|
La Massacre Records conta tra le sue ampie fila anche questo gruppo
svedese nato nel 2000 dall'incontro tra il chitarrista Markus
Sigridsson e il batterista Tobias Enbert, a cui si sono aggiunti
successivamente il singer Herik Bath, il tastierista Magnus Hamlber
e un bassista del calibro di Andreas Olsson (Stormwind,
Narnia, Wisdom Call, Divinefire).
Gli Harmony sono davvero molto promettenti
nonostante la loro grande potenzialità sia qui espressa solo a metà;
alla fine dei 53 minuti totali si ha l’impressione che i ragazzi
siano riusciti solo a sfiorare certi livelli, che forse manchi
qualcosa: una voglia di spingersi oltre certi schemi predefiniti. Ma
quello che fanno, pur nella sua semplicità o mancanza di idee
completamente nuove, è assolutamente degno di nota. Tecnica di
esecuzione perfetta; la voce del singer adatta ad ogni tipo di
situazione, dai brani più tirati alle ballad; ottima la produzione
così come il booklet, molto curato, sicuramente uno dei più belli
visti ultimamente. Difficile classificare il genere in cui si
riscontrano facilmente differenti influenze: dal power-prog all’hard
rock passando per spunti neoclassici di malmsteeniana memoria. Belle
le melodie, condite da suggestivi inserti sinfonici; quello di
Maze of the past è senza dubbio il più evocativo e
suggestivo. Breve momento da incorniciare.
Ad aprire le 12 tracce ci pensa un intro, Into the
afterlife, in cui oltre a delle atmosfere oniriche gli
Harmony ci offrono un gustosissimo assaggio di come suonano. E
lo fanno davvero bene. In Eternity, che si inserisce
sulle ultime note della precedente strumentale, si alternano
ritmiche veloci e melodie. Il primo momento degno di nota è la
successiva Dreaming awake, in cui la tecnica viene
messa in evidenza nei 2:30 minuti in cui il singer, dalla voce
sempre più convincente e decisa, lascia il palcoscenico agli altri
strumenti: ad arpeggi di chitarra acustica succede la tastiera per
poi orchestrare insieme, con la batteria a scandire il ritmo. Troviamo
ancora un brano strumentale con Fragile ottimo
preludio alla sdolcinata e struggente ballad Without you:
di metal, se non fosse per due assoli sparsi qua e là, ha davvero
poco, perfetta hit da Mtv. Nulla da togliere davvero, ma di brani
del genere ormai ne siamo veramente saturi. Si ritorna a viaggiare
su altri binari con The fall of man, preceduta da un
suggestivo intro condito da una voce lirica femminile: le ritmiche
del brano sono decisamente più potenti, senza però raggiungere mai
ritmi troppo elevati e serrati. Da segnalare un bell’assolo
neoclassico. Si giunge così ai due brani più riusciti del lotto
When shadows fall e Maze of the past, dalle
melodie sempre accattivanti, in cui sono più marcate le influenze
prog. Accenni hard rock si trovano nella ritmata She
che precede il brano a conclusione dell’album: Remember,
dall’ottima melodia impreziosita da virtuosismi tastieristici e dai
ritmi mai troppo serrati.
In conclusione "Dreaming Awake" attira l’attenzione
di tutti su questo gruppo agli esordi. L’inizio è più che
promettente, aspettiamo quindi di ascoltare il seguito, che a quanto
se ne dice in giro sarà più veloce e pesante ma contraddistinto
sempre dalle loro immancabili melodie. Ne avremmo da sentire delle
belle allora!
Ilaria Ricci |