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FORSAKEN
Anima Mundi
doom
2004 - Golden Lake Productions
(Malta)
www.myspace.com/forsakenmalta

 

L'esordio di "Evermore" data il lontano 1996, poi l'ottimo Ep "Iconoclast" e solo nel 2004 i maltesi Forsaken tornano a produrre un nuovo full-length, "Anima Mundi". L'act ha subito diversi cambi di line-up - uno dei quali tragico, la morte del chitarrista Daniel Magri - assestandosi a quintetto per la realizzazione di questo lavoro, professionalissimo nel graphic work e dalla produzione esemplare. Il sound è una miscela di ritmiche doom e timbri vocali heavy, il growl è solo accennato in sporadiche partiture, l'aplomb è spesso epico e non mancano chorus trascinanti: peccato però per una certa incostanza, accentuata nella seconda parte del disco piuttosto sottotono rispetto alla munifica prima.

Il pezzone è sbattuto "in your face" già come opener: Kindred veil consiste in oltre nove minuti di declamazioni sontuose, tempi dilatati tastierosi e possenti, un chorus dove fraseggiano lead acuta e backing vocals, ma poi, nello sviluppo, anche registri vocali rochi e ruggenti ed un assolo affilato. Il finale si fa rado down-tempo sinfonicheggiante. Ciò che segue, Sephiroth, pur non arrivando a tali vette dà ugualmente bella mostra ai Forsaken: cadenze ricche di buone strutture strumentali fatte di intrecci e bridge efficaci, l'appassionata e calda timbrica heavy del minuto Leo Stivala, ma anche l'uso del growl sul finale. The poet's nightmare è una spoken track misticheggiante nel cui proclama finale compare anche il latino, seguita da Whispering soul che inizialmente ne fa il filo inserendo però vocalizzi baritoni e sussurrati incomprensibili, per poi lasciare il proscenio ai chitarroni doom tra cui si snodano minimalismi e soprattutto un chorus a dir poco trascinante cantato con le corde vocali al limite, tra ambientazioni sonore barocche...bellissimo! Il finale si dimenerà tra break death oriented e distese di doom cupo e chitarristico. Fin qui tutto maestoso, ma purtroppo da ora in poi l'album imbocca una irrimediabile parabola discendente. Gli undici minuti di The eyes of Prometheus sono ripetitivi e prolissi, nonostante l'uso del synth ed una certa teatralità; Carpe diem alterna momenti soffusi ad intensità prorompente, ritmiche andanti ed altre rallentate, ma quanto ad appeal non convince appieno. A mostrarci il crepuscolo è All is accomplished, altri otto giri di lancetta sinfonici, enfatici, anche vagamente neoclassici nell'assolo, ma pur mai ai livelli emozionali dei primi episodi. 

Circa la fede cristiana del combo isolano "God" è il primo ringraziamento all'interno del booklet, inoltre le tematiche trattate sono legate sì al doom con puntate alla mitologia, ma sovente votate a vicende veterostamentarie; lo stesso gruppo si proclama definibile "white band", ma con l'inciso che il riferimento è al cristianesimo delle origini, iconoclasta e a-istituzionalizzato. "Anima Mundi" è un lavoro interessante ed elaborato che può soddisfare molte tipologie di ascoltatori. Band notevole.

Vaake

VOTO

83

 

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