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Potrete immaginare quale sia stata la mia felicità quando,
parecchi anni fa, trovai il primo album dei Guardian in una
bancarella di vinili usati alla modica cifra di 10.000 lire. Dopo la
straordinaria scoperta degli Stryper ero alla disperata
ricerca di tutto ciò che si avvicinasse alla band californiana; cosa
non facilissima poiché non eravamo ancora nell’era di internet e
della massa di ristampe in Cd. "First Watch" è un vero esordio col botto: pubblicato
da una label di tutto rispetto come Enigma, registrato nei Pakaderm
Studios di John e Dino Elefante e prodotto da quel genio
chitarristico di Oz Fox degli Stryper. Ed è proprio la
vicinanza con le "api" a colpire sin dalle prime note del disco. I
cori in falsetto e il suono granitico delle chitarre sono un marchio
di fabbrica che conosciamo tutti molto bene, e Tony Palacios è un
buon emulo di Oz. É lui il vero motore della band e lo sarà sempre
(i nostri sono tutt’ora in attività). Ha composto i migliori brani
dell’album e la sua abilità chitarristica lo porterà in seguito a
lavorare con artisti del calibro di Petra, Mastedon e
John Elefante. La formazione è completata da Paul Cawley
(voce e chitarra ritmica), David Bach (basso) e Rikk Hart
(batteria).
I'll never leave you è un brano piuttosto
semplice, costruito su un buon riff di chitarra ma forse non
abbastanza incisivo da essere scelto come opener. Si comincia a fare
sul serio con la pomposa Mistery man, e dopo le
innocue Livin for the promise e Miracle
si arriva al pezzo forte che conclude il primo lato: Saints
battalion può essere considerata l’inno di battaglia dei
Guardian, un pezzo ideale per essere cantato a squarciagola dai
fans durante i concerti. Il secondo lato è il migliore e qui, una volta tanto, i
Guardian non inneggiano al regno del Signore ma cantano la loro
Kingdom of rock, per poi tornare su tematiche più
consone a una christian rock band con The good life.
One of a kind è una canzone che più van-haleniana non
si può e vede un Paul Cawley perfettamente a suo agio su linee
vocali più soft. Rock in victory è uno dei brani più
heavy del disco e lo chiude più che degnamente.
In conclusione, "First Watch" è un ottimo album di
hard rock con testi cristiani, chiaramente ispirato agli Stryper
ma non privo di qualche spunto originale. Rispetto ai colleghi a
strisce gialle e nere, a Palacios e soci manca tuttavia una
potenziale hit di successo, un refrain di quelli che si fissano
subito in testa e, soprattutto, una voce più potente ed espressiva.
Non dico che Paul Cawley non sia un un buon cantante ma lo trovo
inadeguato sulle linee vocali più "spinte". Del resto agli
Stryper si può copiare tutto tranne la classe compositiva e
l’ugola d’oro di qull’extraterrestre di Michael Sweet!
Marco Ciapparelli
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