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Da diversi anni un sessantenne dalla nivea lunga
barba si aggira, avvolto da un saio francescano, per vari concerti
metal del nord Italia. Ed è davvero un prete. Nei trascorsi Gods Of Metal è
persino salito sul
palco a salutare quelli che considera i suoi amici metallari ("io non sono qui perché sono un
prete o un frate, ma perché sono un metallaro!"), sì, amici, perché frate
Cesare Bonizzi - ex operaio e commerciante che ha risposto alla
vocazione religiosa alla soglia dei trent'anni, quando cioè intravide la
morte prestando soccorso agli alluvionati del Friuli - è riuscito nel
tempo a conquistarsi la loro simpatia, di non tutti ovviamente,
l'avversione del
metallaro oltranzista permane, ma
sorprendentemente con frate Cesare pare ridursi a partito minoritario. La
simpatia dunque si era consolidata e i tempi sembravano maturi per salire
di nuovo sul
quel palco, ma stavolta per esibirsi, dato che la missione religiosa di frate Cesare,
conosciuto anche come "frate Rock", è invero quella di essere un "predicaNtore".
Nella sua carriera ha realizzato ben 16 album che spaziano dal pop al rock,
dall'hard rock al metal. Novità assoluta che un sacerdote faccia metal.
Lui si invaghì di questo genere nel 1990, assistendo ad un
concerto dei Metallica, nel quale scoprì l'incredibile energia che
sprigiona questa musica, ma anche di come la chiesa vi fosse completamente
assente. Provò così ad inserirvisi in punta di piedi, collaborando nella
realizzazione di alcuni suoi dischi con diversi musicisti
metallari, producendo lavori curiosi, il più celebre dei quali è
"Droghe" del 2002, in pieno thrash/heavy sound,
recensito persino dalla metalwebzine italica per antonomasia,
TrueMetal.it, ricevendovi un sorprendente 70/100. Accennavamo alla sua
recentissima prestazione
al Gods Of Metal 2008: sono stati una ventina di minuti che hanno diviso
il pubblico presente, nei quali il "sacerdote che fa le corna" (col
pollice aperto però!) ha presentato brani dal nuovissimo
album, questo "Misteri", per il quale monicker viene introdotto il
goliardico ma comunque conciliante e sicuramente indovinato Fratello
Metallo, che segna una svolta ancora più metal del predicaNtore
lombardo, a partire dall'accattivante veste grafica.
Non essendo il nostro tout court un musicista metal, a
scrivere ed arrangiare i pezzi è sostanzialmente il bassista Fabio Dalè: frate
Cesare li interpreta vocalmente per tramite delle sue liriche.
Il sound che scolpisce "Misteri" risulta essere un
heavy piuttosto robusto che raramente cavalca up-tempo, ma che invece
volentieri frequenta lande sonore doom
stoner, anche ricche di mood orientaleggianti; il tutto è arricchito dai
frequenti solos dell'axeman Andrea Rossi. Volete metallo?! è
l'intro: chitarra distorta ed organo, poi riffone cadenzato e l'arringa
di frate Cesare all'ipotetico quanto inverosimile popolo del metallo che risponde
compiaciuto in coro; la tinta
marcatamente ironica del Cd è subito evidente, e prosegue nel chorus
latino "Sexes, Sexus, Sexus" della subentrante Venere, a fare il
(parodistico?) vezzo
al "Six, Six, Six" di The number of the Beast: la traccia è un
imprevisto panegirico della sessualità, ma quella "santa", che sia cioè fondata
sull'amore, che coinvolga l'uomo intero, non solo il "possesso
genitale", che il cappuccino bolla senza troppe perifrasi: "Fornicator! Ita est!
