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Dall'Indiana per la Ferret Music e dopo un Demo,
siamo all'esordio ufficiale per i Gwen Stacy, monicker che non
troppo comprensibilmente attinge quale musa il fumetto di Spider-Man, e
per la precisione l'amata bionda (come da riproposizione in cover)
dell'Uomo Ragno che morirà a seguito del rapimento di Goblin. Dove sia
in ciò la metafora o l'iperbole non ne ho idea, tuttavia il quartetto
nelle liriche tratta di argomenti di fede e della necessaria battaglia
della vita, in una forma che, a dire del singer Cole Wallace, deve
tornare ad essere ben tersa ed intellegibile.
Musicalmente l'act non propone alcunché di nuovo,
ricicla ciò che funziona senza azzardare di uscire dal seminato, e la
cosa continua a funzionare se, ed è il caso, si può contare su una super
produzione e su una tecnica strumentale inappuntabile. Il songwriting
invece già convince molto meno, con quei breakdown rallentati inseriti
ovunque, trade-mark del loro sound sì, ma esacerbatamente abusato. Le
ritmiche sono articolate e a volte frizzanti, non mancano i passaggi emo
e qualche strizzatina d'occhio allo swedish: il tutto però,
nell'insieme, viene fuori essere un piatto riscaldato senza troppa
verve, e la noia purtroppo fa spesso capolino, anche perché una certa
prolissità è risultata una tentazione insuperata per i Gwen Spacy,
sommata ad un urlato non certo memorabile. Questi i principali appunti
ad un platter che comunque rimane pur sempre un discreto prodotto, e
immergendoci nella sua track-list si possono anche portare a galla
spunti interessanti. Esempi ne siano l'abile uso della lead guitar in
Challenger Pt. 2; l'elaboratezza strutturale di If we
live right, we can't die wrong, la cupezza umorale e le
sperimentazioni di Playing God is playing for keeps, ma il
riconoscimento di miglior episodio va alla post-metal track di oltre
sette minuti Sleeping in the train yard, dove i nostri
sembrano davvero a proprio agio con questo stile proprio ai maestri
Callisto e Cult Of Luna.
Disco per farsi un nome ed intascare qualche
dollaro, ma per salire ad un livello successivo in un mercato così
sclerotizzato dal sovraffollamento occorre molto di più. E forse
dedicarsi completamente al post-metal potrebbe essere la giusta via.
Vaake
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