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FOUNTAIN OF TEARS
Fountain Of Tears
 
 

 

FOUNTAIN OF TEARS
Fate
prog
2007 - Self
(USA)
www.myspace.com/fountainoftears

 

Un cielo mesto e piangente, lacrime che scendono dall’alto accompagnate da roboanti tuoni ad attutire delle grida inascoltate… È evidente sin dalle prime note di "Fate", il nuovissimo album dei Fountain Of Tears, dal piglio marcatamente progressive, un elegante tocco di malinconia. Il disco è il secondo lavoro in studio del gruppo che, ricordiamo, vede tra le sue fila dei musicisti storici della scena cristiana: il batterista Joe Daub ex dei Believer, il bassista Erik Ney e il chitarrista Mike Di Donato entrambi ex Sacrament, e il tastierista Jeff King, ex Sardonix. Già solo questi nomi possono essere significativi delle qualità proposta dal Cd che abbiamo sotto mano. All’ottimo lavoro dietro le pelli, agli incalzanti assoli (almeno un paio veramente trascinanti), alle evocatrici e toccanti atmosfere tastieristiche, si aggiunge la buona prova vocale della nuova singer Vonnie King, che ha sostituito Anna De Rose, il tallone d’Achille del precedente album: la sua è una prestazione di tutto rispetto e per la band rappresenta un netto passo in avanti rispetto al passato, anche se c’è da dire che dopo parecchi (ma parecchi) ascolti potrebbe risultare un pochino troppo monocorde. Per dirla tutta quindi, non ci troviamo davanti a uno di quei gruppi scontati e banali con una female vocalist che vuole ricalcare per forza di cose gruppi del genere più famosi e affermati, finendo inevitabilmente per perdersi nell’oblio dopo neanche un album...

Dicevamo del sound: marcatamente progressive con puntate nel prog rock e che strizza volentieri l’occhio a delle atmosfere maggiormente decadenti e goticheggianti, e di questo dobbiamo ringraziare gli azzeccatissimi passaggi tastieristici. Il disco studiato, elaborato, dalla verve malinconica appare piuttosto compatto con i suoi 12 brani, anche nell’alternanza di tre strumentali; non sono molti i pezzi che con prepotenza emergono sugli altri: su tutti però un occhio di riguardo va a Forever lost. Dei minacciosi tuoni sono seguiti da note pianistiche su cui poi si inserisce la dolce e calda voce di Vonnie; ed è proprio qui che sembra offrire la sua prova migliore, scalando su diverse tonalità e offrendo un taglio diverso al suo modo di cantare. Il brano ne risente e le nostre orecchie ringraziano. Da rimarcare anche Ten, dall’incedere serrato e intrigante: un coinvolgente quanto incalzante alternarsi di keys e batteria su cui si inserisce un bel solo.

Le tematiche sono piuttosto intimiste, spaziando dalla forte morsa dei desideri proibiti, alla patologia degli attacchi di panico, alla rottura di una relazione…sembra non esserci allora neanche uno spiraglio di luce? Affatto, e l’ultimo ottimo brano, Fate, aperto da dei rintocchi di campana, ce lo dimostra: "Light begins to break the darkness / Overwhelmed with the feelings inside / Life returns with a new hope / And bring peace at last / On the outside we try to mask the sorrow / Deep within we long for peace / Searching o find the seeds of hope / Sadness is gone and life returns". Oramai i tuoni si odono solo in lontananza, il temporale è passato: con la pace finalmente giunta a rasserenare l’animo inquieto, torno a rimettere questo disco e a immergermi di nuovo nelle sue atmosfere.

Ilaria Ricci

VOTO

80

 

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