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Gli Heartcry sono una modesta band svedese che è
riuscita a strappare un contratto alla produttiva Rivel Records,
offrendoci un classico sound hard rock / heavy metal. Purtroppo fin
dalla prima canzone la qualità del suono è piuttosto bassa. Il più del
lavoro della band è compiuto da Anders Johansson, ottimo chitarrista e
cantante dalla voce molto aspra.
Il disco inizia con Battleground. Ottimi riff
graffianti di chitarra, ritmo intenso, un bell’assolo molto veloce nel
finale, e il tutto condito dalla voce grezza di Johansson. Meno
coinvolgente e intensa è la seconda traccia Burn out.
Brano piuttosto deludente in cui il ritmo è monotono e il nostro
cantante-chitarrista (nonostante ci delizi con un ottimo assolo) sembra
aver perso l’ispirazione per cantare. Meno male che giungiamo alla terza
song: Runaway train di stampo heavy, veloce e trascinante.
Molto bella anche la traccia seguente End of time, dalla
melodia piuttosto malinconica, all’ottimo refrain in cui Johansson
ritrova una buona interpretazione vocale. Giungiamo quindi alla
title-track, caratterizzata da un intro powereggiante, melodia triste e
lenta, ma refrain aggressivo e veloce. Buone le idee, ma il risultato di
meno. Seguono Get ready e Justice, la
prima dal ritmo più cadenzato, mentre la seconda più lenta. In entrambe
sono presenti dei buoni fraseggi di organo Hammond. L’ottava traccia,
intitolata None è caratterizzata da un ritmo decisamente
lento. Non troppo convincente, ma neanche da buttare se non fosse per la
voce di Johansson e, sempre, del suo assolo finale. Inversione di marcia
nella nona canzone, Dark side, in cui si riacquista un
ritmo più coinvolgente: ascoltiamo un ottimo refrain e nel complesso una
buona una buona struttura compositiva. Eccoci ora alla fine; chiusura
dell’album affidata a Child. Si parte lentamente per
creare un’atmosfera suggestiva. Poi arrivano le chitarre, ottimi riff e
ritmo cadenzato più un buon tappeto di Hammond. Johansson canta bene e
ovviamente il suo assolo di chitarra dà un tocco di qualità alla
canzone. Di sicuro è questo il migliore brano di "Lightmaker".
Ad essere sinceri ci si aspettava di più da questa band.
Sicuramente è da ammirare Johansson, forse più chitarrista che cantante.
Le idee compositive non mancano, il difficile è metterle in pratica
bene, in più a penalizzare il tutto è anche la bassa qualità del suono.
Il giudizio è comunque più che sufficiente, soprattutto grazie ai testi molto cristocentrici e
all’impegno, che non manca. Aspettiamo
l’uscita del prossimo album, sarà di sicuro migliore di questo!
Daniele Fuligno |