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Siamo in Svezia e questo è "Grimmark", il primo - e
speriamo non ultimo - album solista del noto guitar hero cristiano
Carljohan Grimmark. Per chi non lo conoscesse Carljohan è il virtuoso
chitarrista fondatore insieme a Christian Rivel dei Narnia, e
militante in altri importanti progetti come i Saviour Machine, i
Flagship e gli ultimi album di Rob Rock. E' comunque vero
che se finora avevamo sentito la sua genialità nel suonare la chitarra,
ancora non avevamo sentito come se la cava al microfono (se non in
qualche controcanto a fianco del fidato compagno di avventure Christian
Rivel), e ascoltare ciò in questo album è stata effettivamente una buona
scoperta: un buon timbro ed una estensione vocale non da poco vengono
dimostrate dal fatto che, pur non avendo una carriera canora alle
spalle, Grimmark riesce a tenere tonalità medio-alte
con intonazione e
espressività per nove canzoni.
Il genere proposto in questo album è un progressive metal
abbastanza lineare, costruito su tempi semplici quasi mai spezzati; ed è
proprio sentendo tale disco che si capisce che è da Grimmark che partono
molte delle idee musicali dei Narnia, anzi, se non fosse per la
voce sembrerebbe che in alcuni episodi siano proprio gli stessi
Narnia a suonare, quando invece, nel nostro caso, i musicisti sono
Peter Wildoer alla batteria, Jan S. Eckert al basso e il project man
alla seicorde e microfono. Dei nove brani del disco non ve ne sono
quelli più o meno orecchiabili, diciamo che qui ogni pezzo ha delle
proprie caratteristiche interessanti da analizzare, e più o meno tutte
le canzoni sono l'una all'altezza dell'altra; è probabilmente How
many times quella che spicca un po' sopra la media, forse per il
distinto giro di chitarra che l'accompagna, o per l'assolo molto heavy
oriented, ma tuttavia non gli sono assolutamente inferiori episodi come
Monkey man, Pray, Resurrection
(molto bello melodicamente il ritornello) o anche la neoclassica
Free, dove nel refrain pare veramente di sentire i Narnia.
Questo disco è uno di quelli (come anche "The Calling"
degli Audiovision) che al primo ascolto non colpisce
particolarmente, ma che più lo si ascolta più se ne comprende la
bellezza: quindi vi consiglio di non limitarvi a un ascolto veloce e
banale, cercate invece di sentirlo per bene e di percepirne le idee
musicali contenute, che comunque sia non sono poche. D’altronde basta
conoscere i lavori passati di questo artista per comprendere che la mano
che realizza questi dischi è una mano esperta.
Francesco Romeggini |