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Prima ed unica release per Adam Cruz e Corey Lasley, i due ragazzi
statunitensi che hanno messo in piedi il progetto Goredeath
realizzando un disco senza dubbio interessante anche se molto
penalizzato da una mediocre produzione, causa di una
importante perdita di potenza e pesantezza sonora il che per un disco death non è certo cosa da poco. Abbiamo appena detto death, ma non è
necessariamente generalizzabile a questa ampia accezione il loro sound che definirei
per velocità e minor tecnica compositiva forse più vicino a un non troppo
possente ed elaborato grind, o meglio ancora all'horror gore dato l'utilizzo grafico e lirico di soggetti e aspetti
disgustosi e crudi - vedi principalmente il testo di Drowned in vomit (Vomitorium)
- accompagnato da inserti horrorifici, in un paio
di passaggi ripresi da film quali "Children of the corn"
nella finale Cast into darkness - Damned to flames, e l'inizio
di
Souls hacked to shreds che invece mutua da "Stigmata".
Date queste premesse si intuisce come lyrics esprimano un
Cristianesimo a tinte decisamente forti e fosche, riportate sul booklet con
gli usuali riferimenti biblici.Il death tirato e deciso con growl
e scream (un clichè del genere), poi chitarristico, cessa al
sopraggiungere di un tuono: di lì un lungo ruggito, urla lontane e
totale oscurità; è Cast into darkness - The Burning.
Rallentamenti ed accelerazioni caratterizzano la successiva
God damned Lucifer in cui assolutamente imprevedibile è la
presenza di una voce femminile che torna diverse volte all'interno
del brano. Proclami, urla (il passaggio preso preso da "Stigmata"),
altro ruggito e un'esplosione grindcore molto veloce - ma mai troppo
pesante per i difetti di produzione di cui si diceva sopra - rendono
molto interessante
Souls hacked to shreds dove fa la sua inquietante
comparsa un altro clichè gore metal, la motosega! Goreified
è varia nel songwriting e giocata attorno a frequenti cambi di
velocità, molto ben eseguita, è chiusa da un delirio vocale.
Giungiamo alla quinta traccia, la migliore del lotto a mio avviso,
Pathetic sin, lunga 5:40, aperta e chiusa da sinistri
suoni di sintetizzatore, è un deciso death in cui si alternano e
duettano pulite voci maschile e femminile, a cui subentrano un growl
molto distorto che è a sua volta accompagnato dallo screaming. Furiosa è l'apertura di Annihilation of the false realm,
il cui death è elaborato, mentre in Drowned in Vomit (Vomitorium)
momenti di oscurità inquietano ancor più che i tiratissimi
blastbeats per quella che è la traccia più puro gore dell'album,
chiusa da un lungo growling. Deception of the raven è
l'altro gioiellino di "Cast Into Darkness":
rispetto al resto della track-list è maggiormente chitarristica ed articolata
compositivamente, ma si fa apprezzare anche perchè qui riesce,
nonostante tutto, ad essere possente; è tra l'altro chiusa da alcuni
secondi doom.
Chant the lullaby of death as the fetus is disposed:
una porta si apre cigolando sinistramente ed ecco giungerci alle
orecchie inquietanti voci e frustate che non hanno seguito perchè la
porta si chiude nuovamente senza che si possa realizzare cosa stia
realmente succedendo. La tenebra imperversa però ineluttabile
così riff bui sorgono accanto a folate di vento e un ambient da
brividi enfatizzato dal cantato femminile. Sono passati ben sette
minuti di tensione, ma non crediate sia stato questo il momento più
horrorifico dell'album! No no, l'horror music da incubo esplode in
tutta la sua infernalità nell'ultima Cast in to Darkness -
Damned to flames, in cui un temporale produce un fulmine che
appicca il fuoco per ardere le anime dannate, tra urla e ruggiti di
demoni. La traccia è ispirata dal film "Children of the corn", come
dichiarano nel libretto Adam e Corey, a cui va dato il merito di
aver prodotto un lavoro che spesso riesce a colpire nel segno.
Valerio Mei |