|
I Gretchen tornano sul mercato
col loro secondo full-length intitolato "In The Mean Time"
uscito nel 2004. Il trio è formato da Mia Richards alla voce ed al
basso, Dave Richards alla chitarra e Stephen Robinson alla batteria.
Il nome Gretchen significa letteralmente "perla" ma il
termine riveste per i membri del gruppo uno stretto legame con la
loro fede e con le loro influenze ideologiche, nome più che mai
adatto per esprimere il viaggio di ricerca spirituale. La loro musica è un ibrido di generi
differenti. Li abbiamo effettivamente etichettati come heavy, ma il
loro è comunque un sound particolare che scappa da ogni predefinita
categorizzazione oscillando così tra melodic heavy (molto ma molto
melodic) e happy-gothic (l’appellativo, alquanto bizzarro e quasi
contraddittorio nel senso, se lo sono attribuiti loro stessi) aperto
poi a delle sonorità più moderne, influenze nu-metal che di certo
faranno storcere il naso agli amanti del puro metal, ostile a
qualsiasi tipo di contaminazione. Il loro suono è piuttosto potente,
sono infatti presenti pesanti riff heavy, chitarre distorte, buoni
assoli: il tutto però è addolcito da melodie molto catchy, da dei
refrain così accattivanti che non potranno non entrarvi in circolo e
dalla voce di Mia che anche nei momenti in cui è più energica ed
aggressiva non può nascondere la sua dolcezza.
L’album è composto da 11 tracce per
soli 34 minuti. A dirla tutta veramente troppo pochi considerando
una durata media per traccia di soli 3 minuti. Sarebbe stato
comunque bene se la breve durata fosse stata sopperita da
originalità e varietà nel songwriting; ma invece la composizione
delle tracce risulta essere molto semplice ed accademica: si segue
infatti uno stesso schema, ripetuto per 11 volte, senza sapere o
volere uscire fuori da questi limiti. C’è comunque da dire che senza
alcun dubbio nella loro semplicità i brani risultano essere un
perfetto mix di energia pura e adrenalinica, alternato a momenti più
lenti e malinconici. Nel complesso il lavoro è comunque da
apprezzare anche se dà inizialmente una sensazione di già sentito ed i brani scivolano via senza lasciare grandi tracce. Nei successivi ascolti
però diventa più facile
trovare nuovi elementi da evidenziare, degni di nota. Le tracce si
susseguono velocemente donando energia ed emozioni allo stesso
tempo. Apre l’album Fading, dal ritmo trascinante,
seguita da Breathe introdotta da pesanti riff che
sfociano poi in melodie più dolci, intervallate da un bell’assolo, e
dalla title-track In the mean time, dal refrain
accattivante. Ci si mantiene sullo stesso livello con Zion,
costruita anch’essa su potenti riff di chitarre, forse ancor più
decisi dei precedenti. Si cambia invece totalmente tono con la
dolcissima ballad Let it go, in cui Mia dà davvero il
meglio di sé. Spiazzante la successiva Don’t wanna be,
in cui sono più che mia evidenti sonorità inclinate verso il nu;
malinconica invece Know you, costruita su ritmi più
lenti. Si torna subito a saltare con Passion
caratterizzata sempre da riff potenti innestati su un refrain
melodicissimo su cui poi compare un altro bell’assolo. Ancora un
brano dalla grande carica, Daisy chain, che introduce
uno dei migliori pezzi dell’album, Every moment,
aperta da lenti e pesanti accordi controbilanciati da dolci e
malinconiche atmosfere. Lie to yourself chiude il cd
dei Gretchen, che ribadisce la forte carica che
contraddistingue il gruppo, forse la traccia più energica e
carismatica dell’intero lotto.
Certamente c’è una buonissima base
per poter costruire nel prossimo futuro un qualcosa in più,
maggiormente variegato nel songwriting, allontanandosi così il prima
possibile dal "già sentito"; tutto è suonato ed interpretato bene ma
per evitare questa etichetta e distinguersi occorrerebbe crescere ed
osare.
Ilaria Ricci |