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GRAVE FORSAKEN
This Day Forth
 
GRAVE FORSAKEN
Fight To The Death
 
 

 

GRAVE FORSAKEN
Destined For Ascension
thrash
2008 - Rowe Productions
(Australia)
www.myspace.com/graveforsaken

 

Eccoci al secondo full-length "Destined For Ascension" degli australiani Grave Forsaken, band thrash metal che vanta nella sua line-up un autorevole ex-membro (il batterista Dave Kilgallon) dei Mortification di Steve Rowe. Partiamo subito con l’analisi dell’album, ed entriamo nel mondo dei Grave Forsaken con la prima traccia Warriors of light: un organo da chiesa ci introduce al vorace martellare tipico del thrash metal che va ad accompagnare il solista dalla voce abbastanza pulita; il ritmo è veloce ma il sound fa fatica a decollare appiattendo l’intensità della song e sottraendole quella adrenalina che ogni buon thrasher si aspetterebbe di provare. E’ il turno di Perish the thought, le chitarre ubbidienti seguono il solista, emergendo solo per un breve tempo, abbandonano ben presto l’idea di supremazia che invece si vorrebbe fosse loro attribuita, restando ahimè in secondo piano, relegate a puro accompagnamento.

Parte la terza Eternal destiny, un po’ sottotono devo dire, leggeri riff di chitarra lasciano spazio ad una voce ruvida mentre un accompagnamento piatto fa da base ad apprezzabili assoli di chitarra che vanno a terminare questa breve song. Dal titolo abbastanza singolare, fa la sua entrata Celebrity judge and the sinners Part II con un mid-tempo poco comune per una thrash song: rinuncia ai toni aggressivi per scorrere leggera e strimpellare candidi assoli costellati di growl poco convincenti. Non si alza in livello qualitativo della band, anzi la monotonia regna sovrana, con una piattezza inesorabile cadiamo nel torpore di Punishment, qualcosa di inascoltabile per noi cuori ardenti, non saprei descrivervi la progressione strutturale della song perché è talmente esigua e di poco conto che usare la parola "banalità" non servirebbe a nulla. Annientati nello spirito andiamo a percorrere la tristemente piatta Horror and sadness: dal titolo ci si aspetterebbe un uragano di rancore e chitarre ardenti, ma non è esattamente quello che giunge ai nostri orecchi...ritmi sonnacchiosi, sembra quasi una filastrocca che scorre in un accompagnamento ambiguo, reso ancor più insipido dal cantante che sembra dimenticare la parola "grinta". Scusate se sorrido ma la voce che mi si para davanti con Destined for ascension sembra quasi quella del cantante dei Limp Bizkit; non sottolineerò mai abbastanza l’abuso di accompagnamenti piatti, tanto valeva munire la nostra band di un solo chitarrista, a che serve una seconda chitarra solista se non viene usata? La palla passa a No eye has seen con un sound riciclato dalla prima song che dimostra la poca creatività compositiva della band; la fiacca regna sovrana, assoli paranoici riescono nell’impresa d’inondare la testa dell’ascoltatore di depressione anziché d’adrenalina incandescente. Mettetevi pure i vostri pigiami perché arriva Blood on the scales, un’ipnotica filastrocca di sei minuti riecheggia nel nostro cervello, cercando di farci cadere nelle braccia di Morfeo; è davvero il massimo (o il minimo, come preferite voi) per un band thrash metal, un growl eseguito sottovoce fraseggia teneramente con un’orchestrina jazz...o blues?, qualcosa insomma che non ha nulla a che fare col metal. The road of Damascus è l'inglorioso epilogo di questo album: dosi massicce di melodrammi simil-metal, tentano disperatamente di alzare l’ascia da guerra, perdendo invece le forze fin dai primi sforzi, limitandosi ad un vergognoso naufragare di banalità musicali e cantilene ripetute all’infinito.

Avrete notato il mio tono disgustato, se avessi scritto diversamente sarei stato un bugiardo: la verità è invece che i nostri Grave Forsaken si sono persi per strada il concetto di metal, riescono a malapena a produrre qualcosa di accattivante, il cantante non ci mette verve, è fiacco proprio come gli strumenti che lo accompagnano. Album assolutamente deludente e da evitare.

Fabio Manna

VOTO

55

 

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