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GLACIIAL
Glaciial   (Ep)
unblack
2006 - Gud Er Sannhet Records
(USA)
www.myspace.com/glaciial

 

Una cover minimale fino a tal punto, sottende di solito, quantomeno in ambito black metal, un sound affogato tra minimalismi, rarefazioni, spianate synth-ambient... insomma, non è certo il caos distorsivo e la doppia cassa pestata allo scuoiamento delle pelli che ci si attenderebbe, tuttavia è proprio ciò che è presente in questo debut Ep di 28 minuti del new project Glaciial. Act figlio della Gud Er Sannhet Records - ossia l'ala cristiana della E.E.E. Recordings, l'etichetta statunitense che infinito bene sta apportando alla scena unblack underground - Glaciial sorge dalla collaborazione dell'inesauribile Wavy S. (Light Shall Prevail, Wrathful Plague, Agathothodion, With Fire) con Nostaun (Wrathful Plague) e Flaskavsae (Flaskavsae), il primo compone i brani e violenta tutta la strumentazione, gli altri due si sfilacciano le corde vocali con ininterrotti profluvi di gementi scream purgatoriali.

Il sound di "Glaciial" è gelido, glaciale appunto, ma al contempo saturo, una siberiana tormenta di depressive ossessivo e furibondo, pregevole nella produzione e ricco di loop armonici ammalianti, ma anche di raw iper-tempo carichi di pathos. Introduce nelle uggiose lande acustiche di quest'opera grigio scura Frozen epitaph, il mood è subito asfissiante, alcune partiture tramortiscono persino, seguite da frenate in mid-tempo infarcite di lugubri, interminabili screamati filtrati. Ancora più tendente al nero appare essere Atheistic death, in cui si descrive la morte dell'ateo tra tormenti raw e ambientazioni tenebrose che si dilatano fino a lambire il doom; traccia meravigliosa e pregna di sensazioni, che ci accompagna ad una composizione convulsa e catartica, Digging my own grave, puro old-school da cui ascendono dagli abissi gemiti horrorifici, eppure a fine song appare, senz'altro inatteso, un intenso raggio di luce. Ma era una falsa luce, ci spiega Final thoughts (False light I), vortice plumbeo dove tutto impressiona, dalle ridondanze delle percussioni alla tastiera, dall'aplomb quasi epico all'olocausto ritmico. Il concetto della falsa speranza in tutto ciò che non sia Cristo si ribadisce con la finale Removing the mask of shadows (False light II), il cui giro portante è meno oscuro del precedente però è più adrenalinico, song questa che gioca su poche varianti compositive ma lo fa con lungimiranza. Dopo diversi minuti di sola strumentalità a chiudere questo super platter emergono dagli anfratti più remoti minacciosi ruggiti.

Francamente questo è un lavoro sorprendente, la qualità delle creature della Gud Er Sannhet Records finora non era mai arrivata a tanto, la maturazione esecutiva, ma anche di produzione, ha subito un implemento vertiginoso. E se questo non si rivelerà un episodio casuale ma il label trend...

Vaake

VOTO

84

 

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