|
One man band con drum machine, dalla California, il
monicker che cela le spoglie dell'eclittico quanto esuberante nonché
appassionato Jeff Hansen è al debut con un "demo", in cui le virgolette
sono d'obbligo considerata l'eccellente produzione. Quattro composizioni
per una scarsa ventina di minuti di un sound sorprendente per
visionarietà, precisione e potenza, anche se poi le muse ispiratrici
sono ben chiare, Emperor ed Arcturus su tutti, con qualche flirtata ai
Dimmu Borgir e agli unblackster VIXIVI. Tuttavia l'avantgarde dei
GeistkrieG ha una ben definita fisionomia, derivativa senz'altro ma lo
stesso intrigante e a tratti travolgente.
A mandare fin da subito su di giri il tachimetro
emozionale del metallaro astante dipendente da estremo sperimentale è l'opener
Spiral of war (Oh Lord, everything is spinning,
/ a consuming
spiral filling my eyes. / Bring me focus, drench my sword. / Let's end this
war tonight... this spiral of war), summa perfetta di quello che troveremo
percorrendo i tracciati di questo gradevolissimo disco, ossia cacofonie
minimal-industriali - qui come intro - e poi avantgarde bizzarro con stravaganze
tastierose, intersecato con tremendi assalti in Emperor-style. Lo screaming
di Jeff è
ruggente, di tanto in tanto gli si affianca e/o sostituisce un discreto
gutturale. Se questo era il pezzo emblema, quello da esposizione è tuttavia
il seguente, Awaken to trumpets (This desert poisons my flesh. These insects infest my veins.
/ Oh my
Savior, you have faded from sight. / How can I go on? I pray for the
victory you promised me. / I pray for the glory that keeps me alive): sperimentalità arcturusiane interpolate con ambient sereni,
poi guerrieri e infine drammatici, prima di proiettarsi in un vortice nero che risucchia
ogni sensazione. Pecular compulsion si distingue per un attacco
techno-industrial e per l'uso di tastiere sinfoniche, a chiudere la
regale Cobwebs are useless for clothing, celebrata più che celebrativa
nell'intro, feroce nel suo sviluppo, prepotente, con tanto di lead guitar a
tessere e un passaggio noir sempre foriero di seduzioni
atmosferiche.
Proposta esaltante quella dei GeistkrieG dunque, il
limite sta più che nella non eccessiva originalità, sopperita dalla
molta creatività, nella scarsa varietà compositiva che già emerge
sinistramente in questo quattro tracce, motivo per il quale una spia di allarme in vista di
un full-length si accende. A Jeff Hansen il compito di smentirci.
Sicuramente guarderemo ad una nuova uscita di questo progetto con placida
morbosa curiosità.
Valerio Mei
|