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HOLY SOLDIER
Promise Man
 
 

 

HOLY SOLDIER
Holy Soldier
hard rock
1990 - Myrrh Records / A&M Records
(USA)
www.myspace.com/holysoldier

 

Gli Holy Soldier sono una hard rock band formatasi a Los Angeles nel 1985 per mano del bassista Andy Robbins e del chitarrista Jamie Cramer. Quello che ci apprestiamo a recensire ora è il lavoro omonimo d'esordio di questi quattro ragazzi che irruppero nel mercato offrendoci un glam di chiara matrice hard rock, tipico di quegli anni 80 che si andavano a chiudere, che aveva fatto le fortune, rimanendo in ambito christian, di band come Stryper, Angelica e Joshua per non parlare poi delle palate di miliardi che aveva buttato addosso a gruppi del calibro di Cinderella, Dokken, Motley Crue, Poison, Europe e Warrant, solo per citare alcuni interpreti di quei meravigliosi anni.

Ma concentriamoci ora sul lavoro in questione e diciamo subito che si tratta di uno di quegli album che tutti gli amanti del genere devono assolutamente fare loro. Un album che ebbe un ottimo successo di critica e di pubblico a tal punto che due anni dopo, l'uscita di "Last Train", secondo lavoro della band californiana,f u seguito da un tour mondiale in oltre 60 città del globo. Il full-length si apre con Stranger, heavy song in cui immediatamente gli Holy Soldier mettono in chiaro di che pasta siano fatti. A farla da padrone il duo di chitarre Cramer-Cutting, ma soprattutto la voce di Steven Patrick, dotato di un timbro davvero notevole che ricorda quello di colleghi illustri del calibro di Don Dokken e Joe Elliot, niente di meno che il cantante di una delle colonne portanti del NWOBHM, i Def Leppard. Soffermandoci un momento sulle lyrics notiamo fin da questa canzone di apertura come esse mostrino la fede della band e che nello specifico di questa prima song si soffermano sulla figura di Cristo: "They didn't understand Him / though His words were plain to see / because of this they made a plan / to kill Him brutally / he was different / he was Heaven-sent / and for this they took His life / but in the end he rose again. / His name was Jesus Christ". Proseguiamo ora con See no evil, canzone decisamente più soft della precedente ma che non per questo risulta essere meno appetibile e di impatto. La successiva The pain inside me è la prima ballata del disco, e subito ci concilia con quella che è la dimensione in cui i nostri si esaltano maggiormente. Una canzone che tratta del dolore provato successivamente alla fine di un rapporto, interpretata in maniera magistrale dall'inizio alla fine attraverso un giusto mix di suoni elettrici e acustici. Cry out for love è invece un pezzo tipicamente glam-style, caratterizzato da un chorus estremamente melodico e che mostra il lato più "cotonato" della band. Inutile dire che per chi ama il genere come il sottoscritto, questa rappresenta uno dei capitoli maggiormente piacevoli dell'intero full-length.

Potrei stare qui a scrivere altrettanto delle rimanenti 6 canzoni che completano l'album ma mi limito a citare quelle che ritengo le più significative. Tra queste senza dubbio la traccia 5 Tear down the walls che ci riporta a sonorità maggiormente heavy-oriented, e la numero 9 Love me, un'altra semi-ballad estremamente riuscita, penultimo episodio di un album davvero ben fatto, destinato a diventare uno dei maggiori lavori della scena christian nell'anno 1990, ma oserei dire dell'intera scena hard rock/glam in generale. Se siete fans del genere questo è un disco che non potete lasciarvi sfuggire.

Christian Khouri

VOTO

85

 

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