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Di fronte ad un disco del genere si dovrebbe
fare lo sforzo di evitare di giudicarlo
ascoltando la voce del cuore - la quale personalmente qui mi spingerebbe ad
esaltati panegirici - quanto piuttosto quella della ragione, cercando
ossia di presentarlo per il suo effettivo valore musicale ed emozionale, non quello
simbolico e quindi pregiudiziale. Già,
perchè se invece volessimo inoltrarci nella sfera dei sentimenti che per whitemetal.it può avere l'icona Getsemani, allora si
entrerebbe in una spirale di mero soggettivismo delle passioni, cosa non troppo indicata
per "giudicare" - che è comunque sempre un opinare - un album. Prologo che sentivo doveroso, ma veniamo al fatto.E' sita in Brescia la mente di quella che è in assoluto la prima white
metal band italiana ma anche una delle unblack band della prima ora (anche se il
sound è effettivamente molto gothic-oriented), e di queste, la sola ed
unica - nel mondo e nella storia, s'intende - dichiaratamente cattolica. Un cult, un -
purtroppo fuori produzione e quindi impossibilitato ad esserlo - must.
Ventuno minuti e quattro tracce caratterizzano "Under The Light".
Il nostro Roby Sora scrive i testi, le musiche, esprime la propria fede
e manifesta le proprie emozioni al microfono
con uno screaming mai troppo lacerante o tagliente quanto invece
profondo, si prodiga alla
tastiera, protagonista del lavoro, ma anche alla viola, la quale non sarà
l'unico strumento classico dato che un paio di artisti ospiti apportano sonorità
di flauto e violoncello. La bravissima soprano Cinzia delizia a più
riprese, basso e chitarra sono affidati a diversi guest, la batteria è
una drum machine. La maglia nera del platter va alla produzione: non
certo cristallina, il difetto principale però è che impasta spesso la
strumentazione, rovinando un po' il tutto, anche se il suono complessivo
è tutto sommato accettabile: ovvio che una rimasterizzazione sarebbe
cosa assai gradita!
L'opener è Inside yourself, un'intro
tastieristica tipica del black sinfonico, con piano, viola e violoncello
che vanno a generare il giusto feeling sofferente e malinconico espresso
da un sussurrato che evolve in screaming, alternato con la lirica.
Breath of God si struttura su fasi black melodiche, tirate ma
soft, e altre lente gotiche armonizzate da lirica femminile, violoncello
e, inatteso, un flauto. Siamo giunti al pezzone dell'Ep, proprio la
title-track Under the light, 8:38 di black sinfonico con
riff a tratti più intensi ed un sound robusto ed articolato: tensione e
pathos, le tastiere ne sono la causa precipua; sarà la sublime lirica
femminile a toccare definitivamente le corde emozionali, ed un'ottima
lead guitar ne prosegue la melodia e lo stato semiestatico. Black più
serrato a tratti, tecnico in altri, ed un sontuoso gothic epico vanno a
chiudere questa perla. Il gran finale è affidato alla variegata
Shaken by the wind, non solo black sinfonico ma anche bei duetti
di scream e lirica, tastiere desolate, e, rivelazione della track,
passaggi folk-viking con profondo growl generati per lo più
dall'impazzare deciso del flauto: il tutto è chiuso da tastiere
sinfoniche.
La prima white band italiana dunque, ed in ciò nulla è
celato: i testi sono infatti in alcun modo ermetici, proclamando senza
perifrasi di sorta l'affannosa e buia ricerca dell'uomo che trova
risposta solo nella scoperta dell'amore di Dio, ma anche l'esaltazione
dell'abbagliante luce di Cristo (Let me show the white light / of my
deep emotions / and let me feel the warm / of His love and His world),
con il suggello fornito da un'orazione finale traboccante di passione
nel mood creatosi: "God,
let me live only for You". Ma, ahinoi, i Getsemani non possono che essere
solo ricordo: per vari motivi, dopo questo secondo Ep a seguito del
primo "Dreaming To Fly", rilasciato sempre nello stesso anno,
Roby Sora decise di porre la parola fine al progetto.
Trovarlo ora è pressochè utopico, vagheggiare un'improvvisa rinascita
quasi solo vana speranza... Molto difficilmente dunque potrete
ascoltarlo, ma amatelo platonicamente per il venerabile simbolo
crociato con cui si erge, per noi, imperioso, esemplare modello.
Valerio Mei
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