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Dopo l'Ep "That They May Know You" il
quintetto di Indianapolis torna con un grande concept album. Devin, il
batterista del gruppo, in una intervista afferma: "We realized in the
studio that there was a theme in the lyrics, a theme of breaking away
from the past, whether that’s habits, character issues or people
permeates the album. We just wanted to burn the bridges to avoid past
mistakes"; una voglia di rifuggire dal passato che conferisce a questo
disco passione e tensione. Senza ombra di dubbio è un ottimo lavoro,
anche se ha qualche pecca in ripetitività, tratti confusionari e
generalmente uno scream a volte piatto e non troppo potente, aspetti
che, sommati a una atmosfera a volte esageratamente emo, non riescono a
far sviluppare al Cd la massima carica potenziale.
Una stupenda apertura è data dalla prima traccia, Blue 42,
che esordisce con un potente riff di chitarra e, a seguire, durante le
parti più melodiche, il batterista ci mostra la sua bravura. Questa
canzone è caratterizzata da un buono screaming, a cui si contrappone il
cantato melodico; si conclude però con una chiusura un po'
confusionaria. Segue The closest things to closure che
mantiene l'ottimo scream, riff chitarristici e fill di batteria
accattivanti. Entriamo quindi nell'atmosfera di American love
la quale accosta parti in cui si avverte la violenza del metalcore -
grazie anche alla presenza incessante del doppio pedale - ad altre
melodiche: in esse la chitarra acustica la fa da padrona e ci trascina
in oniriche sensazioni ed emozioni che vengono spezzate seccamente da un
riff di elettrica; si alterneranno fino alla fine brevissime parti
melodiche e riff killer. Si continua tutto di un fiato con
Concerning the way it was, Ros king e One
life to live che sono di buona fattura, in cui il cantato è come
al solito ottimo, ma che perdono qualche punto a causa di riff e fill
alle volte ripetitivi e mai prorompenti. Irrompe quindi The last
goodbye con un'ottima apertura. Il resto della canzone continua
degnamente con l'ormai solito ma non scontato accostamento di parti
melodiche ad altre più dure. A sorpresa dopo tanto screaming An
honest confession ci regala un bel growl. Substance
è l'unica traccia rimasta del precedente disco, la più amata dai fan, in
cui il vocalist Jimmy Ryan probabilmente dà il meglio di sé in growl da
hardcore e scream potenti. Breaking my own heart è il
brano più leggero del disco, dove risalta però la bravura del cantante
in pulito e screaming. In chiusura, nell'Outro, ci
lasciamo trasportare per ben otto minuti dalla piacevole compagnia di
chitarre e sintetizzatore, in una atmosfera calma e idilliaca.
Un disco da vivere una canzone dopo l'altra, senza una pausa,
trascinante e carico di emozioni, da far venire le lacrime agli occhi.
Purtroppo però a tratti si fa piatto e monotono, ma nel complesso rimane
un'ottima release per la Solid State Records, e che ci lascia
intravedere la strada che gli Haste The Day hanno inteso seguire
nel successivo "When Everything Falls".
Davide Quarta
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