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Una cover minimale fino a tal punto, sottende di
solito, quantomeno in ambito black metal, un sound affogato tra
minimalismi, rarefazioni, spianate synth-ambient... insomma, non è certo
il caos distorsivo e la doppia cassa pestata allo scuoiamento delle
pelli che ci si attenderebbe, tuttavia è proprio ciò che è presente in
questo debut Ep di 28 minuti del new project Glaciial. Act figlio
della Gud Er Sannhet Records - ossia l'ala cristiana della E.E.E.
Recordings, l'etichetta statunitense che infinito bene sta apportando
alla scena unblack underground - Glaciial sorge dalla
collaborazione dell'inesauribile Wavy S. (Light Shall Prevail,
Wrathful Plague, Agathothodion, With Fire) con Nostaun
(Wrathful Plague) e Flaskavsae (Flaskavsae), il primo
compone i brani e violenta tutta la strumentazione, gli altri due si
sfilacciano le corde vocali con ininterrotti profluvi di gementi scream
purgatoriali.
Il sound di "Glaciial" è gelido, glaciale
appunto, ma al contempo saturo, una siberiana tormenta di depressive
ossessivo e furibondo, pregevole nella produzione e ricco di loop
armonici ammalianti, ma anche di raw iper-tempo carichi di pathos.
Introduce nelle uggiose lande acustiche di quest'opera grigio scura
Frozen epitaph, il mood è subito asfissiante, alcune
partiture tramortiscono persino, seguite da frenate in mid-tempo
infarcite di lugubri, interminabili screamati filtrati. Ancora più
tendente al nero appare essere Atheistic death, in cui si
descrive la morte dell'ateo tra tormenti raw e ambientazioni tenebrose
che si dilatano fino a lambire il doom; traccia meravigliosa e pregna di
sensazioni, che ci accompagna ad una composizione convulsa e catartica,
Digging my own grave, puro old-school da cui ascendono
dagli abissi gemiti horrorifici, eppure a fine song appare, senz'altro
inatteso, un intenso raggio di luce. Ma era una falsa luce, ci spiega
Final thoughts (False light I), vortice plumbeo dove tutto
impressiona, dalle ridondanze delle percussioni alla tastiera,
dall'aplomb quasi epico all'olocausto ritmico. Il concetto della falsa
speranza in tutto ciò che non sia Cristo si ribadisce con la finale
Removing the mask of shadows (False light II), il cui giro
portante è meno oscuro del precedente però è più adrenalinico, song
questa che gioca su poche varianti compositive ma lo fa con
lungimiranza. Dopo diversi minuti di sola strumentalità a chiudere
questo super platter emergono dagli anfratti più remoti minacciosi
ruggiti.
Francamente questo è un lavoro sorprendente, la
qualità delle creature della Gud Er Sannhet Records finora non era mai
arrivata a tanto, la maturazione esecutiva, ma anche di produzione, ha
subito un implemento vertiginoso. E se questo non si rivelerà un
episodio casuale ma il label trend...
Vaake
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