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Dopo il fortunato primo disco omonimo, passati
quattro anni sono tornati con questo bellissimo (e sì, lo dico subito in
partenza!) secondo lavoro. Come già accaduto, due sono le principali
forze di questo gruppo: la voce appassionata, acuta, a volte aspra, ma
incredibilmente modulata della vocalist, e i testi che, nell’oscurità e
nell’ambiguità delle parole, racchiudono messaggi di fede e di speranza;
non sarà stato un caso che per la promozione di questo full-length siano
andati fino in Afghanistan, tra le truppe statunitensi di stanza in quel
paese; qualcuno ha storto il naso in merito a questa faccenda, altri
l’hanno trovata molto utile, fatto sta che i Flyleaf o si amano o
si odiano.
Iniziamo subito con la nostra rapida carrellata
trovandoci di fronte a una song strana, strana per essere quella di
apertura: Beautiful bride, puro alternative style con in
ritornello molto catchy: "Beautiful bride / Body of Christ / One flesh
abiding / Strong and unifying / Fighting ends in forgiveness / Unite and
fight all division"; chitarre tiratissime e voce di grande spessore, ma
ciò che ci sembra strano è il fatto che questo pezzo sia stato messo
all’inizio di un disco forte, ricco di contenuti, visto che è una song
di non facile approccio; magari un’altra collocazione ne avrebbe
risaltato il bellissimo songwriting. Il primo singolo estratto,
incentrato sul perdono, è Again, in cui spaziano
virtuosissime chitarre, accelerate e riffatissime. Chasm è
l’ultimo singolo da un disco che sta dando molte soddisfazioni in fatto
di vendite e non solo; "The chasm isn't fixed yet / Take this water /
Drinking ever deeper / Living water", si caratterizza per il testo
forte, quasi provocatorio, dal sound più groove, la cui novità rispetto
a ciò che abbiamo ascoltato sta nella voce della dolcissima (in
apparenza) Lacey Mosley, energica ed enfatica. Terzo singolo estratto,
Missing, è una delle mie preferite del disco; forse la
song più pop, per un ascoltatore poco attento potrebbe sembrare davvero
così; musicalmente non si discosta molto dai riff e delle melodie
ascoltate nei precedenti pezzi; la parte migliore è il bridge, ove la
seconda voce dice: "all is vanity, underneath the sun, all is vanity",
parole del Qoelet. Da This close, non molto dissimile dal
resto, passiamo per la molto tormentata The kind, fino ad
arrivare all’originale In the dark, con cori e contro
cori, dove finalmente si ascolta un abbozzo di growl. Continuiamo con
Set apart this dream, una specie di ballad molto
orecchiabile. L’abbozzo di growl si concretizzerà in Swept away
altra song un po’ fuori rispetto a tutto quello che stiamo ascoltando,
in cui la voce si articola in ottime acrobazie, passando dal parlato
all’urlato, nello stile di questa artista.
Dato che è un disco ricco di tracce, mi limito a
consigliare l’ascolto del full, ma soprattutto vi suggerisco la lettura
di tutti i testi perché credetemi, sono molto interessanti dal p.d.v.
puramente cristiano: le emozioni riportate possono essere le stesse o
simili a quelle che un credente sperimenta nel corso della sua
esistenza. Esiste in commercio un'altra versione di questo disco, che
contiene ben 7 bonus track, a riprova della creatività della band
texana.
Roberta Cannone
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