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FOR TODAY
Ekklesia
 
FOR TODAY
Portraits
 
 

 

FOR TODAY
Breaker
deathcore
2010 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/fortoday

 

L'ultimo di tre capolavori della christian deathcore band For Today, "Breaker", esce nell'agosto del 2010, un anno dopo lo strepitoso "Portraits", nel quale, già allora, ci siamo accorti dell’incredibile miglioramento da parte della band americana rispetto al loro primo full-length "Ekklesia" (2008). "Breaker" è indubbiamente un disco che lascia a bocca aperta, sia per il cambio di stile (deathcore meno "death" e più "core"), sia per il continuo evolversi della tecnica compositiva e strumentale.

 

L'album si apre con l'intro The breaker's origin, costituito da una base musicale lenta e melodica e da una magnifica e profondissima poesia scritta dal poeta Jose Palòs, interpretata in modo egregio da Mattie Montgomery, carismatico vocalist della band. Segue dunque la prima vera traccia, forse la migliore in assoluto: Devastator. Sonorità potenti e dissonanti, che acquistano ancora più forza unite alle incredibili qualità vocali di Mattie, il quale rende al meglio il tema trattato dalla canzone attraverso un perfetto intreccio di growl e scream impeccabili. Ovviamente non mancano i breakdown, tipici del genere. La traccia n. 3, The advocate, è un immenso connubio di parti veloci e violente e breakdown lenti, caratterizzati da un groove che penetra nelle vene e rimane fisso nella testa come un tormentone...finché non si arriva all'interludio, The breaker’s valley: la traccia più commovente di tutto il Cd. Traccia parlata come The breaker's origin (ancora una volta con una base lenta e melodiosa), tratta di parte della storia di Mattie, dunque, quasi un autobiografia che ci descrive i momenti più difficili della sua infanzia. Ma questa atmosfera così triste, lenta, melodica e rilassante dura ben poco: Seraphim rompe il ghiaccio. Sicuramente un'altra delle migliori del disco, è quasi un inno: "Oh, Take your flame, ignate the world...", queste le parole di Ryan Leitru (chitarrista, clean vocalist, e compositore della band), che assieme ai potentissimi urli di Mattie, danno vita ad un capolavoro...Non a caso la traccia è posta verso la metà del Cd. A Seraphim segue Arm the masses, brano nel quale il graffiante scream di Montgomery colpisce ancor di più. L'energia trasmessa da questa canzone (in cui troviamo anche Andrew Dijorio degli Stray From The Path) è indescrivibile, specialmente alla fine. Settima traccia dell'album: White flag, la quale parte di colpo, all'improvviso... in velocità. Molto belle e, sicuramente, azzeccate le parti di chitarra, travolgenti i breakdown.

 

Ci avviamo verso la fine in seguito ad un nuovo interludio, The breaker's encounter... Rispetto ai precedenti "stacchi", si ha l'aggiunta della batteria, e bisogna dire che ci sta proprio bene! Risultato finale: un brano che si avvicina molto ad uno stile "rap" (sicuramente una novità). Seguono due tracce senza subbio incredibilmente potenti, come tutto il disco del resto: Phoenix e Psalm of the son. Per quanto riguarda la prima, notevoli le parti vocali di Ryan, anche se estremamente diverse da quelle degli Cd precedenti: se prima la sua voce è tranquilla, dolce, melodica, qui si scatena, divenendo, potremmo definirla, più "epica", più "urlata". Sicuramente l'impatto che dà è più forte (anche se personalmente io preferivo le sue vecchie vocals). King è l'ultimo vero brano di questo album strepitoso, caratterizzato da un riff spettacolare e innovativo: certamente questa traccia si discosta leggermente dalle altre per lo stile particolare (ce ne possiamo rendere conto fin dall'inizio: intro solo di batteria e basso...grandissima la tecnica di David Morrison, batterista che se la cava egregiamente sulle pelli); anche la voce di Mattie pare più urlata (una via di mezzo tra growl e scream). Ad ogni modo, la song è perfetta come "quasi-chiusura" dell'album. Arriviamo infine alla conclusione vera e propria con la splendida The breaker's commission...probabilmente un Cd non avrebbe potuto concludersi meglio di così. Se all'inizio infatti la traccia pare estremamente simile agli altri interludi e all'intro (ed è da sottolineare che anche in questo caso infatti, proprio come nell'intro The breaker's origin, Mattie recita una poesia di Jose Palòs), l'ascoltatore rimane a bocca aperta sul cambio verso minuto 1:35: una melodia semplice, ma pura e profonda...L'ascolto porta quasi in un'altra dimensione, specialmente grazie alla meravigliosa voce di Ryan (che in questo caso torna "se stesso", ossia assume uno stile più vicino ai precedenti album), e alle morbide chitarre, e ad un coro...e poi, quasi come una solennità, ecco che entra Mattie insieme alla batteria. Anche nella semplicità, questo gruppo è capace di stupire.

 

Congratularsi con i For Today in questo caso è riduttivo. L'album rappresenta un capolavoro della musica deathcore, come i precedenti del resto... Il grande talento di questi ragazzi dà i suoi frutti, e sono certo che il loro cammino - sia nella musica che nella fede, ma nel loro caso sono quasi un tutt'uno - sarà ancora lungo, e pieno di sorprese...

 

Salvatore Garasto

VOTO

85

 

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