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GROMS
Ascension
death
1994 - Arctic Serenades / 1996 - Pleitegeier Records
(Norvegia)
n.d.

 

"God Rules Over My Soul": così va sciolto l’acronimo GROMS, quartetto di origine norvegese autore di questo unico full-length uscito nel 1994 e poi riedito altre due volte, con altre due diverse vesti grafiche, nel seguente biennio, e poi scioltosi senza possibilità alcuna di reunion. Lo stile musicale di "Ascension" è un death ad alto grado di magnitudo che spesso e volentieri rallenta il ritmo, ma non l'intensità del muro sonoro, per frequentare lande più dichiaratamente doom. Dicevamo ’94 e Norvegia, siamo nel periodo dell’uscita di "Martyrium" degli Antestor, quindi stiamo parlando di uno dei primi album di white metal estremo della scena europea. Chiarito il senso del monicker diciamo ora dei testi, tutti ispirati a passi biblici prevalentemente escatologici di cui effettivamente nel booklet si dà il riferimento al termine di ogni componimento lirico.

La produzione è veramente notevole per mixaggio, suono e potenza ed il songwriting delle nove tracce per quaranta minuti pur non presentando grandi invenzioni e sorprese scorre compatto ed abbastanza tecnico. Spesso troviamo cambi di ritmo, pur se prevedibili, quali passaggi da death pachidermico a ritmiche più sostenute fino a crolli doom con tanto di bel solo centrale; tipiche di questo schema sono la title-track e From dust to dust. Capita anche di trovare in una atmosfera così pressante ed asfittica qualche briciola di ossigeno, ed ecco che così alcune melodie chitarristiche appaiono e sussistono, almeno fino all'annichilimento prodotto dal subentrare delle brutalità death, in True wisdom, la migliore canzone dell’album con partiture tecniche, eleganti assoli e bordate coordinate di chitarre, basso e drums, ed in Noone e The voice of righteousness nel suo delicato riff che lascia la scena a furiosa e possente amelodicità, poi doom con un growl echeggiante e solenne, per chiudere con una ritmica nuovamente intensa. Il down tempo lo ritroviamo anche in The end of the age, mentre nella finale The just shall live by faith (il proclama luterano per eccellenza) regna decisamente il thrash con evocativo solo finale. Il death squassante dà l'impronta a The riddle mentre la seguente Truth misunderstood vanta il songwriting e le linee vocali più interessanti del platter.

Abbiamo per le mani dunque un buon lavoro e per giunta di una non trascurabile rilevanza storica; se sentite l'irrefrenabile impulso di veder tremare le mura della vostra camera vi consiglio quindi di fare un pensierino ad "Ascension".

Vaake

VOTO

78

 

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