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"God Rules Over My Soul": così va sciolto l’acronimo
GROMS, quartetto di origine norvegese autore di questo unico
full-length uscito nel 1994 e poi riedito altre due volte, con altre
due diverse vesti grafiche, nel seguente biennio, e poi scioltosi
senza possibilità alcuna di reunion. Lo stile musicale di "Ascension"
è un death ad alto grado di magnitudo che spesso e volentieri
rallenta il ritmo, ma non l'intensità del muro sonoro, per
frequentare lande più dichiaratamente doom. Dicevamo ’94 e Norvegia, siamo nel periodo dell’uscita di
"Martyrium" degli Antestor, quindi stiamo parlando di
uno dei primi album di white metal estremo della scena europea.
Chiarito il senso del monicker diciamo ora dei testi, tutti ispirati a passi
biblici prevalentemente escatologici di cui effettivamente nel booklet si dà il riferimento al termine di ogni componimento
lirico.
La produzione è veramente notevole per mixaggio, suono e potenza ed
il songwriting delle nove tracce per quaranta minuti pur non presentando
grandi invenzioni e sorprese scorre compatto ed abbastanza tecnico.
Spesso troviamo cambi di ritmo, pur se prevedibili, quali passaggi da death
pachidermico a ritmiche più sostenute fino a crolli doom con tanto
di bel solo
centrale; tipiche di questo schema sono la title-track e
From dust to dust. Capita anche di trovare in una atmosfera così pressante
ed asfittica qualche briciola di ossigeno, ed ecco che così alcune melodie chitarristiche appaiono e sussistono, almeno fino all'annichilimento
prodotto dal subentrare delle brutalità death, in True
wisdom, la migliore canzone dell’album con partiture tecniche,
eleganti assoli e bordate coordinate di chitarre, basso e drums, ed in
Noone e The voice of righteousness nel suo delicato riff che lascia la scena a furiosa e
possente amelodicità, poi doom con un growl echeggiante e solenne, per
chiudere con una ritmica nuovamente intensa. Il down tempo lo ritroviamo
anche in The end of the age, mentre nella finale The just shall live by
faith (il proclama luterano per eccellenza) regna decisamente il
thrash con evocativo solo finale. Il death squassante
dà l'impronta a The riddle mentre la seguente Truth misunderstood vanta il songwriting e le linee vocali più interessanti
del platter.
Abbiamo per le mani dunque un buon lavoro e per giunta di
una non trascurabile rilevanza
storica; se sentite l'irrefrenabile impulso di veder tremare le mura
della vostra camera vi consiglio quindi di fare un pensierino ad
"Ascension".
Vaake |