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INTERVISTA
24/07/2008
 
 

 

FRATELLO METALLO
Misteri
heavy
2008 - Solid Rock
(Italia)
www.fratecesare.com

 

Da diversi anni un sessantenne dalla nivea lunga barba si aggira, avvolto da un saio francescano, per vari concerti metal del nord Italia. Ed è davvero un prete. Nei trascorsi Gods Of Metal è persino salito sul palco a salutare quelli che considera i suoi amici metallari ("io non sono qui perché sono un prete o un frate, ma perché sono un metallaro!"), sì, amici, perché frate Cesare Bonizzi - ex operaio e commerciante che ha risposto alla vocazione religiosa alla soglia dei trent'anni, quando cioè intravide la morte prestando soccorso agli alluvionati del Friuli - è riuscito nel tempo a conquistarsi la loro simpatia, di non tutti ovviamente, l'avversione del metallaro oltranzista permane, ma sorprendentemente con frate Cesare pare ridursi a partito minoritario. La simpatia dunque si era consolidata e i tempi sembravano maturi per salire di nuovo sul quel palco, ma stavolta per esibirsi, dato che la missione religiosa di frate Cesare, conosciuto anche come "frate Rock", è invero quella di essere un "predicaNtore". Nella sua carriera ha realizzato ben 16 album che spaziano dal pop al rock, dall'hard rock al metal. Novità assoluta che un sacerdote faccia metal. Lui si invaghì di questo genere nel 1990, assistendo ad un concerto dei Metallica, nel quale scoprì l'incredibile energia che sprigiona questa musica, ma anche di come la chiesa vi fosse completamente assente. Provò così ad inserirvisi in punta di piedi, collaborando nella realizzazione di alcuni suoi dischi con diversi musicisti metallari, producendo lavori curiosi, il più celebre dei quali è "Droghe" del 2002, in pieno thrash/heavy sound, recensito persino dalla metalwebzine italica per antonomasia, TrueMetal.it, ricevendovi un sorprendente 70/100. Accennavamo alla sua recentissima prestazione al Gods Of Metal 2008: sono stati una ventina di minuti che hanno diviso il pubblico presente, nei quali il "sacerdote che fa le corna" (col pollice aperto però!) ha presentato brani dal nuovissimo album, questo "Misteri", per il quale monicker viene introdotto il goliardico ma comunque conciliante e sicuramente indovinato Fratello Metallo, che segna una svolta ancora più metal del predicaNtore lombardo, a partire dall'accattivante veste grafica.

