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GNOMA
Muerte Sepultada
death
2007 - Levi Records
(Perù)
www.myspace.com/gnomadeath

 

Sei anni sono occorsi al sestetto peruviano, ma il loro primo frutto è prelibato, un intero full-length che si regge su una apprezzabile produzione (vista anche la logistica planetaria dell'act) ma soprattutto su un sound decisamente originale nella sua miscela: gli Gnoma - il significato dell'aspro monicker mi è ignoto - assemblano death progressivo, black e dark minimale, e da questa materia già adeguatamente lavorata plasmano forme particolari, armoniche e concettualmente compatte. Mai si cavalcano velocità eccessive, all'interno di una buona esecuzione corale oltre a interessanti passaggi tecnicistici, a farla da padrone sono le penetranti atmosfere notturne con le loro fosche, intimistiche, emozionalità.

Ombrate melodie si intessono all'interno del blackened death della opening track Sentencia final: il cantato è di livello sia in growl che scream, il passaggio minimale orientaleggiante con vociare aramaico sovrastato da un predicato in spagnolo - che poi lascia il proscenio a evoluzioni sinfoniche - già fanno innamorare di questo disco. A suggellare la bella traccia il violento finale con riffing stoppato e scream. Sakrificio esordisce con tastiere eteree e quasi psichedeliche, ma purtroppo il clean è scarsino (qui come poi: neo che fa perdere punti di valutazione a tutto "Muerte Sepultada"), anche se la progressività black oriented con crescente incremento di pathos ridesta ogni scemata attenzione. Riff puliti ammalianti, assolone centrale e marcata progressività, sono le novità sostanziali di Kruel desolación, mentre minimalità avantgarde, filtrati straziati e ritmiche stranamente asfissianti quelle della notevole Jeshua, song di lode al Re dei re, in cui magistrale è il lungo assolo su cui subentra a chiudere un esteso growl. Sul medesimo trade-mark si assesta l'entrante Sendas de gloria, in cui tutto si fa ancora più appassionante e dove si sviluppa in complessità un songwriting a parecchie stelle. Randellate ritmiche e proclami di monito sul "falso Profeta", poi extreme progressivo con mood noir-post-metal, danno fisionomia propria a Muerte al gusano; la lunga Zoe è un'intensa summa di quanto finora gustato, che aggiunge nel calderone i down tempo e implementa decisa le partiture di post-metal. A chiudere è piazzato il brano Guerra, dal death al melodic black passando per l'avantgarde arcturussiano e il doom pomposo e solenne, l'apice della composizione è nello struggente piano tra l'evocazione corale di una song degna chiusura di un sorprendente album.

Ci sono diverse imperfezioni in questo disco, nella produzione (settaggio e registrazione), ma anche qualcosa nell'esecuzione che fosse stata più pulita avrebbe fatto lievitare il giudizio di un lavoro che ci presenta una new entry davvero graditissima nel sempre più folto e qualitativo panorama del metallo cristiano estremo. Le luci comunque sovrastano le ombre, Cd che merita adeguata attenzione.

Valerio Mei

VOTO

83

 

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