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GEISTKRIEG
Demo   (Ep)
avantgarde
2006 - Self
(USA)
www.myspace.com/geistkrieg

 

One man band con drum machine, dalla California, il monicker che cela le spoglie dell'eclittico quanto esuberante nonché appassionato Jeff Hansen è al debut con un "demo", in cui le virgolette sono d'obbligo considerata l'eccellente produzione. Quattro composizioni per una scarsa ventina di minuti di un sound sorprendente per visionarietà, precisione e potenza, anche se poi le muse ispiratrici sono ben chiare, Emperor ed Arcturus su tutti, con qualche flirtata ai Dimmu Borgir e agli unblackster VIXIVI. Tuttavia l'avantgarde dei GeistkrieG ha una ben definita fisionomia, derivativa senz'altro ma lo stesso intrigante e a tratti travolgente.

A mandare fin da subito su di giri il tachimetro emozionale del metallaro astante dipendente da estremo sperimentale è l'opener Spiral of war (Oh Lord, everything is spinning, / a consuming spiral filling my eyes. / Bring me focus, drench my sword. / Let's end this war tonight... this spiral of war), summa perfetta di quello che troveremo percorrendo i tracciati di questo gradevolissimo disco, ossia cacofonie minimal-industriali - qui come intro - e poi avantgarde bizzarro con stravaganze tastierose, intersecato con tremendi assalti in Emperor-style. Lo screaming di Jeff è ruggente, di tanto in tanto gli si affianca e/o sostituisce un discreto gutturale. Se questo era il pezzo emblema, quello da esposizione è tuttavia il seguente, Awaken to trumpets (This desert poisons my flesh. These insects infest my veins. / Oh my Savior, you have faded from sight. / How can I go on? I pray for the victory you promised me. / I pray for the glory that keeps me alive): sperimentalità arcturusiane interpolate con ambient sereni, poi guerrieri e infine drammatici, prima di proiettarsi in un vortice nero che risucchia ogni sensazione. Pecular compulsion si distingue per un attacco techno-industrial e per l'uso di tastiere sinfoniche, a chiudere la regale Cobwebs are useless for clothing, celebrata più che celebrativa nell'intro, feroce nel suo sviluppo, prepotente, con tanto di lead guitar a tessere e un passaggio noir sempre foriero di seduzioni atmosferiche.

Proposta esaltante quella dei GeistkrieG dunque, il limite sta più che nella non eccessiva originalità, sopperita dalla molta creatività, nella scarsa varietà compositiva che già emerge sinistramente in questo quattro tracce, motivo per il quale una spia di allarme in vista di un full-length si accende. A Jeff Hansen il compito di smentirci. Sicuramente guarderemo ad una nuova uscita di questo progetto con placida morbosa curiosità.

Valerio Mei

VOTO

84

 

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