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Sull'onda della release di quella pietra miliare
dell'unblack metal che fu "The Return Of The Black Death" degli
Antestor il filone, oggi in pieno sboccio quantomeno a livello
underground, iniziò a farsi inaspettatamente prolifico. Nella congerie
che si andava ammassando troviamo anche i Grim, il solo project,
dal nome ambiguo e firmatario di quest'unico album, dello statunitense
Thomas Eversole, polistrumentista (con drum machine) e singer, che
riuscì a produrre addirittura un full-length di ben 43 minuti. Niente di
leggendario tuttavia stavolta, anzi, lo sforzo e la passione non
difettano, ma il prodotto è di qualità appena sufficiente, anche, ma non
solo, per colpa di una produzione a dir poco ovattatissima.
L'opener Remose è un piano dark dal
riff semplice ma intenso, presto adagiato su atmosferiche tastiere. Con
What a terrible night to have a curse... esplode la
violenza black ma il suono è lontano ed opaco, growl e scream sono
orridi: la song, che include anche fasi doom, dura 6:33, ma risulta
ancor più interminabile per quanto difficilmente si lascia ascoltare. Le
cose migliorano al sopraggiungere di Scepter of blood,
black/doom doloroso che cita esplicitamente la mitica Sorg
(anzi, ne sembra quasi una cover) degli Antestor; soltanto una
volta passati diversi minuti cambia ritmica facendosi sinfonicheggiante
prima e funeral-oriented poi. Death è l'attacco, doom cupo il proseguo,
poi un discreto death'n'roll con una estesa chitarra melodica finale
per Exaltation, peccato per quei pochi secondi di una
raccapricciante voce robotica... Coinvolgenti e fascinosi sono i riff
acustici che per tutta la sua durata compongono Writhe. Di
qui il Cd ha una piccola svolta: in Chastisement of the putrid
il suono migliora, il growl si fa davvero niente male, il black melodico
con tanto di refrain ha molto appeal, e nelle sfuriate le chitarre sono
addirittura corpose. From within è una solare acustica che
prelude alla perla del disco, Necrosis, 7:30 di caos,
melodia, riffing dirompenti, e sparatissimo assolo che impazza a più
riprese: una piccola pausa e stupiscono addirittura delle riecheggianti
e distorte epico-futuristiche note di lead guitar. Ma bello è anche
l'epilogo, Nocturne, fatto di un ispiratissimo piano
accompagnato dal basso, almeno finchè quest'ultimo con l'andare non si
impone sul primo. All'improvviso cambia tutto ed è nostalgia.
Predicatorie ed oranti le liriche (Now you'd wished
you'd lived a different life / your future if full of despair / there is
nothing you can do to ease the pain / you cry out to God / He can always
here you / but you waited to long / and now it is to late / [...] What's
done is done / you cannot change the past / but you are accountable for
you actions / and every one of them is preventable / the past, doesn't
matter / if you would have turned to Christ / your future would be much
brighter / but you denied Him / Your fate is sealed), ma musicalmente
nonostante alcuni spunti di un certo interesse, disco che, una volta
ascoltato, si dimenticherà presto.
Valerio Mei
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