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Un gruppo cristiano che senza sfigurare si
avvicinasse ai mostri del genere symphonic metal/gothic quali
Nightwish e Within Temptation ancora mancava all’appello.
Ebbene, aggiungete allora alla vostra lista gli HB senza
esitazione alcuna. Il lavoro di questo gruppo finlandese intitolato
"Enne", fa ancora fatica ad uscire dal mio lettore e dalla mia
testa; la qualità musicale è innegabile per un album dalle forti tinte
goticheggianti, malinconiche e marcatamente sinfoniche, grazie al
massiccio uso di violini, viole, flauti e cori.
Gli HB si propongono come missione di diffondere il Verbo di Gesù
Cristo e attraverso la loro musica portare la speranza in questo nostro
mondo spesso così oscuro. Peccato non poter apprezzare appieno i testi
dei dieci brani che vanno a comporre l’album (tutti sullo stesso alto
livello), cantati interamente nella loro lingua madre. Fortunatamente
per la primavera del 2007 è prevista la riedizione del medesimo lavoro
per l’occasione cantato in inglese. Il sound richiama spesso i gruppi
sopra citati (emblematico il sontuoso attacco sinfonico di
Herralle kiitos che ricorda "Century Child") ma non si
limita ad esserne una mera copia, si sforza piuttosto di cercare una sua
dimensione e identità; lo stile vocale della singer Johanna Aaltonen, è
sì lontano anni luce dalla voce di Tarja o di Sharon Den Adel, ma è
comunque apprezzabilissimo e convincente, sia nei momenti più
sussurranti fatti solo della sua voce angelica accompagnata dal piano,
come nell’Intro e nell’intermezzo Tie (la
Via), sia nei momenti in cui c’è bisogno di tirar fuori la grinta e
l’anima.
Con Herralle kiitos (Grazie al Signore) il gruppo estrae
le unghie con un pezzo forte, tirato, dal potente guitar riffing
impreziosito da un’ottima parte sinfonica. Sulla stessa riga si colloca
Hanki elama, il cui serrato fraseggio delle chitarre è
guidato dalla voce angelica di Johanna e, in sottofondo, da evocativi
cori. Uskon siemen parte sommessa con degli arpeggi di
viola per poi esplodere al ripetuto grido di "Jeesus!" verso lande più
emozionanti e intimiste. La palma di miglior pezzo va a mio avviso alla
evocativa e avvolgente Valvokaa, dalla melodia
accattivante, in cui tastiera e un superbo violino intelaiano alla
perfezione la tessitura ritmica, alternando momenti più flemmatici a
delle vere esplosioni emozionali, intramezzati da un bell’assolo. Da
rimarcare però un altro masterpiece, la ballad che chiude il Cd, la
malinconica e appassionata Jeesus on Herra (Gesù è il
Signore).
L’album, seconda opera del gruppo che fa seguito a "Uskon Puolesta"
uscito nel 2003, è di indubbio valore e, complice anche un’apprezzabile
produzione, piacerà sicuramente a chiunque ami il metal sinfonico.
Ilaria Ricci
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