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HOLY BLOOD
The Wanderer
unblack
2002 - Core Zone / 2004 - Bombworks Records
(Ucraina)
www.myspace.com/holybloodband

 

Dall'underground delle inattese lande ucraine sorge questa sorprendente christian band dedita ad un black metal melodico ibrido però con numerosi elementi death e folk. Che il giovane sestetto ex sovietico faccia sul serio si intuisce già dall'artwork, spettacolare come impatto visivo e curatissimo in ogni minimo dettaglio estetico. "The Wanderer" è il disco d'esordio del combo: l’uscita risale al 2002 ma in occidente è stato distribuito solo a partire dal 2004 grazie alla Bombworks Records. Il sound che ci presenta questo lavoro (dalla notevolissima produzione) è piuttosto complesso: ci introduce in un ambient tastieristico per poi iniziare a menar le danze con la title-track che presenta un complesso intrecciarsi di death'n'roll, scream, growl, voce femminile, elaborati assoli e stacchi tipicamente black melodici, per terminare poi con un violento blastbeats suggellato da un profondo growl del singer Fedor Buzilevich.

La seguente Kill è a mio avviso la traccia più debole del lotto: giocata attorno a profonde voci gutturali e ad un lodevole lavoro tastieristico, non riesce però mai a decollare, lasciando francamente con un po′ di amaro in bocca. Si torna però ben presto headbangers con The warrior dove un intro death tecnico prelude a strappi black melodici e sofferenti e ad una sfuriata al limite del grind per poi rintanarsi nuovamente nelle amiche atmosfere black prevalentemente tastieristiche. La successiva Morning è un’ammirabile traccia strumentale folk generata da un alternarsi di flauto e chitarra, che fa da gustoso viatico per la migliore canzone dell'album, In the lake of fire: la song inizia con le consuete ritmiche tipiche del melodic black per poi abbandonarsi alla dolce melodia di un riff neoclassicheggiante, che ben presto lascia la strada ad un ritorno delle precedenti sonorità, per poi proiettarsi verso atmosfere folk, sancite dal cantato epico-baritono: ma le sorprese non sono ancora finite perchè la band inaspettatamente esplode un un violenta aggressione black old school, per poi concludere questa bellissima track riprendendo le note iniziali. The poor world invece si apre in stile swedish death e si segnala per le ripetute aperture folk, ma soprattutto per il bellissimo assolo centrale, il migliore dell’album. The dnieper è un brevissimo ma decisamente accattivante brano folk-ambient chitarristico, seguito da On drakkares of fate, che alterna partiture black ad altre death, ambedue volte alla melodia, nonché cantato pulito, voce femminile e un lungo guitar solo; schema che si ripresenta, anche se diversamente impostato, nella successiva Cold winds che andrebbe a terminare degnamente questo interessantissimo full-length, se non fosse che inspiegabilmente la band ci propina una finale, orribile, inascoltabile bonus remix techno-industrial di Kill, che dicevamo essere tra l’altro nettamente il peggior episodio della track list...mah!

Le lyrics dell’album sono fortemente cristocentriche (Lord - salvation, Jesus - the light / That will dismiss the darkness to burn aflame / And the day will came only for one / Who searches the truth in his soul) e trattano la ricerca ed il bisogno che l'uomo ha di Dio (Your kindom is in my soul / I am the wanderer on this land), e della necessità della sconfitta del male che è dentro di noi (Kill Satan in yourself and wipe your feet of him. / God is for you, power beside you / Use the power, trample the evil / Kill the nonentity within yourself / And embrace the Omnipotent) ma non solo (Holy fire destroy evil, destroying its ways / Mercilessly burning all the works of Satan. / Flame, fire, Satanic stench burning by prayer). "The Wanderer" è in definitiva un disco davvero incisivo ed intrigante, che lascia intravedere e sperare in un radioso futuro per una band di talento, e con ampi margini di miglioramento, che vuole e può inserirsi di forza tra le big del metallo cristiano estremo.

Vaake

VOTO

85

 

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