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GRIM
Scepter Of Blood
unblack
1999 - Laceration Productions
(USA)
n.d.

 

Sull'onda della release di quella pietra miliare dell'unblack metal che fu "The Return Of The Black Death" degli Antestor il filone, oggi in pieno sboccio quantomeno a livello underground, iniziò a farsi inaspettatamente prolifico. Nella congerie che si andava ammassando troviamo anche i Grim, il solo project, dal nome ambiguo e firmatario di quest'unico album, dello statunitense Thomas Eversole, polistrumentista (con drum machine) e singer, che riuscì a produrre addirittura un full-length di ben 43 minuti. Niente di leggendario tuttavia stavolta, anzi, lo sforzo e la passione non difettano, ma il prodotto è di qualità appena sufficiente, anche, ma non solo, per colpa di una produzione a dir poco ovattatissima.

L'opener Remose è un piano dark dal riff semplice ma intenso, presto adagiato su atmosferiche tastiere. Con What a terrible night to have a curse... esplode la violenza black ma il suono è lontano ed opaco, growl e scream sono orridi: la song, che include anche fasi doom, dura 6:33, ma risulta ancor più interminabile per quanto difficilmente si lascia ascoltare. Le cose migliorano al sopraggiungere di Scepter of blood, black/doom doloroso che cita esplicitamente la mitica Sorg (anzi, ne sembra quasi una cover) degli Antestor; soltanto una volta passati diversi minuti cambia ritmica facendosi sinfonicheggiante prima e funeral-oriented poi. Death è l'attacco, doom cupo il proseguo, poi un discreto death'n'roll con una estesa chitarra melodica finale per Exaltation, peccato per quei pochi secondi di una raccapricciante voce robotica... Coinvolgenti e fascinosi sono i riff acustici che per tutta la sua durata compongono Writhe. Di qui il Cd ha una piccola svolta: in Chastisement of the putrid il suono migliora, il growl si fa davvero niente male, il black melodico con tanto di refrain ha molto appeal, e nelle sfuriate le chitarre sono addirittura corpose. From within è una solare acustica che prelude alla perla del disco, Necrosis, 7:30 di caos, melodia, riffing dirompenti, e sparatissimo assolo che impazza a più riprese: una piccola pausa e stupiscono addirittura delle riecheggianti e distorte epico-futuristiche note di lead guitar. Ma bello è anche l'epilogo, Nocturne, fatto di un ispiratissimo piano accompagnato dal basso, almeno finchè quest'ultimo con l'andare non si impone sul primo. All'improvviso cambia tutto ed è nostalgia.

Predicatorie ed oranti le liriche (Now you'd wished you'd lived a different life / your future if full of despair / there is nothing you can do to ease the pain / you cry out to God / He can always here you / but you waited to long / and now it is to late / [...] What's done is done / you cannot change the past / but you are accountable for you actions / and every one of them is preventable / the past, doesn't matter / if you would have turned to Christ / your future would be much brighter / but you denied Him / Your fate is sealed), ma musicalmente nonostante alcuni spunti di un certo interesse, disco che, una volta ascoltato, si dimenticherà presto.

Valerio Mei

VOTO

62

 

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