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Ormai questi maltesi si possono definire una
colonna del doom epico e tradizionale, quello dei leggendari
Candlemass di Messiah Marcolin, e che da noi ha avuto come migliori
rappresentanti gli Impero Delle Ombre. Interessanti i testi,
tutti biblici e mitologici, ma anche con citazioni di Milton e sguardi
alla realtà moderna e contemporanea, interpretati in chiave di battaglia
contro il Male: "Your hands carved the annihilation of Hiroshima / You
danced on the graves of the dead at Srebrenica / Your voice echoed from
the blazing guns at Vladivostok / The sheep who cradle final solutions;
your flock", da Sins of the Tempter.
La sinistra intro Tenebrarum (non a
caso) ci porta alla splendida Aidenn falls, riff
kilometrici, tempi lenti, refrain paradossalmente quasi catchy, insomma
una degna risposta ai fondatori svedesi di "Nightfall". In Sins of the
Tempter non cambia niente, ma i Candlemass sono sempre più presenti. I
graziosi arpeggi di The Lord sayeth introducono Vanguards of the
void,
mastodontica, sabbathiana, retrò… una grande traccia. Armida's
kiss
guarda decisamente agli anni ’70, pur mantenendosi molto pesante. Di
nuovo epicità, arpeggi, assoli a profusione in The sage.
Nulla viene variato in Dies irae (Day of wrath), ma le vocals sono
decisamente in grande evidenza.
Si chiude con Metatron and the Mibor mythos ed il riffing si sposta sui
primi, indimenticabili Cathedral.
Ottima la produzione che contribuisce a ricreare un clima oldfashioned. Certo
la monotonia nel doom non può essere considerata un difetto, ma una
cifra stilistica. Un appunto che si potrebbe fare è che, ma solo in
poche canzoni, il tributo pagato ai maestri è un po’ troppo oneroso,
tuttavia la personalità esce fuori anche se discontinuamente. Gli
amanti del doomone duro e puro senza contaminazioni avranno di che
soddisfarsi.
Daniele E.
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