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I prolifici Grave Forsaken sfoderano il
quarto full length in studio, mantenendo invariata la media di un disco
l'anno. Formatisi difatti nel 2004 si sono prodigati instancabilmente a
crearsi un pubblico tra Ep vari, album completi, e persino un disco live
di un paio di anni fa; gli esordi non sembravano promettere bene, ma
"Fight To The Death" riscatta quella che forse è una band in fase di
maturazione, un disco diretto che trasuda rabbia e grinta da tutti i
pori e la complicità di un sound più curato gioca un ruolo fondamentale
nell'ascolto dei suoi dieci brani. Parliamo di un thrash metal iniettato
di un'aggressività death alla "Raining Blood" appunto grazie a un
cantato simil-Araya, appoggiato talvolta da ritmiche più bay-area, cosa
che pare stia tornando molto viste le new-bands quali i brasiliani
Violator o gli inglesi Evile. Che sia l'espressione del
thrash metal moderno? Probabile.
Rimarrete sicuramente soddisfatti dal devastante
attacco di Mutilator, pezzo forte del disco, oppure dalla
titletrack, Light in the shadows e War is hell
(la cui intro ricorda quella di Merciless death dei
Dark Angel), la parola d'ordine per questi brani è GUERRA!, una
continua mitragliata di riff taglienti come rasoi che fa da tappeto
all'infuriato frontman Vaughan Gregory (a volte si sente anche
l'influenza del connazionale Steve Rowe); niente di nuovo s'intenda, ma
in ogni caso il tutto è fatto abbastanza bene: Non si può dire lo stesso
del chitarrista Elias Salmela sulle soliste, il suo carente bagaglio
tecnico è stato diverse volte rimpiazzato dagli special guests Daniel
Holmes, Luke Gallagher e Brock Smith, e confrontando le parti non si può
non udire la differenza. Ciò che probabilmente non vi soddisferà è anche
la monotonia del songwriting che ahimè, è un po' la dannazione di chi
suona questi generi più estremi, diverse cose sembrano messe in più e a
un ascolto superficiale sorge in mente il classico pensiero "in questo
disco un pezzo vale l'altro...", eccezion fatta per Call me a
dreamer, curioso esperimento pseudo-ballad, dove Gregory duetta
in clean con la delicata vocalist Chloe Sprankling, sembra quasi un
pezzo preso da un altro disco, ma in ogni caso è interessante il
connubio di un brano così mielato intriso di un'anima thrash.
La band è sicuramente migliorata su molti aspetti, innegabile il fatto
che di strada da fare ancora ce n'è, e sicuramente dai prossimi lavori
ci aspettiamo pezzi un po' più vari al suo interno, nonché un
miglioramento tecnico sugli assoli, cosa fondamentale per quello che
riguarda questo genere. In ogni caso "Fight To The Death" si fa
ascoltare abbastanza bene, mettetelo su se volete sfogarvi un po' perché
sicuramente ne vale la pena, e nel contempo leggetevi pure i testi che
descrivono un po' la situazione apocalittica del mondo moderno nel
disperato bisogno di una conversione al cristianesimo, il tutto visto in
uno scenario post-guerra (tipico del genere); testi efficaci come la
copertina, che fa guadagnare sicuramente punti al lavoro. Per il resto
auguriamo alla band di poter proseguire la maturazione musicale
proponendoci un domani lavori più sostanziosi e definiti, o se non altro
più elaborati tecnicamente.
Francesco Romeggini
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