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Eccoci al secondo full-length "Destined
For Ascension" degli australiani Grave Forsaken, band thrash
metal che vanta nella sua line-up un autorevole ex-membro (il batterista
Dave Kilgallon) dei Mortification di Steve Rowe. Partiamo subito
con l’analisi dell’album, ed entriamo nel mondo dei Grave Forsaken
con la prima traccia Warriors of light: un organo da
chiesa ci introduce al vorace martellare tipico del thrash metal che va
ad accompagnare il solista dalla voce abbastanza pulita; il ritmo è
veloce ma il sound fa fatica a decollare appiattendo l’intensità della
song e sottraendole quella adrenalina che ogni buon thrasher si
aspetterebbe di provare. E’ il turno di Perish the thought,
le chitarre ubbidienti seguono il solista, emergendo solo per un breve
tempo, abbandonano ben presto l’idea di supremazia che invece si
vorrebbe fosse loro attribuita, restando ahimè in secondo piano,
relegate a puro accompagnamento.
Parte la terza Eternal destiny,
un po’ sottotono devo dire, leggeri riff di chitarra lasciano spazio ad
una voce ruvida mentre un accompagnamento piatto fa da base ad
apprezzabili assoli di chitarra che vanno a terminare questa breve song.
Dal titolo abbastanza singolare, fa la sua entrata Celebrity judge
and the sinners Part II con un mid-tempo poco comune per una
thrash song: rinuncia ai toni aggressivi per scorrere leggera e
strimpellare candidi assoli costellati di growl poco convincenti. Non si
alza in livello qualitativo della band, anzi la monotonia regna sovrana,
con una piattezza inesorabile cadiamo nel torpore di Punishment,
qualcosa di inascoltabile per noi cuori ardenti, non saprei descrivervi
la progressione strutturale della song perché è talmente esigua e di
poco conto che usare la parola "banalità" non servirebbe a nulla.
Annientati nello spirito andiamo a percorrere la tristemente piatta
Horror and sadness: dal titolo ci si aspetterebbe un uragano
di rancore e chitarre ardenti, ma non è esattamente quello che giunge ai
nostri orecchi...ritmi sonnacchiosi, sembra quasi una filastrocca che
scorre in un accompagnamento ambiguo, reso ancor più insipido dal
cantante che sembra dimenticare la parola "grinta". Scusate se sorrido
ma la voce che mi si para davanti con Destined for ascension
sembra quasi quella del cantante dei Limp Bizkit; non
sottolineerò mai abbastanza l’abuso di accompagnamenti piatti, tanto
valeva munire la nostra band di un solo chitarrista, a che serve una
seconda chitarra solista se non viene usata? La palla passa a No
eye has seen con un sound riciclato dalla prima song che
dimostra la poca creatività compositiva della band; la fiacca regna
sovrana, assoli paranoici riescono nell’impresa d’inondare la testa
dell’ascoltatore di depressione anziché d’adrenalina incandescente.
Mettetevi pure i vostri pigiami perché arriva Blood on the scales,
un’ipnotica filastrocca di sei minuti riecheggia nel nostro cervello,
cercando di farci cadere nelle braccia di Morfeo; è davvero il massimo
(o il minimo, come preferite voi) per un band thrash metal, un growl
eseguito sottovoce fraseggia teneramente con un’orchestrina jazz...o
blues?, qualcosa insomma che non ha nulla a che fare col metal.
The road of Damascus è l'inglorioso epilogo di questo album:
dosi massicce di melodrammi simil-metal, tentano disperatamente di
alzare l’ascia da guerra, perdendo invece le forze fin dai primi sforzi,
limitandosi ad un vergognoso naufragare di banalità musicali e cantilene
ripetute all’infinito.
Avrete notato il mio tono
disgustato, se avessi scritto diversamente sarei stato un bugiardo: la
verità è invece che i nostri Grave Forsaken si sono persi per
strada il concetto di metal, riescono a malapena a produrre qualcosa di
accattivante, il cantante non ci mette verve, è fiacco proprio come gli
strumenti che lo accompagnano. Album assolutamente deludente e da
evitare.
Fabio Manna |