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HASTE THE DAY
That They May Know You
 
HASTE THE DAY
When Everything Falls
 
HASTE THE DAY
Pressure The Hinges
 
HASTE THE DAY
Dreamer
 
 

 

HASTE THE DAY
Burning Bridges
metalcore
2004 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/hastetheday

 

Dopo l'Ep "That They May Know You" il quintetto di Indianapolis torna con un grande concept album. Devin, il batterista del gruppo, in una intervista afferma: "We realized in the studio that there was a theme in the lyrics, a theme of breaking away from the past, whether that’s habits, character issues or people permeates the album. We just wanted to burn the bridges to avoid past mistakes"; una voglia di rifuggire dal passato che conferisce a questo disco passione e tensione. Senza ombra di dubbio è un ottimo lavoro, anche se ha qualche pecca in ripetitività, tratti confusionari e generalmente uno scream a volte piatto e non troppo potente, aspetti che, sommati a una atmosfera a volte esageratamente emo, non riescono a far sviluppare al Cd la massima carica potenziale.

Una stupenda apertura è data dalla prima traccia, Blue 42, che esordisce con un potente riff di chitarra e, a seguire, durante le parti più melodiche, il batterista ci mostra la sua bravura. Questa canzone è caratterizzata da un buono screaming, a cui si contrappone il cantato melodico; si conclude però con una chiusura un po' confusionaria. Segue The closest things to closure che mantiene l'ottimo scream, riff chitarristici e fill di batteria accattivanti. Entriamo quindi nell'atmosfera di American love la quale accosta parti in cui si avverte la violenza del metalcore - grazie anche alla presenza incessante del doppio pedale - ad altre melodiche: in esse la chitarra acustica la fa da padrona e ci trascina in oniriche sensazioni ed emozioni che vengono spezzate seccamente da un riff di elettrica; si alterneranno fino alla fine brevissime parti melodiche e riff killer. Si continua tutto di un fiato con Concerning the way it was, Ros king e One life to live che sono di buona fattura, in cui il cantato è come al solito ottimo, ma che perdono qualche punto a causa di riff e fill alle volte ripetitivi e mai prorompenti. Irrompe quindi The last goodbye con un'ottima apertura. Il resto della canzone continua degnamente con l'ormai solito ma non scontato accostamento di parti melodiche ad altre più dure. A sorpresa dopo tanto screaming An honest confession ci regala un bel growl. Substance è l'unica traccia rimasta del precedente disco, la più amata dai fan, in cui il vocalist Jimmy Ryan probabilmente dà il meglio di sé in growl da hardcore e scream potenti. Breaking my own heart è il brano più leggero del disco, dove risalta però la bravura del cantante in pulito e screaming. In chiusura, nell'Outro, ci lasciamo trasportare per ben otto minuti dalla piacevole compagnia di chitarre e sintetizzatore, in una atmosfera calma e idilliaca.

Un disco da vivere una canzone dopo l'altra, senza una pausa, trascinante e carico di emozioni, da far venire le lacrime agli occhi. Purtroppo però a tratti si fa piatto e monotono, ma nel complesso rimane un'ottima release per la Solid State Records, e che ci lascia intravedere la strada che gli Haste The Day hanno inteso seguire nel successivo "When Everything Falls".

Davide Quarta

VOTO

85

 

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