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HEARTCRY
Ökenland
hard rock
1997 - Vital Music / 2005 - Rivel Records
(Svezia)
www.listen.to/heartcry

 

Nonostante risalga al lontano 1997 - "lontano" pensando che il seguente "Lightmarker" data 2005 - non è questo il debut della appassionata white band svedese, che già aveva prodotto nel lontanissimo (stavolta a tutti gli effetti) 1990 un full-length amatoriale intitolato "Come Back Home" con a ruota l'indefinito, almeno quanto a titolo, "The Noname Album2". Arriviamo al 1997 e l'act produce questo "Ökenland" (ossia "Desert Land"), interamente in lingua madre, lavoro di cui non sia aveva più traccia fino alla ristampa in trecento copie operata dalla Rivel Records, ora label del gruppo scandinavo.

Okenland è l'open e title track, mero heavy con considerevoli innesti di psichedelia ed un refrain ultra catchy: non mancano alternanze ritmiche, cantato enfatico, partiture complesse di chitarra e batteria ed una chiusa in pompa magna per quello che è subito un grande pezzo. Falsk profet è decisamente più hard rock oriented, la vena melodica non è altrettanto accattivante ma buone sono le tonalità alte; il finale si presenta più articolato con solo effettato e drumming complesso. Arriva a sorpresa una song dal forte afflato doom con radi riff e tastiera minimale, Blind leder blind, dove anche il cantato implementa la teatralità del pezzo, cui fa seguito una song completamente diversa, Lottofeber, hard rock happy e festaiolo seppur con stacchi rallentati e turbati, il tutto cantato con soluzione polifonica. Decisamente eighties è tutta la struttura, le armonie, qualsiasi cosa della subentrante Skoter mej sjalv, sound intenso e psichedelia a far di nuovo capolino, la chiusa è da fine concerto del decennio. Insistite partiture fusion e country per Vass penna, hard rock tastieroso costellato di decadenza noir scandita da un drumming marziale e da chitarre ancora fusion per Marg och ben, la quale include anche uno sacchetto power ed un orpelloso gioco di prestigio consistente in una sfumata fino al silenzio completo, ma poi riemersione da esso con lead fibrillante. Le medesime influenze di questi ultimi due pezzi le ritroviamo anche nella teatrale ed avvolgente Avbild; viscerale, sintetica e progressiva è invece Jordens salt. L'epilogo si snoda doomeggiante e focoso, con poi gran solo e a ruota un bel duetto piano voce ovattato: ritorna il sound pieno enfatico, con chiusa pomposa.

Lavoro che si dipana tra l'hard rock e l'heavy metal, aperto però a innumerevoli soluzioni, tutte ben eseguite senza mai scadere in forzature o pacchianeria; le band di riferimento di "Ökenland" sono Judas Priest e Rainbow, ma anche i connazionali Leviticus e Jerusalem con riferimento alla scena white. Album originale e dalla spiccata personalità, non aspettatevi una grossa produzione ma di sicuro, invece, un piacevolissimo Cd.

Vaake

VOTO

79

 

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