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I Frosthardr nel lento fluire della
crepuscolare staticità autunnale, a un certo punto di quei giorni
diedero una scossa all'ambiente circostante - il nostro -
annunciando che nel corso della prima metà dell'anno seguente sarebbe
finalmente uscito il debut full-length della band. L'Ep "Makteslos"
aveva convinto a tenere alto il coefficiente di attesa, ma ormai giunti al
traguardo annunciato notiamo, delusi, che il quartetto norvegese non ce
l'ha fatta neanche stavolta; ma "per dare una prova di esistenza" - come
affermano con scherzosa amarezza loro stessi - il contentino agrodolce
che ci donano è un altro
Ep, limitato a 850 copie, composto di tre brani per una durata che di
poco scavalca la soglia della decenza (i venti minuti). Cosa ci propone
la unblack band (definizione che peraltro loro, da true scandinavi,
dichiaratamente non apprezzano) dalle lande vikinghe in questo "Varg"?
Un brano scartato da "Makteslos", una cover e un solo inedito: la premessa è abbastanza sconsolante.
L'opener è la title-track, inedita, Varg,
ma proprio perchè proietta al futuro di essa parleremo alla fine. Segue
Tortured, la traccia composta ai tempi di "Makteslos"
ma non inserita nell'Ep causa l'eccessiva lunghezza. Ed effettivamente
lunga lo è non poco, siamo sugli undici minuti, piuttosto ben
strutturati anche se il rischio di trasbordare nel prolisso qui cammina
sul filo del rasoio. Il sound è quello del pluricitato Ep, quindi un
black piuttosto melodic-oriented con up-tempo e rallentamenti che
sconfinano nel doom atmosferico. Non mancano i cadenzati granitici, lo
screaming è ruggente, un tastierone che tutto avvolge compare e si
impone nel finale, portato a conclusione da distese down-tempo. La
partitura più interessante della composizione è però il centrale break
progressivo, eseguito davvero in modo notevole. Last song della release
è Thrash against sin, cover nientemeno che della
celeberrima punk band cristiana One Bad Pig: ovviamente ne viene
fuori qualcosa di assimilabile allo stile degli Impaled Nazarene.
Lo scream di Jokull è caustico, sfuriate blackpunk affiancano dei
cadenzoni tellurici aggravati da growl gutturali; il finale è delirante.
Ok, fin qui tutto gradevole ma la sensazione "odi, apprezza e passa
oltre" non faticherebbe ad imporsi, se non fosse che a destare dal
dormiveglia con un prepotente strattone intercorra la succitata
Varg. Pandemie sonore avviluppanti e febbrili sono sezionate da
arpeggi clean inquieti: poi l'intreccio ritmico, chirurgico, genera
vortici in cui ogni stacco è un'accelerazione; anche i cadenzati sono
complessi, per non parlare del clamoroso miglioramento dello screaming,
riverberato da un leggero filtraggio. Oltre a tutto ciò aggiungete che
la produzione è a dir poco spettacolare.
"Varg" di per sé è semplicemente un poco
pretenzioso lavoro di raccordo tra il vecchio e il nuovo. Il full-length
arriverà presto, e sarà tutto sullo stile del nuovo brano. A questo
punto il "tasso di attesa" di cui dicevo nel proemio, viene da sé
schizzi violentemente fuori scala.
Valerio Mei
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