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GRØDE
Den Tredje Høst
gothic
2001 - Dezibel Records
(Norvegia)
www.myspace.com/groede

 

Le emozioni non hanno confini e in questi 52 minuti riescono a trovare diversi varchi per colpire a fondo. Poco importa che tutti i dodici brani che vanno a comporre l’album siano scritti in norvegese, le note di "Den Tredje Høst" rimangono scolpite lasciando una traccia che non andrà via tanto facilmente. Sto esagerando?, deciderete voi quando quest’album vi capiterà tra le mani, tuttavia dopo molti ascolti rimango ancora della stessa opinione. Si sa purtroppo pochissimo dei Grøde, quintetto formatosi nel 1996 che ha all’attivo, oltre all’album in questione, un demo intitolato "November"; il gruppo è comunque più che vivo: oltre a prendere parte a diversi concerti sta anche lavorando a dei brani che andranno a comporre, spero in un futuro non troppo lontano, il nuovo Cd.

Ci addentriamo in questo disco in balìa dei suoni ancestrali profusi da Fire himmelretninger del I, cui segue Preludium, brano delicato ed irruento allo stesso tempo in cui spicca fin dal primo momento la calda ed avvolgente voce di Mikael. Si arriva subito ad uno dei migliori pezzi dell’intero lavoro, Nedtegnet fra ensom virkelighet di evidente memoria opethiana sulla cui serrata tessitura ritmica si snodano dei penetranti assoli, e in cui non mancano svariati cambi di tempo. Il disco continua sulle stesse lande cariche di malinconia e di profondità espressiva con Frø, song riflessiva dal mood decadente costruito quasi interamente su voce-chitarra, e con Pilgrim, aperta da un assolo che rapisce quasi annichilendo i nostri sensi. Si presenta meno down tempo delle altre Den som lever, in cui la lead guitar tesse delle trascinanti ma contemporaneamente riflessive ritmiche. Menneske, dal taglio più aggressivo, rappresenta una decisiva virata rispetto ai brani precedenti: qui grande è la prova vocale che segue alla perfezione l’incedere del brano costruito in crescendo. Da sottolineare ancora la trascinante Skyggenes fall che alterna momenti di introspezione a ritmiche più incalzanti grazie soprattutto al lavoro svolto alle sei corde, e Vintervei, tremendamente evocativa, intensa e serrata. A chiudere il cerchio la strumentale Fire himmelretninger del II che ripropone in lontananza gli stessi suoni che hanno aperto le porte di questo disco.

Spero che questi Grøde non siano stati una meteora nell’affollato panorama del metal cristiano, sarebbe un vero peccato non poterne ascoltare un secondo capitolo. Personalmente non vedo l’ora di risentirne parlare e gustarmi di nuovo quel che sono in grado di tirare fuori questi ragazzi: un disco intenso, una fiamma di candela che guida nel buio.

Ilaria Ricci

VOTO

83

 

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