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"Dominaeon" è l’ultima fatica dei Forsaken,
band non molto conosciuta nell’ambito christian metal, che con questo
full-length raggiunge quota quattro nel personale ruolino di marcia. Il
disco tratta in modo ampio di tematiche cristiane (The
abscondant God, Dominaeon, Blood of the Son,
Resurgam) e lo fa in modo personale e, a tratti,
singolare. Il sound è ciò che stupisce maggiormente, perché connubio di
diversi stili e sottogeneri, difficilmente proposti in un unico magico
calderone. Il sound generale si sostanzia in un heavy metal old style,
fatto di chitarre distorte, brani lunghi e strofe intervallate da
potenti riff, il tutto condito da una voce che, pur potendosi inquadrare
in un classico stile power/heavy, ha dei gradevoli sprazzi growl. A
sorprendere, in un generale clima "heavy", è la parte ritmica:
Simeon
Gatt, dietro le pelli anche nei precedenti lavori del quartetto maltese,
condisce i brani di cadenzate e massicce staffilate doom metal; un
incedere teutonico, tenebroso e, certamente, poco heavy.
Il risultato sono dei potenti e veloci riff di chitarra che si innalzano
sì verso il cielo, ma sostenuti non da una potente doppia cassa o dal
frenetico battere dei piatti, ma da una lenta, massiccia ed apocalittica
batteria doom. Il mix, sinceramente, lascia a tratti un po' perplessi;
l’album va ascoltato più volte perché il classico fan dell’heavy possa
ben apprezzare i lunghi ed "atmosferici" intro di chitarra clean, nonché
le lente progressioni che portano l’ascoltatore al cuore "metallico" del
brano. Allo stesso modo, solo dopo un’audizione attenta e ponderata,
l’amante del doom metal, può riuscire a far sue le sonorità alte e
squillanti della voce di Leo Stivala,
nonché i potenti riff chitarristici che intervallano ed accompagnano il
tema dei pezzi.
Nel complesso un album coraggioso, che presenta un sound
inusuale ma non sgradevole; un disco assolutamente non adatto agli
amanti dei "classici" ma tranquillamente consigliabile ad orecchie
dedite alle sperimentazioni e alle commistioni musicali. Un buon disco,
insomma, che necessita, però, di un ascolto attento, riflessivo e non
"mordi e fuggi", un disco da "capire" e sicuramente non di impatto
immediato.
Luca Sileni |