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E' durata il lasso di un full-length l'avventura
dei teutonici Grinding Silence, che hanno lasciato la loro poco
consistente orma nella scena metal cristiana con un modesto lavoro dalla
produzione da demo e dall'esecuzione non certo scevra da pecche. Il
sound è un death melodico dal tasso testosteronico piuttosto basso, che
però si giova della presenza costante di un buon baritono epico e di
interessanti interludi atmosferico-sognanti.
Amidst the endless shadows of silence
è plumbeo intro dark ambient - che ben poco c'entra col resto del
platter -, anticamera di The haunted (Hear my scream! /
This Silence is killing me! / Won't you see in my eyes, / can you not
realize / That these demons / have conquered my soul / In my dreams in
the night / I'm condemned by their might / What must I do / to be saved
from this pain), il cui riff epico-folk iniziale illude, perché il death
che ne segue è poca cosa: a soccorrere la traccia è il baritono nel
refrain, non certo il lungo solo finale, indeciso e poco incisivo. Trame
melodiche con poco convinti accenni death'n'roll per The return
(The winter's end / It is at hand / The sun will shine again / The lions
might / Brought us the light / The Creator clames his own), nei 6:30 di
In His sign efficace è il mood generato da un'indovinata
armonia. Battlecry parte pimpante per poi piegarsi presto
su uno scadente rallentamento. La traccia migliore è la subentrante
In the light of Your throne, eterea, atmosferica, elegiaca,
ma anche pomposa, sempre nei limiti della produzione, e con un discreto
intreccio growl-baritono nel death'n'roll di chiusa; escatologico il
testo: "Oh my master, / all the darkness will / flee in the light of
your throne / Soon all evil will be destroyed / by the return of your
holy son / Evil now reigning / but the day of his / victorious coming is
near / creation is waiting / for a kingdom without / any darkness or
hatred and fear". Dopo questo buon episodio pessima tuttavia giunge la
closer Protected by blood, registrata anche peggio degli
altri brani, ma con la presenza di un piacevole baritono corale del
singer Tim Ziegeler, ora attivo negli interessanti unblackster
Hasszorn.
Trenta minuti scarsi di musica semi-amatorialmente
prodotta, pur se con diverse intuizioni e passaggi stuzzicanti, che
tuttavia non riescono a tenere la valutazione dell'opera unica del
quartetto sassone entro o quantomeno prossimo alla sufficienza.
Vaake
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