Masturbator insane!". Musicalmente è traccia stoner doom con riff
mediorientali, ma frate Cesare praticamente parla più che cantare, e
che non abbia feeling vocale con la musica metal appare chiaro fin da
subito. Con Fiducia siamo ancora su terreni heavy-doom, e
qui il predicaNtore fraseggia con
un coro di ragazzi (gli auspicati metallari di cui sopra) sul senso della fede, cercando di
spiegarla loro; composizione ricca di assoli, il metal che ci mette
frate Cesare è tutto nel suo ormai celebre "uuaaahooooh" viscerale,
che ben gli riesce in virtù del profondo ed armonico timbro della sua
voce. Arriva Vita e approdiamo
all'heavy/power in upbeat: la melodia vocale è dissonante rispetto alla intelaiatura
ritmica, ma la song si riprende con il catchy refrain polifonico;
intense le sua grida (gli "uuaahooooh"!, leitmotiv assoluto di
"Misteri"), buono il lavoro solistico, ben riuscito il fraseggio finale
frate Cesare-coro dei ragazzi. Soffuso tappeto minimale che prelude
l'innesto delle chitarre, questa Uomo è un crescendo che sfocia in un ottimo coro,
per un testo che tratta della dignità e della grandezza dell'uomo nella
creazione di Dio, che è nell'umiltà ("humus, che vuol dire umile, / terra
vera. / Humus che diventa terra che poi genera"). Divertente
dittico in
arrivo, ma non certo scevro dal forte - persino irriverente per il metal
head - messaggio: la prima della due song è Bacco ("l'alcol ti inebria e poi ti frega / L'alcol ti fotte! / L'alcol
è droga, è morte!"), vocione più robusto e ringhiante che mai, ritmica massiva e
melodie accattivanti, finale quasi death melodico col frate che si
prodiga in un lungo growl alla Novembre!; la seconda è Tabacco, heavy
prima andante e poi cadenzato con un testo tragicomico. Giungiamo ad uno
dei brani più interessanti e rabbiosi del platter, Dio:
buia distesa dark ambient con declamato riecheggiante, il metallaro
francescano di fronte ad un falso ritratto di Dio dà in
escandescenze supportato dal subentrare di clavate alle pelli e
chitarroni oscuri, per un ben congegnato momento che fibrilla
adrenalina; la traccia tuttavia quando sembra sul punto di esplodere si
rifugia nello stoner doom con interpretazione melodica claudicante (è
per questo aiutato da una backing vocal), e l'aizzamento finale non
soddisfa le attese dell'intro. Con la nona Amore metallico
siamo al cospetto di un liscio da balera di qualche decade fa però su
base heavy, e qui frate Cesare finalmente canta (su questi ritmi si
trova evidentemente più a suo agio) e lo fa un po' in stile Vasco
Rossi; la track poi cambia e vengono create ambiguità ironiche alla
Elio E Le Storie Tese, da sottolineare di certo l'uno-due di
growlati in chiusa. La penultima Maria meiestatis è
semiballad, un melenso inno in latino dedicato alla Madre di Dio. I 39
minuti di "Misteri" si chiudono con la perorante title-track,
conciso sunto lirico del Cd, le cui musiche ricalcano pedissequamente il
doom stoner di Venere.
Che dire in conclusione? Non è semplice. Frate
Cesare, oramai in arte Fratello Metallo, riversa dosaggi omerici
di passionale fede in questa sua missione di amorevole testimonianza
alla tribù del metal, e ciò è evidente: però più che spesso, si sa, il
buon intento seppur lodevole non è sufficiente allorché ci si avventuri
in campi ostici non adeguatamente conosciuti, il rischio si inciampi nel
pacchiano e persino nel ridicolo è infatti dietro ad ogni angolo; e
francamente di preparazione "metal" frate Cesare ne ha in quantità
appena percettibile, "Misteri", ma non solo - vedi diverse uscite
in varie interviste - lo testimonia, rischiando così di far implodere
tutto questo suo gran lavoro di amichevole tender la mano in qualcosa
che può apparire grezzamente improvvisato o, ancor peggio,
preconfezionato. Tuttavia il disco nella sua assoluta ereticalità
(musicale eh!) riesce, con gli ascolti, a destare simpatia grazie alla
sua carica ironica, ma presuppone uno spirito ben predisposto. Sono
testi dal sottile british humour con messaggi molto scomodi, che vanno a
bastonare il metallaro proprio in tutto quello che il metallaro è:
attaccare tanto veementemente i suoi "altari" con una musica così
qualitativamente debole temo non possa generare altro che rigetto
sarcastico: il vero white metal in tal senso ha sicuramente più chances
di lasciare un messaggio, perché se la musica è di valore solo uno
zoccolo duro fortemente ideologizzato si rifiuterà di ascoltarla a
priori. Frate Cesare non possiede purtroppo le adeguate competenze di
erudizione e tecnica musicale per poter confrontarsi alla pari col
popolo metal, ma quello che fa - probabilmente conscio dei suoi limiti -
è indice di un ingente coraggio, è uno sporcarsi le mani e ferirsi i
piedi nel penetrare nell'intricata giungla di quei lontanissimi e oscuri
che nessun religioso finora ha mai avuto l'ardire di avvicinare. Eppure
la buona novella va annunciata a tutte le creature, l'eccezione del
metallaro non mi risulta contemplata in nota al verso: frate Cesare è
perciò un pioniere. Stretto tra due vividi fuochi, il metallaro
ostracista e schernitore e il cattolico tradizionalista disgustato col
dito puntato, ma potendo pur contare su diverse simpatie, superiori del
proprio convento in primis, il voto finale di questa recensione
racchiude anche (o per lo più, fate voi) la mia profonda ammirazione.
Vaake
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