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GRAVE ROBBER
Inner Sanctum
 
 

 

GRAVE ROBBER
Be Afraid
hard rock
2008 - Retroactive Records
(USA)
www.myspace.com/graverobberpunk

 

Prendete un po’ di sano horror punk in stile Misfits, un po’ di hard rock alla Alice Cooper, dei costumi più mostruosi di quelli dei Lordi, atmosfere cupe in stile Black Sabbath, e ottenete i Grave Robber, l’ennesima proposta della Retroactive Records, che li affianca agli altri monicker di metal classico. Una band molto singolare, da come avrete sicuramente capito, singolare anche per la scelta dei nomi d’arte che i componenti si sono dati: Wretched (infelice) ai microfoni, Lamentor alle chitarre, Carcass al basso e infine Plague alla batteria. Nonostante questo modo di presentarsi ironico e scherzoso, i contenuti di "Be Afraid" sono molto profondi, con lyrics di una cristianità esplicita, solitamente da scovare appena dietro le metafore horror. Da evidenziare ci sono quelle di Reanimator: "Spent three days in the bowls of hell / Reanimator rise! / Snatched the keys from the devil himself / Reanimator rise! / Rolled the stone and conquered the grave / Reanimator rise! / Demons tremble at His name / Reanimator rise!", come anche quelle di Screams of the voiceless, una forte dichiarazione anti-aborto: "You don’t have a voice / But mommy has a choice / To let you live or die / Baby, baby, don’t you cry / It’s murder in the first degree / But she’ll walk away free / Her nightmare’s lingering / About an angel with a broken wing".

Dal punto di vista del sound, affianco a divertenti brani punk da pogo selvaggio, si segnalano la già sopraccitata Screams of the voiceless, Rigor mortis e la strumentale Golgotha caratterizzate da mood molto cupi alla Black Sabbath. Da sottolineare ancora Buried alive, una canzone a cavallo tra il punk hardcore e il thrash, e infine l’hard rock con influenze blues di Army of the dead.

Concludendo, non è tutto metal al cento per cento, sebbene siano innegabili le influenze, ma resta un bell'album, soprattutto divertente da ascoltare per la musica proposta e per la personalità della band, capace di trattare argomenti profondi con una sottile ironia che comunque non è mai fuori luogo.

Daniele Fuligno

VOTO

77

 

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