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GWEN STACY
The Life I Know
metalcore
2008 - Ferret Music
(USA)
www.myspace.com/gwenstacy

 

Dall'Indiana per la Ferret Music e dopo un Demo, siamo all'esordio ufficiale per i Gwen Stacy, monicker che non troppo comprensibilmente attinge quale musa il fumetto di Spider-Man, e per la precisione l'amata bionda (come da riproposizione in cover) dell'Uomo Ragno che morirà a seguito del rapimento di Goblin. Dove sia in ciò la metafora o l'iperbole non ne ho idea, tuttavia il quartetto nelle liriche tratta di argomenti di fede e della necessaria battaglia della vita, in una forma che, a dire del singer Cole Wallace, deve tornare ad essere ben tersa ed intellegibile.

Musicalmente l'act non propone alcunché di nuovo, ricicla ciò che funziona senza azzardare di uscire dal seminato, e la cosa continua a funzionare se, ed è il caso, si può contare su una super produzione e su una tecnica strumentale inappuntabile. Il songwriting invece già convince molto meno, con quei breakdown rallentati inseriti ovunque, trade-mark del loro sound sì, ma esacerbatamente abusato. Le ritmiche sono articolate e a volte frizzanti, non mancano i passaggi emo e qualche strizzatina d'occhio allo swedish: il tutto però, nell'insieme, viene fuori essere un piatto riscaldato senza troppa verve, e la noia purtroppo fa spesso capolino, anche perché una certa prolissità è risultata una tentazione insuperata per i Gwen Spacy, sommata ad un urlato non certo memorabile. Questi i principali appunti ad un platter che comunque rimane pur sempre un discreto prodotto, e immergendoci nella sua track-list si possono anche portare a galla spunti interessanti. Esempi ne siano l'abile uso della lead guitar in Challenger Pt. 2; l'elaboratezza strutturale di If we live right, we can't die wrong, la cupezza umorale e le sperimentazioni di Playing God is playing for keeps, ma il riconoscimento di miglior episodio va alla post-metal track di oltre sette minuti Sleeping in the train yard, dove i nostri sembrano davvero a proprio agio con questo stile proprio ai maestri Callisto e Cult Of Luna.

Disco per farsi un nome ed intascare qualche dollaro, ma per salire ad un livello successivo in un mercato così sclerotizzato dal sovraffollamento occorre molto di più. E forse dedicarsi completamente al post-metal potrebbe essere la giusta via.

Vaake

VOTO

68

 

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