Non essendo il nostro tout court un musicista metal, a scrivere ed arrangiare i pezzi è sostanzialmente il bassista Fabio Dalè: frate Cesare li interpreta vocalmente per tramite delle sue liriche. Il sound che scolpisce "Misteri" risulta essere un heavy piuttosto robusto che raramente cavalca up-tempo, ma che invece volentieri frequenta lande sonore doom stoner, anche ricche di mood orientaleggianti; il tutto è arricchito dai frequenti solos dell'axeman Andrea Rossi. Volete metallo?! è l'intro: chitarra distorta ed organo, poi riffone cadenzato e l'arringa di frate Cesare all'ipotetico quanto inverosimile popolo del metallo che risponde compiaciuto in coro; la tinta marcatamente ironica del Cd è subito evidente, e prosegue nel chorus latino "Sexes, Sexus, Sexus" della subentrante Venere, a fare il (parodistico?) vezzo al "Six, Six, Six" di The number of the Beast: la traccia è un imprevisto panegirico della sessualità, ma quella "santa", che sia cioè fondata sull'amore, che coinvolga l'uomo intero, non solo il "possesso genitale", che il cappuccino bolla senza troppe perifrasi: "Fornicator! Ita est! Masturbator insane!". Musicalmente è traccia stoner doom con riff mediorientali, ma frate Cesare praticamente parla più che cantare, e che non abbia feeling vocale con la musica metal appare chiaro fin da subito. Con Fiducia siamo ancora su terreni heavy-doom, e qui il predicaNtore fraseggia con un coro di ragazzi (gli auspicati metallari di cui sopra) sul senso della fede, cercando di spiegarla loro; composizione ricca di assoli, il metal che ci mette frate Cesare è tutto nel suo ormai celebre "uuaaahooooh" viscerale, che ben gli riesce in virtù del profondo ed armonico timbro della sua voce. Arriva Vita e approdiamo all'heavy/power in upbeat: la melodia vocale è dissonante rispetto alla intelaiatura ritmica, ma la song si riprende con il catchy refrain polifonico; intense le sua grida (gli "uuaahooooh"!, leitmotiv assoluto di "Misteri"), buono il lavoro solistico, ben riuscito il fraseggio finale frate Cesare-coro dei ragazzi. Soffuso tappeto minimale che prelude l'innesto delle chitarre, questa Uomo è un crescendo che sfocia in un ottimo coro, per un testo che tratta della dignità e della grandezza dell'uomo nella creazione di Dio, che è nell'umiltà ("humus, che vuol dire umile, / terra vera. / Humus che diventa terra che poi genera"). Divertente dittico in arrivo, ma non certo scevro dal forte - persino irriverente per il metal head - messaggio: la prima della due song è Bacco ("l'alcol ti inebria e poi ti frega / L'alcol ti fotte! / L'alcol è droga, è morte!"), vocione più robusto e ringhiante che mai, ritmica massiva e melodie accattivanti, finale quasi death melodico col frate che si prodiga in un lungo growl alla Novembre!; la seconda è Tabacco, heavy prima andante e poi cadenzato con un testo tragicomico. Giungiamo ad uno dei brani più interessanti e rabbiosi del platter, Dio: buia distesa dark ambient con declamato riecheggiante, il metallaro francescano di fronte ad un falso ritratto di Dio dà in escandescenze supportato dal subentrare di clavate alle pelli e chitarroni oscuri, per un ben congegnato momento che fibrilla adrenalina; la traccia tuttavia quando sembra sul punto di esplodere si rifugia nello stoner doom con interpretazione melodica claudicante (è per questo aiutato da una backing vocal), e l'aizzamento finale non soddisfa le attese dell'intro. Con la nona Amore metallico siamo al cospetto di un liscio da balera di qualche decade fa però su base heavy, e qui frate Cesare finalmente canta (su questi ritmi si trova evidentemente più a suo agio) e lo fa un po' in stile Vasco Rossi; la track poi cambia e vengono create ambiguità ironiche alla Elio E Le Storie Tese, da sottolineare di certo l'uno-due di growlati in chiusa. La penultima Maria meiestatis è semiballad, un melenso inno in latino dedicato alla Madre di Dio. I 39 minuti di "Misteri" si chiudono con la perorante title-track, conciso sunto lirico del Cd, le cui musiche ricalcano pedissequamente il doom stoner di Venere.

Che dire in conclusione? Non è semplice. Frate Cesare, oramai in arte Fratello Metallo, riversa dosaggi omerici di passionale fede in questa sua missione di amorevole testimonianza alla tribù del metal, e ciò è evidente: però più che spesso, si sa, il buon intento seppur lodevole non è sufficiente allorché ci si avventuri in campi ostici non adeguatamente conosciuti, il rischio si inciampi nel pacchiano e persino nel ridicolo è infatti dietro ad ogni angolo; e francamente di preparazione "metal" frate Cesare ne ha in quantità appena percettibile, "Misteri", ma non solo - vedi diverse uscite in varie interviste - lo testimonia, rischiando così di far implodere tutto questo suo gran lavoro di amichevole tender la mano in qualcosa che può apparire grezzamente improvvisato o, ancor peggio, preconfezionato. Tuttavia il disco nella sua assoluta ereticalità (musicale eh!) riesce, con gli ascolti, a destare simpatia grazie alla sua carica ironica, ma presuppone uno spirito ben predisposto. Sono testi dal sottile british humour con messaggi molto scomodi, che vanno a bastonare il metallaro proprio in tutto quello che il metallaro è: attaccare tanto veementemente i suoi "altari" con una musica così qualitativamente debole temo non possa generare altro che rigetto sarcastico: il vero white metal in tal senso ha sicuramente più chances di lasciare un messaggio, perché se la musica è di valore solo uno zoccolo duro fortemente ideologizzato si rifiuterà di ascoltarla a priori. Frate Cesare non possiede purtroppo le adeguate competenze di erudizione e tecnica musicale per poter confrontarsi alla pari col popolo metal, ma quello che fa - probabilmente conscio dei suoi limiti - è indice di un ingente coraggio, è uno sporcarsi le mani e ferirsi i piedi nel penetrare nell'intricata giungla di quei lontanissimi e oscuri che nessun religioso finora ha mai avuto l'ardire di avvicinare. Eppure la buona novella va annunciata a tutte le creature, l'eccezione del metallaro non mi risulta contemplata in nota al verso: frate Cesare è perciò un pioniere. Stretto tra due vividi fuochi, il metallaro ostracista e schernitore e il cattolico tradizionalista disgustato col dito puntato, ma potendo pur contare su diverse simpatie, superiori del proprio convento in primis, il voto finale di questa recensione racchiude anche (o per lo più, fate voi) la mia profonda ammirazione. 

Vaake

VOTO

72

 

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