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Proveniente da Miami, l'entità musicale di Julio
Rey torna nel 1996 con il come back dell'omonimo debut (anche conosciuto
come "Not Silent"), che stavolta si propone con l'altisonante
titolo di "Neoblasphemies", album liricamente incentrato su tutta
una serie di macrodegenerazioni sociali e culturali, inquadrate in un'ottica esplicitamente cristiana, dove l'unica panacea è l'abbandono al metavolere
celeste, e più in particolare la risposta concreta viene
proposta essere la sequela di Cristo, come spiegato nel testo della
decima In answer. Musicalmente ci troviamo in presenza di
un più che discreto lavoro di grind, che illude meraviglie nella prima parte per
poi accusare un sostanziale calo ispirativo nel distendersi della
tracklist.
C'è moltissimo Paramaecium sound nel doom
con female vocal dell'opener I think, track di tre minuti
che ci proietta nel violentissimo grind antitotalitario di Human
reich: growl e scream non convincono, ma la ritmica è devastante
quanto varia nell'alternare blastbeats tsunamici esacerbati da solos
turbati e rallentamenti diveltenti. Super traccia che farebbe quasi
gridare al miracolo, ma purtroppo si tratta solo dell'apice mai ribadito
del platter. Imbecile factory si issa sulla spinta di note
deliranti per poi incagliarsi in down-tempo pachidermici, ma già intriga
molto meno a causa della presenza di un poco digeribile filtrato clean
stridulo. Siamo in piena rift-valley eruttiva con Cannibalized,
poi però la produzione di adrenalina si inaridisce con la misteriosa
Uncalled for, mid-tempo fatto di urlacci sgraziati privi di
qualsivoglia aplomb. Grind a macinare tra growl fognati, follie vocali e
visioni distorsive per Torturer, con Inevitable
ci si ripara all'ombra del più intellegibile death/thrash. Una nuova
parentesi testosteronica è rappresentata dal bradisisma da headbanging
forsennato di Cauldron, song che nel suo evolversi si
abbandona a sperimentalismi estremi. Thrash death dal riffing
Tourniquet che aleggia per tutta la composizione in Hanging on
a tree, la succitata In answer si distende per ben
7:32, tra minimalismi, voci cupe e soffuse fino a deflagrare in un growl
abissale all'interno di una plumbea cornice doom funeral, per quello che è il
momento più entusiasmante di "Neoblasphemies", annacquato però da
un delirio di lead guitar che ci ricorda come questo sia un disco grind
e quindi debba necessariamente contenere insensatezze. Tra psichedelie e
alto tasso alcolico il sound è più assurdo che mai nella bizzarra
Stephen Hawking walked away.
Molti buonissimi spunti ma anche diversi passaggi a
vuoto, nel complesso il presente risulta Cd sicuramente da ascoltare se
vi riconoscete nel teorema "più folle è, più mi intriga", variabile che
per un appassionato di grind fa spesso la differenza.
Vaake
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