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GRIMMARK
Grimmark
prog
2007 - Rivel Records
(Svezia)
www.myspace.com/grimmark

 

Siamo in Svezia e questo è "Grimmark", il primo - e speriamo non ultimo - album solista del noto guitar hero cristiano Carljohan Grimmark. Per chi non lo conoscesse Carljohan è il virtuoso chitarrista fondatore insieme a Christian Rivel dei Narnia, e militante in altri importanti progetti come i Saviour Machine, i Flagship e gli ultimi album di Rob Rock. E' comunque vero che se finora avevamo sentito la sua genialità nel suonare la chitarra, ancora non avevamo sentito come se la cava al microfono (se non in qualche controcanto a fianco del fidato compagno di avventure Christian Rivel), e ascoltare ciò in questo album è stata effettivamente una buona scoperta: un buon timbro ed una estensione vocale non da poco vengono dimostrate dal fatto che, pur non avendo una carriera canora alle spalle, Grimmark riesce a tenere tonalità medio-alte con intonazione e espressività per nove canzoni.

Il genere proposto in questo album è un progressive metal abbastanza lineare, costruito su tempi semplici quasi mai spezzati; ed è proprio sentendo tale disco che si capisce che è da Grimmark che partono molte delle idee musicali dei Narnia, anzi, se non fosse per la voce sembrerebbe che in alcuni episodi siano proprio gli stessi Narnia a suonare, quando invece, nel nostro caso, i musicisti sono Peter Wildoer alla batteria, Jan S. Eckert al basso e il project man alla seicorde e microfono. Dei nove brani del disco non ve ne sono quelli più o meno orecchiabili, diciamo che qui ogni pezzo ha delle proprie caratteristiche interessanti da analizzare, e più o meno tutte le canzoni sono l'una all'altezza dell'altra; è probabilmente How many times quella che spicca un po' sopra la media, forse per il distinto giro di chitarra che l'accompagna, o per l'assolo molto heavy oriented, ma tuttavia non gli sono assolutamente inferiori episodi come Monkey man, Pray, Resurrection (molto bello melodicamente il ritornello) o anche la neoclassica Free, dove nel refrain pare veramente di sentire i Narnia.

Questo disco è uno di quelli (come anche "The Calling" degli Audiovision) che al primo ascolto non colpisce particolarmente, ma che più lo si ascolta più se ne comprende la bellezza: quindi vi consiglio di non limitarvi a un ascolto veloce e banale, cercate invece di sentirlo per bene e di percepirne le idee musicali contenute, che comunque sia non sono poche. D’altronde basta conoscere i lavori passati di questo artista per comprendere che la mano che realizza questi dischi è una mano esperta.

Francesco Romeggini

VOTO

78

 

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