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INTERVISTA
05/04/2015
 
 

 

HB
Enne
gothic
2006 - Self
(Finlandia)
www.myspace.com/hbmetal

 

Un gruppo cristiano che senza sfigurare si avvicinasse ai mostri del genere symphonic metal/gothic quali Nightwish e Within Temptation ancora mancava all’appello. Ebbene, aggiungete allora alla vostra lista gli HB senza esitazione alcuna. Il lavoro di questo gruppo finlandese intitolato "Enne", fa ancora fatica ad uscire dal mio lettore e dalla mia testa; la qualità musicale è innegabile per un album dalle forti tinte goticheggianti, malinconiche e marcatamente sinfoniche, grazie al massiccio uso di violini, viole, flauti e cori.

Gli HB si propongono come missione di diffondere il Verbo di Gesù Cristo e attraverso la loro musica portare la speranza in questo nostro mondo spesso così oscuro. Peccato non poter apprezzare appieno i testi dei dieci brani che vanno a comporre l’album (tutti sullo stesso alto livello), cantati interamente nella loro lingua madre. Fortunatamente per la primavera del 2007 è prevista la riedizione del medesimo lavoro per l’occasione cantato in inglese. Il sound richiama spesso i gruppi sopra citati (emblematico il sontuoso attacco sinfonico di Herralle kiitos che ricorda "Century Child") ma non si limita ad esserne una mera copia, si sforza piuttosto di cercare una sua dimensione e identità; lo stile vocale della singer Johanna Aaltonen, è sì lontano anni luce dalla voce di Tarja o di Sharon Den Adel, ma è comunque apprezzabilissimo e convincente, sia nei momenti più sussurranti fatti solo della sua voce angelica accompagnata dal piano, come nell’Intro e nell’intermezzo Tie (la Via), sia nei momenti in cui c’è bisogno di tirar fuori la grinta e l’anima.

Con Herralle kiitos (Grazie al Signore) il gruppo estrae le unghie con un pezzo forte, tirato, dal potente guitar riffing impreziosito da un’ottima parte sinfonica. Sulla stessa riga si colloca Hanki elama, il cui serrato fraseggio delle chitarre è guidato dalla voce angelica di Johanna e, in sottofondo, da evocativi cori. Uskon siemen parte sommessa con degli arpeggi di viola per poi esplodere al ripetuto grido di "Jeesus!" verso lande più emozionanti e intimiste. La palma di miglior pezzo va a mio avviso alla evocativa e avvolgente Valvokaa, dalla melodia accattivante, in cui tastiera e un superbo violino intelaiano alla perfezione la tessitura ritmica, alternando momenti più flemmatici a delle vere esplosioni emozionali, intramezzati da un bell’assolo. Da rimarcare però un altro masterpiece, la ballad che chiude il Cd, la malinconica e appassionata Jeesus on Herra (Gesù è il Signore). L’album, seconda opera del gruppo che fa seguito a "Uskon Puolesta" uscito nel 2003, è di indubbio valore e, complice anche un’apprezzabile produzione, piacerà sicuramente a chiunque ami il metal sinfonico.

Ilaria Ricci

VOTO

85


 


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