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Sei anni sono occorsi al sestetto peruviano, ma il
loro primo frutto è prelibato, un intero full-length che si regge su una
apprezzabile produzione (vista anche la logistica planetaria dell'act)
ma soprattutto su un sound decisamente originale nella sua miscela: gli
Gnoma - il significato dell'aspro monicker mi è ignoto -
assemblano death progressivo, black e dark minimale, e da questa materia
già adeguatamente lavorata plasmano forme particolari, armoniche e
concettualmente compatte. Mai si cavalcano velocità eccessive,
all'interno di una buona esecuzione corale oltre a interessanti passaggi
tecnicistici, a farla da padrone sono le penetranti atmosfere notturne
con le loro fosche, intimistiche, emozionalità.
Ombrate melodie si intessono all'interno del
blackened death della opening track Sentencia final: il
cantato è di livello sia in growl che scream, il passaggio minimale
orientaleggiante con vociare aramaico sovrastato da un predicato in
spagnolo - che poi lascia il proscenio a evoluzioni sinfoniche - già
fanno innamorare di questo disco. A suggellare la bella traccia il
violento finale con riffing stoppato e scream. Sakrificio
esordisce con tastiere eteree e quasi psichedeliche, ma purtroppo il
clean è scarsino (qui come poi: neo che fa perdere punti di valutazione
a tutto "Muerte Sepultada"), anche se la progressività black
oriented con crescente incremento di pathos ridesta ogni scemata
attenzione. Riff puliti ammalianti, assolone centrale e marcata
progressività, sono le novità sostanziali di Kruel desolación,
mentre minimalità avantgarde, filtrati straziati e ritmiche stranamente
asfissianti quelle della notevole Jeshua, song di lode al
Re dei re, in cui magistrale è il lungo assolo su cui subentra a
chiudere un esteso growl. Sul medesimo trade-mark si assesta l'entrante
Sendas de gloria, in cui tutto si fa ancora più
appassionante e dove si sviluppa in complessità un songwriting a
parecchie stelle. Randellate ritmiche e proclami di monito sul "falso
Profeta", poi extreme progressivo con mood noir-post-metal, danno
fisionomia propria a Muerte al gusano; la lunga Zoe è
un'intensa summa di quanto finora gustato, che aggiunge nel calderone i
down tempo e implementa decisa le partiture di post-metal. A chiudere è
piazzato il brano Guerra, dal death al melodic black
passando per l'avantgarde arcturussiano e il doom pomposo e solenne,
l'apice della composizione è nello struggente piano tra l'evocazione
corale di una song degna chiusura di un sorprendente album.
Ci sono diverse imperfezioni in questo disco, nella
produzione (settaggio e registrazione), ma anche qualcosa
nell'esecuzione che fosse stata più pulita avrebbe fatto lievitare il
giudizio di un lavoro che ci presenta una new entry davvero graditissima
nel sempre più folto e qualitativo panorama del metallo cristiano
estremo. Le luci comunque sovrastano le ombre, Cd che merita adeguata
attenzione.
Valerio Mei
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