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GETSEMANI
Dreaming To Fly
 
INTERVISTA
9/6/2006
 
 

 

GETSEMANI
Under The Light   (Ep)
unblack
1999 - Light Of Sadness
(Italia)
n.d.

 

Di fronte ad un disco del genere si dovrebbe fare lo sforzo di evitare di giudicarlo ascoltando la voce del cuore - la quale personalmente qui mi spingerebbe ad esaltati panegirici - quanto piuttosto quella della ragione, cercando ossia di presentarlo per il suo effettivo valore musicale ed emozionale, non quello simbolico e quindi pregiudiziale. Già, perchè se invece volessimo inoltrarci nella sfera dei sentimenti che per whitemetal.it può avere l'icona Getsemani, allora si entrerebbe in una spirale di mero soggettivismo delle passioni, cosa non troppo indicata per "giudicare" - che è comunque sempre un opinare - un album. Prologo che sentivo doveroso, ma veniamo al fatto.E' sita in Brescia la mente di quella che è in assoluto la prima white metal band italiana ma anche una delle unblack band della prima ora (anche se il sound è effettivamente molto gothic-oriented), e di queste, la sola ed unica - nel mondo e nella storia, s'intende - dichiaratamente cattolica. Un cult, un - purtroppo fuori produzione e quindi impossibilitato ad esserlo - must. Ventuno minuti e quattro tracce caratterizzano "Under The Light". Il nostro Roby Sora scrive i testi, le musiche, esprime la propria fede e manifesta le proprie emozioni al microfono con uno screaming mai troppo lacerante o tagliente quanto invece profondo, si prodiga alla tastiera, protagonista del lavoro, ma anche alla viola, la quale non sarà l'unico strumento classico dato che un paio di artisti ospiti apportano sonorità di flauto e violoncello. La bravissima soprano Cinzia delizia a più riprese, basso e chitarra sono affidati a diversi guest, la batteria è una drum machine. La maglia nera del platter va alla produzione: non certo cristallina, il difetto principale però è che impasta spesso la strumentazione, rovinando un po' il tutto, anche se il suono complessivo è tutto sommato accettabile: ovvio che una rimasterizzazione sarebbe cosa assai gradita!

L'opener è Inside yourself, un'intro tastieristica tipica del black sinfonico, con piano, viola e violoncello che vanno a generare il giusto feeling sofferente e malinconico espresso da un sussurrato che evolve in screaming, alternato con la lirica. Breath of God si struttura su fasi black melodiche, tirate ma soft, e altre lente gotiche armonizzate da lirica femminile, violoncello e, inatteso, un flauto. Siamo giunti al pezzone dell'Ep, proprio la title-track Under the light, 8:38 di black sinfonico con riff a tratti più intensi ed un sound robusto ed articolato: tensione e pathos, le tastiere ne sono la causa precipua; sarà la sublime lirica femminile a toccare definitivamente le corde emozionali, ed un'ottima lead guitar ne prosegue la melodia e lo stato semiestatico. Black più serrato a tratti, tecnico in altri, ed un sontuoso gothic epico vanno a chiudere questa perla. Il gran finale è affidato alla variegata Shaken by the wind, non solo black sinfonico ma anche bei duetti di scream e lirica, tastiere desolate, e, rivelazione della track, passaggi folk-viking con profondo growl generati per lo più dall'impazzare deciso del flauto: il tutto è chiuso da tastiere sinfoniche.

La prima white band italiana dunque, ed in ciò nulla è celato: i testi sono infatti in alcun modo ermetici, proclamando senza perifrasi di sorta l'affannosa e buia ricerca dell'uomo che trova risposta solo nella scoperta dell'amore di Dio, ma anche l'esaltazione dell'abbagliante luce di Cristo (Let me show the white light / of my deep emotions / and let me feel the warm / of His love and His world), con il suggello fornito da un'orazione finale traboccante di passione nel mood creatosi: "God, let me live only for You". Ma, ahinoi, i Getsemani non possono che essere solo ricordo: per vari motivi, dopo questo secondo Ep a seguito del primo "Dreaming To Fly", rilasciato sempre nello stesso anno, Roby Sora decise di porre la parola fine al progetto. Trovarlo ora è pressochè utopico, vagheggiare un'improvvisa rinascita quasi solo vana speranza...  Molto difficilmente dunque potrete ascoltarlo, ma amatelo platonicamente per il venerabile simbolo crociato con cui si erge, per noi, imperioso, esemplare modello.

Valerio Mei

VOTO

77

 

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