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GRAMMATRAIN
Flying
alternative
1997 - Forefront Records
(USA)
www.myspace.com/grammatrain

 

Recentemente i Grammatrain, capostipiti dell’alternative/post-grunge white, sono tornati al lavoro: dopo due album ("Lonely House" e "Flying") e un live uscito nel ’99, i nostri tornano in studio per registrare un nuovo album, dopo più di dieci anni. I Grammatrain sono stati uno di quei gruppi che mi portarono sempre più vicino al completo apprezzamento del metal, uno di quei gruppi abbastanza pesanti da competere con gli altri gruppi white metal, ma anche abbastanza leggeri da creare una sorta di transizione da musica leggera a pesante. "Flying" fu il mio primo approccio a questo fantastico gruppo: mi ricordo che questo disco mi fu dato da un grande amico, e dopo un solo ascolto, diventò parte integrante della mia playlist.

Dalle prime note della opener Jonah, l’ascoltatore viene calorosamente accolto nel sound dei nostri: basso distorto, chitarre sporche e le bellissime vocals di Pete Stewart. L’opener è davvero un pezzone che non stancherà l’ascoltatore, anche dopo molteplici ascolti, spianando ottimamente la strada per il resto dell’album. La seguente è Less of me, davvero bella e catchy, però non paragonabile alla precedente. Segue la title-track Flying, che rallenta un po’ l’andatura dell’album con il suo tempo, ma che incanta l’ascoltatore con ottime melodie e un bell’arrangiamento; le lyrics raccontano di un sogno metaforico che il vocalist ha avuto, nel quale un neonato era attaccato da un serpente, per poi venire salvato da un uccello, costando la vita allo stesso. Un messaggio semplice, ma concreto! Rocketship, il pezzo seguente, cambia nuovamente l’andatura dell’album, essendone il più frenetico, mentre Peace è la ballad, carina ma nulla di impressionante. Stupenda invece è Pain, che presenta degli arrangiamenti davvero particolari e un ottimo lavoro da parte del bassista Dalton Roraback. Segue Sell your soul, che è pezzo davvero particolare, nonché uno dei miei preferiti del platter. Con Fuse, invece, il gruppo ci presenta la traccia più pesante del platter, con versi ipnotici e un ritornello da puro headbanging. Si passa ora a quello che secondo me è il pezzo forte dell’album, e forse anche il brano migliore mai realizzato dal gruppo: Spiderweb, che pur non essendo una meraviglia musicale è song ascolto a ripetizione senza mai annoiarmi. L’album chiude in maniera molto coerente agli anni novanta, con due ballad: Found in You, e For me, entrambi brani ottimi e differenti.

Anche se in anni recenti il vocalist e founder del gruppo Pete Stewart ha dichiarato di non considerarsi più un cristiano, i Grammatrain rimangono delle leggende nel mondo dell’alternative white. E’ un vero peccato che ci sia una buona possibilità che il prossimo lavoro dei nostri non sia considerabile white. Per ora ci teniamo a cuore questo ottimo lavoro da parte di un ottimo gruppo, pregando che i prossimi dischi dei nostri siano qui recensibili.

Christopher Warman

VOTO

86

 

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