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La band di
Helsinki è tornata a deliziarci alla fine del 2008, con un album che
sostanzialmente cerca di riprendere la strada gothic, ma con una goccia
di power-prog più accentuata. Un album che definiremmo una vera
sorpresa, visto i toni marcati sia dalla superba voce di Johanna
Aaltonen, sia dalla voce di Antti Niskala, chitarrista in studio,
tastierista live, a cui viene lasciato più spazio e addirittura
un’intera song. Gli "Holy Bible" (da cui nasce il loro acronimo HB)
lasciano un po’ spiazzati per l’uso continuo di effetti, che non sempre
si rivela una scelta azzeccata. Ma si può preannunciare che l’album non
è affatto sgradevole all’ascolto, tenendo conto che non è quello che ci
si aspetta dal gruppo più tradizionale che finora abbiamo conosciuto.
Jeremia,
la prima song del nuovo album, è introdotta dalla bella voce della
singer, ma non bisogna pensare ad una classica ballata (è ancora
presto!): è un pezzo che alterna il prog al symphonic, l’epic al lirico,
in cui c’è spazio per tutti, per il guitar solo, per il soprano che
chiude il pezzo, per il pizzicato del basso. Molto articolata e per ciò
si candida ad essere una delle migliori di questo lavoro. Minä
olen, (che vuol dire "Io Sono"), ha un intro molto molto simile
ad una famosa song dei Nightwish; il primo singolo estratto è a
tratti il brano più epicheggiante: grande è il sostegno degli archi e
del coro nel finale a chiusura serrata; la voce di Aaltonen si alterna a
quella di Niskala, in un duetto che piace, e molto! Hanki elämä 2
("E’ la vita") ha un’apertura che stimola l’headbanging di puro prog; la
singer, famosa per la sua voce cristallina, si appoggia a note da
contralto. Questo, unito a una serie di accordi aggressivi, al tempo
martellante della cassa, nonché alla cover che ci ha lasciato non poco
di stucco, ci fanno ben percepire un intento di forza e di vigore molto
più accentuato rispetto ai precedenti lavori; forse sarà anche segno di
una crescita musicale (o anche di fede) da parte dei musicisti. Tornando
a questa song, ciò che non convince è l’uso di effetti sonori da cartone
animato: scelta che si poteva decisamente evitare.
Ilo Herrassa
("La gioia del Signore") ha un inizio soft, quasi inquietante, ma che
lascia spazio ad un assolo di batteria, che si alterna alle tastiere:
semplicemente da ascoltare; dopo un più tranquillo quatto quarti, il
ritornello è un power niente male; non si può certo dire che gli HB
siano un gruppo monotono, anzi, questo pezzo ha un ritmo elaborato e dà
la possibilità al chitarrista di esprimersi in toto.
Hylkäsitkö
minut? ("Mi avete respinto?"), è la classica song che ci vuole:
piano, violoncelli e l’argentina voce di Johanna Aaltonen per questa
quasi ninna-nanna, deliziosa sinfonia che si trasforma in preghiera.
Curioso pezzo è Sana ("Parola"), in cui gli effetti e le
tastiere si sprecano, unica traccia in cui non interviene la singer;
possiamo definirla uno scadenziario del nomi e dei luoghi più importanti
della Bibbia, IL Libro! Si va dagli evangelisti ai profeti, da Roma a
Corinto, e a tutte le generazioni che partono da Abramo e finiscono in "Joosef,
Jesus Kristus, ainut poika jumalan", cioè "Giuseppe, Gesù Cristo,
l'unico figlio di Dio"; non me ne vogliano, ma la chiusura "russianeggiante"
è davvero brutta.
Turvapaikka
("Il rifugio"), è decisamente nelle corde del gruppo che conosciamo;
navigano in acque più power, sarà per l’uso del doppio pedale che a noi
piace molto! Hän pitää kädestäs kiinni, è un pezzo
dolcissimo, la vera ballata del full-length: triste piano, sorvolato da
gradevoli violini, che trasformano la song in un must che prende il
cuore. Certamente si farà amare dai suoi fans e magari non solo da
questi. Il brano che dà il nome al nuovo lavoro, Piikki lihassa
("Carne chiodata") è un vero e proprio inno alla vera fede, che si erge
nella fiducia della creatura nel suo Creatore; musicalmente, non si
allontana da quello che finora abbiamo ascoltato; se la lingua fosse più
conosciuta, sarebbe una di quelle song da cantare in coro! Diversa e
leggermente pop è Alttarilaulu, semplice nei suoi accordi,
una ballata che però sa di qualcosa di già ascoltato.
Tirando le somme,
posso confessare di essere stata molto prevenuta nei loro confronti,
forse trascinata dal fatto che la copertina dell’album è di certo una
delle meno riuscite al gruppo finlandese; ad ogni modo, è chiaro che non
ci si può accostare a questo nuovo lavoro sperando di ascoltare qualcosa
di puramente gothic: chissà se, con questo leggero cambio di rotta,
possano attrarre nuovi fans; basta che non si dimentichino delle vecchie
guardie.
Roberta Cannone |