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Il goliardico attacco ska dell'opener Franks
enemy!/Codebasher è presto travolto, o meglio, disintegrato
da una violentissima aggressione grind con growl distorto
all'incomprensibile e aizzata da un guitar solo isterico:
ragionamenti più tecnici e detonazioni a magnitudo preoccupante fanno
da contorno. Da ciò capiamo senza troppo sforzo che il terzo album del
trio USA - a seguito di "Frank's Enemy" del 1994 e del buon "Neoblasphemies"
- sarà qualcosa di parecchio strano. Grindcore è per lo più infatti,
ma ci troveremo invasi anche da suoni e stili inattesi, eufemisticamente
dicendo... Face to face again è una nuova sfuriata
caotica, un tornado di note e distorsioni in cui faticano a dare un
segno di esistenza riff puliti e una vaga, soffocata, melodia.
Dysfunctional, dal bel testo introspettivo che medita sulla
miseria propria dell'uomo nel peccato, è un brutalissimo massacro.
Dopo queste tre tracce si può abbozzare già un piccolo ma non azzardato
resoconto: l'energia dei nostri è notevolissima, la padronanza
strumentale non difetta, ma una certa confusione compositiva si nota,
forse aggravata da una produzione impastata oltremodo.
L'album prosegue con l'interminabile Friends
in the skies, 7:15 di possente death ritmato, melodie vocali
roche, bizzarrie sintetiche, stacchi thrash; l'assolo centrale si fa
davvero notare. Dopo ciò facciamo conoscenza, in John the Baptist
revisited, col momento più follemente distruttivo del
disco: non alzate troppo il volume e non regolate a dovere i bassi... la
strage è comunque breve: la mitraglia spara casualmente non oltre il
minuto e 43 secondi. Con My night alone compare lo scream su un
death più rilassato. Il grind tiratissimo e la lead di Julio Rey in stato
delirante tornano all'arrivo di Ashes.
L'ottava è Lamento, cantata in spagnolo, composta di riff
deflagranti, un ultradistorto growl, un solo affilatissimo e un rallentamento centrale doom-oriented. Il nuovo shock di "Illumination"
è ciò che giunge ora, la nona Frank's enemy metro, puro
techno-dark!, inquieto e molto vario, ben fatto di deve ammettere, ma che
disgusterà ogni true metaller finora fomentatosi. Di qui sopraggiungeranno ben quattro song
death/thrash con melodie e synth, cioè da Straight up/down,
dalla tipica teologia protestante (I told you about the work and all
that it means / God came down as Jesus and fulfilled the the ultimate
dream / A gift wrapped in His blood and it's ours to take / You will
hear that the just shall live by faith), ad Antigod che si
tormenta del peccato: "Would you say / I'm anti-God these days?"; ma che
poi brama la morte eroica e ragiona circa la prova: "My highest hope is
the martyr's death / God in His wisdom probably won't put me to that
test".
Come dovrebbe finire un album di grind? Sicuramente
non con un pianoforte che accompagna un coro volutamente stonato (e non
poco), messo fortunatamente a tacere per sempre da un sound pesantissimo
(Another liberation), ma di certo neanche con violino e
violoncello che introducono - Serenity - un rigurgitante sound hip hop
con rappato... oh!
Vaake
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