i dieci impossibili (da ascoltare due volte di seguito) minuti della title-track Philosophies, dove si nota una bella progressione strumentale, ma in un profondo backing atterrito e asfaltato da rifrazioni sintetiche improponibili allo spettro acustico umano.

"There are many things which can confuse us and derail us from whatever our true goal is. [...] Our goal must be to be more like our savior Christ Jesus and less like our true human nature. Love is what trascends, we must thanks God for that". Questo il messaggio del mastermind dell'act inserito nel booklet d'esordio di un moniker promettente sì, ma che deve evitare di cadere nella facile tentazione di strafare. Cd consigliato solo agli amanti di questo psicotico quanto, però, fascinoso folle genere.

Vaake

VOTO

70

 

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