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Originale la proposta del combo a cinque
dall'Illinois, che si tuffa nell'arena del mainstream americano con un
coraggioso coacervo di metalcore e prog-power neoclassico, sorretto
tecnicamente da un virtuoso axeman di stampo malmsteeniano, capace di
inanellare a profusione lunghi solos. Accanto allo scream di matrice
tipicamente core, di notevole qualità è il clean, spesso corale, per
nulla emo-oriented; e se a tutto ciò aggiungiamo una sobria perizia
compositiva nel bilanciare la scottante miscela, e una fluidità
arrangiamentale lungimirante nell'edulcorare il rischio di bruschi
passaggi di sound, ecco che questo omonimo "Hope For The Dying"
si rivela Cd sorprendente, che può peraltro farsi forte di un artwork
all'altezza del contenuto, nonostante fuorvii presentandolo come un
qualcosa di deathcore, che invero proprio non è.
Tutto quanto di lodevole si è anticipato può essere
verificato fin dalla lunga opening track, City of corpses,
perfetta nell'introdurre all'innovatività tracciata dagli Hope For
The Dying. A beautiful day for vengeance non vi si
discosta, pur proponendo i necessari adeguamenti per non renderla una
semplice traccia clone, in particolare innestando mood cupi ed enfatici.
Con Into darkness we ride possiamo definitivamente
concludere che i nostri suonino "progcore": anche qui varianti rispetto
ai precedenti episodi con ad esempio l'inserzione di bridge minimali.
Sinteticità che evolvono tra randellate marziali in apertura agli
incantesimi caldi e sognanti, come pure alle bordate ritmiche,
dell'ottima Our fallen comrades, mentre con Where we
are going we don't need roads si passa senza alcun imbarazzo o
tentennamento dall'ombra degli Stratovarius ai breakdown, dagli
scream agli assoli vibrati ed alle pompose cavalcate power. Un
drammatico carillon apre Would the angels say, fosca è la
tastierosità dell'intro alla finale In loving memory,
track di 6:29 dove tutto si intensifica e dove la dicotomia del sound
appare più netta e differenziata.
In un mercato nel quale passate le febbri dello
swedecore, dell'emocore e del post-hardcore, tutto si è riversato sul
deathcore, ormai sfruttato tanto da non avere molto più da dire,
speriamo che tra gli scaffali dei metalstore qualcuno noti questa bella
cover, e pensando appunto sia deathcore scopra invece qualcosa di
piuttosto unico. Come sarà il futuro degli Hope For The Dying?
C'è da dire che l'intuizione mi pare l'abbiano sfruttata appieno, e
nonostante questo ne sono venuti fuori solo 36 minuti di musica ed un
certa strisciante ridondanza finale, nonostante tutti gli sforzi fatti
dai nostri per celarla nel ricorso a diversi espedienti: chiaro che ora
una eventuale riproposizione pedissequa deluderebbe, anche perché quella
di "innovatori" è un'etichetta che può divenire un pesante ed impedente
fardello. Per il momento comunque direi poche disquisizioni su quel che
potrà essere, godiamoci questa gemma, nella speranza che qualcuno si
accorga della sua esistenza.
Vaake
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