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Per coloro che non hanno mai avuto il piacere di far una
prima conoscenza con la musica degli Haste the Day sarà
inevitabile domandarsi, prendendo in mano un disco come il qui presente,
se si trovino di fronte all’ennesima band della sovraffollata scena
metalcore pronta a propinarci i soliti riff svedesi, stacchi con
chitarre stoppate, strofe urlate e ritornelli con zuccherose melodie
emo. Ebbene, senza alcun timore è utile chiarire due punti: in primo
luogo quest’album, che è senza ombra di dubbio il capolavoro della band,
non sfigurerebbe di certo al cospetto di lavori di gruppi più titolati
quali Killswitch Engage e Caliban, nonostante qualcuno
griderà d’orrore leggendo quest’affermazione; secondo punto è che benché
sicuramente non ci troviamo di fronte alla reinvenzione della ruota e lo
stile sia metalcore, questi cinque ragazzi dell’Indiana trovano la loro
via personale al genere, riuscendo a costruire un sound caratteristico e
distinguibile, debitore oltre che dell’immancabile scuola di Gothenburg,
anche di una miscela di hard rock, punk rock ed hardcore melodico.
Il combo è letteralmente trascinato dall’egregia ritmica
delle chitarre di Jason Barnes e Brennan Chaulk, quest’ultimo incaricato
anche del grosso delle parti vocali in clean, coadiuvato dai cori del
bassista Mike Murphy e dell’eccellente drummer Devin Chaulk, mentre
l’ex-vocalist Jimmy Ryan graffia e strazia i timpani dell’ascoltatore
con il suo screaming alla Zao.
L’attacco dell’opener Fallen è di quelli da
mandare in headbang ogni hardcore kid e metalhead, un riff grezzo ed
energico per una canzone che si svolge compattissima tra breakdown,
sfuriate thrash e punk rockeggiamenti melodici, con il contrasto fra la
tagliente voce di Ryan e la calda espressività di Chaulk, traccia
conclusa con un interessante contrappunto vocale in clean. Non sono da
meno le successive The perfect night, dov’è da segnalare
l’ottima prova del batterista, e la nervosa Walk on che
costituiscono un trittico d’apertura d’impatto assolutamente
invidiabile. Arriviamo alla maestosa title-track e singolo, brano che
contiene tutto il carattere degli Haste The Day, nonché i riff
tra i migliori del platter, una traccia coinvolgente che più di commenti
merita solo di essere ascoltata.
I nostri abbassano momentaneamente il ritmo con If I
could see e Wall and fears attenuando (non troppo)
la violenza sonora, ma non di certo la qualità del songwriting,
inserendovi due ritornelli intensi e toccanti, prima di pestare
violentemente sull’acceleratore con For a lifetime,
traccia che esordisce con un puro thrash dal drumming precisissimo per
poi concedersi dei breakdown su cui il quintetto riesce a sorprenderci a
metà disco andando ad inserire efficacemente delle gang vocals.
Bleed alone è la track più cattiva del disco, dove la fa da
padrone uno screaming furente, la doppia cassa ed un’incredibile e
trascinante riff portante sincopato, uno sfogo sonoro che viene calmato
da InstruMETAL, brano che a dispetto del titolo è un
acustico con soffuse voci effettate, sintetizzatori e campionamenti, un
buon interludio per abbassare temporaneamente la tensione e trasportarci
alla parte conclusiva del disco. Dopo esser passati per All I have,
traccia leggermente inferiore alle altre perché, caso unico del platter,
è penalizzata da chitarre non troppo convincenti, i nostri scrivono la
parola fine a questa loro fatica con una versione punk rock di
Long way down dei Goo Goo Dolls, cover irriverente e
sfrontata, ottimamente interpretata alla voce da Chaulk, per un
risultato assolutamente divertente.
La cosa più sorprendente della release è che in quest’occasione
l’act cristiano sfodera una vena creativa decisamente più matura
rispetto alle già buone uscite precedenti e di gran lunga più ispirata
rispetto all’ultimo
"Pressure The
Hinges", quindi se già apprezzate questa band procuratevi
immediatamente questo magnifico disco, se invece avete semplicemente
deciso di dar loro una possibilità, ancora una volta "When Everything
Falls" è sicuramente l’album su cui puntare.
Daniel Djouder |