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Per gli Hero, capitanati dall’omonimo fondatore
Michael Hero, il 2009 è l’anno del loro secondo album, intitolato "Immortal".
Oltre al già citato Hero ai microfoni, la line-up si completa con Björn
Sundström (chitarre), Mauritz Vetterud (basso) e Dannie Boy (batteria).
Si parte subito con la title track, Immortal, un heavy
metal impostato su ritmi più lenti del solito e tonalità gravi, laddove
sono anche evidenti influenze gothic. Tra queste tipologie di sonorità
si inseriscono anche dei riff hard rock, basti pensare ad esempio a
Blood red roses, Gasoline e infine
Funeral of death. Ma non finisce qui, in tutto questo calderone
di stili sono presenti anche gli elementi nu metal di R.I.P.
E’ bene tuttavia sottolineare che, nonostante tutto, le
tracce sono comunque ben collegate tra di loro, dato che hanno come
linea guida le melodie oscure. Lo stesso Michael Hero infatti è un
singer heavy metal atipico, dato che canta con un timbro molto basso.
Evocative parti in acustico sono presenti invece in Immagine this,
le cui lyrics si rifanno alla nuova Gerusalemme descritta nel libro
dell’Apocalisse: "Imagine, tomorrow / There be no pain, no sorrow /
Imagine at all times / There be no terror, no crimes". Impeccabile anche
l’assolo dell’ottimo Sundström. Ma il pezzo forte a mio parere è
When november falls, caratterizzata da un cantato quasi
baritonale, mentre l'accompagnamento
minimale (solo una chitarra arpeggiata e tastiera) tesse
armonie dolci, ma al tempo stesso velate di malinconia. Siamo così
giunti alla penultima traccia; fin ad ora tutto l’album era impostato su
melodie cupe, ma con Rock the world si ha un’incredibile
(e sicuramente voluta) inversione di marcia: si tratta di un divertente
pezzo eighties, ricco di riff luminosi, che seppur in contrasto con
tutte le altre canzoni, non appare poi così fuori luogo.
"Immortal"
si conclude con l’outro Immortal we are,
ovvero semplici synths di tastiera. Davvero un ottimo lavoro questa
seconda release degli Hero, condotti da un singer molto
professionale, e anche se esce fuori dai soliti canoni dell’heavy metal,
sono sicuro verrà apprezzata anche dai metal heads più tradizionalisti.
Daniele Fuligno |