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HOLY BLOOD
The Wanderer
 
HOLY BLOOD
The Patriot
 
HOLY BLOOD
Shining Sun
 
 

 

HOLY BLOOD
Waves Are Dancing
unblack
2004 - Bombworks Records
(Ucraina)
www.myspace.com/holybloodband

 

Come back per la formazione ucraina dopo l'entusiasmante esordio di "The Wanderer". Il quintetto è invariato così come sempre superlativo è rimasto il lavoro grafico che contorna il Cd (splendido nell'insieme è il coverart), sempre lodevoli sono le appassionate lyrics e sempre alta è l'ispirazione compositiva della band. Circa tal ultimo aspetto però col debut si nota un sostanziale mutamento stilistico: l'intenso black/death tecnico dall'arzigogolato ed intrecciato songwriting cede il passo ad un maggiormente evidente folk metal, in cui il growl fa stavolta solo rade comparse ed in cui lo screaming di Fedor Buzilevich, autore anche delle frequenti parti flautistiche, è sovente accompagnato dai cori puliti e solenni tipici del cantato baritonale del pagano viking style.

L'Intro subito dichiara l'avvenuta mutazione di sound con 2:40 di folk-ambient, seguiti dalla bella To heaven in cui stranamente difetta il mixaggio a sfavore delle parti vocali che suonano rilegate in un piano troppo inferiore rispetto alla strumentazione: dicevo stranamente perchè poi l'imperfezione svanisce nelle successive song e perchè la produzione curatissima è sempre stata una caratteristica distintiva del combo ex sovietico. Comunque sia l'amarezza per questo imprevisto si dissolve al sopraggiungere della terza (e migliore) traccia dell'album, The spring, di cui è anche possibile vedere il ben prodotto video inserito come bonus nel Cd stesso, caratterizzata da folk metal con il flauto di Fedor che la fa da protagonista, accattivanti linee vocali, break tirati e cori viking. Rallentamenti ed accelerazioni, elaborazione strutturale ed un ottimo lungo assolo rendono Jerusalem degna successore. I flow towards the fate è invece più orientata verso la melodia malinconica, in cui tra l'altro si ode una lontana voce femminile, per poi rientrare nei binari del più canonico "Waves Are Dancing" style con una interpretazione corale molto intensa. Baptising of the Russ è strumentale folk-epica abbastanza soft, a differenza della subentrante In the last battle in cui invece questo sound si fa molto più appassionato ed avvolgente, ed in cui ritroviamo un ottimo assolo nonché, di nuovo, la lontana voce femminile opera della tastierista Vera Knyazyova. L'ottava Fair è una song più "sperimentale" e quella che meno ho digerito ed apprezzato nonostante diffuse parti in growl ed in un poco consueto clean. Prima della finale Outro che termina i 42 minuti e si rifà allo stile dell'Intro, ci troviamo dinanzi alla title-track Waves are dancing, appassionato folk metal terminato da un coro epico.

Dopo "The Wanderer" ci si poteva attendere un miracolo da questa band che però, anche complice il rimescolamento stilistico, non c'è stato; "Waves Are Dancing" migliora il predecessore per alcuni aspetti ma gli è dietro per altri. Complessivamente quindi un piccolo passo in avanti ma rimaniamo più o meno su quel (molto alto comunque) livello. Gli Holy Blood sono ormai una garanzia.

Vaake

VOTO

86

 

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