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Nati nel 1985, gli Holy
Soldier diventeranno tra i più noti esempi di hard rock e di glam
nella scena white. Dopo due album di enorme successo, il gruppo subì un
colpo basso quando il loro vocalist lasciò la band. Gli Holy Soldier
si presero allora una pausa di un paio di anni, ma non erano ancora
pronti ad appendere il mantello; ed ecco così che, tre anni dopo il loro
ultimo lavoro, "Last Train", tornarono con un nuovo vocalist,
Eric Wayne, presentando un nuovo episodio con un nuovo sound. Le vocals
di Wayne si differenziano molto da quelle del predecessore: mentre
quelle di Patrick erano acute, tipiche del glam, quelle di Wayne sono
basse e calde, simili a quelle di Eddie Vedder dei Pearl Jam. E’
infatti molto simile allo stile dei Pearl Jam questo terzo lavoro
degli Holy Soldier. Già dalle note iniziali della opener,
Promise man, notiamo questo cambiamento. Basso distorto, ritmi
andanti, e chitarre grunge aprono il disco in bellezza, creando uno dei
pezzi migliori del disco. I fan di vecchia data potrebbero sentirsi
leggermente persi all’inizio, ma non potranno fare a meno di essere
succhiati nel vortice.
Bellissima la seguente
Mumbo-jumbo: leggermente funky nei riff e molto più melodica
della precedente, ma per niente leggera. Con My world ci
troviamo di fronte forse al capolavoro dell’album, particolare per l’uso
del flanger sulle vocals. Ogni volta che ascolto questo pezzo, per 4
minuti ritorno a all’età di 6 anni, quando mio cugino aveva questo disco
e lo ascoltava spessissimo; era il mio pezzo preferito proprio per via
della sua "diversità". Rust è in leggero sottotono
rispetto alle prime tre tracce (molto probabilmente le migliori del
platter), bella però è la cover che segue, Why don’t you look into
Jesus di Larry Norman. La versione proposta dagli Holy
Soldier è molto più lenta dell'originale, con un tocco di blues; pur
preferendo la versione di Larry Norman alla lunga, questa
interpretazione non è niente male, tranne per la solista finale,
decisamente orrenda. Più pesante è la seguente Break it down,
mentre con Cover me troviamo un pezzo che apre in modo
interessante, ma che poi diventa noiosa e ripetitiva, inoltre contiene
testi che non hanno senso, leggere per credere. Grind è
più sul grunge, mentre Love conquers all è la prima e
unica ballad del disco: pezzo bellissimo, con una melodica molto
orecchiabile e degli arrangiamenti di vocals ottimi. Conclude Sand,
il mio brano preferito dopo My world, e probabilmente il
brano più vario dell’opera, includendo arpeggi di acustica, armonie
mostruose, un solo spettacolare, e testi che mi fanno venire i brividi
quando cantati.
Anche se gli Holy Soldier sono stati grandiosi nei loro anni
glam, è con "Promise Man" che realizzano il loro capolavoro. Il
gruppo è maturato così tanto in cinque anni che (letteralmente) non
sembra più lo stesso gruppo. "Promise Man" rimarrà per sempre
l’album che, a 6 anni, aveva iniziato a piantare il seme del metal nel
mio cuore. Altamente consigliato!
Christopher Warman
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