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INTERVISTA
26/6/2008
 
 

 

GRAVE DECLARATION
The Nightshift Worshiper   (Ep)
unblack
2008 - Momentum Scandinavia
(Norvegia)
www.myspace.com/gravedeclaration

 

La label norvegese Momentum Scandinavia forgia di rado, ma quando ci si mette dai suoi opifici fuoriescono sempre lavori di gran qualità, quanto a produzione ed artwork sì, ma non mettendo di certo in secondo piano la musica. Diverse delle sue nove release sono Ep ("meglio la qualità della quantità", anche qui!, un riecheggiante imperativo categorico), e la nuova non fa eccezione: quattro tracce per 25 minuti con un monicker al debut, i Grave Declaration. In realtà siamo al cospetto di un progetto solista, il cui virtuoso eclettico demiurgo Thor Georg Buer si occupa perfettamente di tutto, compresa la (eccellente) programmazione della drum machine, ma eccetto le clean vocals e qualche solos, che abdica alla partecipazione di un paio di guest artist.

Il sound di questo sorprendente "The Nightshift Worshiper" è pomposo black sinfonico orpellato da seducente epicità, la scrittura è tecnica e incisiva, perfettamente espressa in un'esecuzione senza macchia, il tutto come da manuale. Ecco, forse l'appunto che si può portare al Cd è l'essere fin troppo manieristico: Thor Georg ci mette indubbiamente del suo, ma è pur vero che questo disco è una continua citazione quasi accademica di quanto tra il meglio il black (Dimmu Borgir, Dissection, Emperor) e l'unblack (Crimson Moonlight, ultimi Antestor) tastierosi scandinavi abbiano prodotto. L'opening song Your beauty embraced è una eccezionale composizione in Dimmu style ma con l'infarcitura di partiture che rimandano chiaramente a "The Covenant Progress" e "The Forsaken"; quasi otto minuti di sfolgorante talento, confermati immediatamente da To my redeemer, aperta da un intro industriale per poi riassestarsi su coordinate barocche in cui trovano spazio anche clean vocal e suggestive epicità in pompa magna, come pure ansiogene doppie casse e un lavoro solistico di indubbia classe. Molto simile concettualmente è la successiva Lamentation, rispetto alla quale svolta con ampia gradazione la emperoriana The great exaltation of the most sovereign God, piano drammatico su uggioso tappeto tastieristico, e poi adrenalinici assalti a triturare l'etere, prima del mid-tempo epico con parlato e vociare in backing; il piano chiude il cerchio che aveva aperto.

"I believe that when the church uses music as a tool for worshiping God, it’s a much more powerful tool when you can associate to the music. When it comes to the lyrics, I’ve gone in some of the same direction as David does with the psalms in the bible. In a lot of the psalms, he describes his circumstances, how bad everything is, how he feels like he’s dying, or people want him killed, but through it all, God is still worthy of praise, and in God, he finds hope and comfort". Un progetto che è una missione, la speranza è che i Grave Declaration mantengano nel futuro lo zelo, e trovino una maggiore identità stilistica. Per il momento tuttavia ci godiamo questa perla.

Vaake

VOTO

87

 

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