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HORDE
Alive In Oslo
 
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25/11/2007 (RE-EDIT)
 
INTERVISTA
06/04/2013
 
 

 

HORDE
Hellig Usvart
unblack
1994 - Nuclear Blast / 2004 - Rowe Productions
(Australia)
www.myspace.com/helligusvart

 

Un vento gelido in una tersa notte fiocamente ombreggiata da una lontana e timida luna spira deciso quel tanto che basta per far rintoccare sincronicamente la campana di una mesta e fatiscente chiesetta cimiteriale; all'improvviso inatteso piomba dilaniante il caos, costringendoci in uno stritolante abbraccio: un forsennato blastbeats sostenuto da folli ronzii di chitarre, rullate insensate ed un inquietante, lontano, incomprensibile screaming che sviscera, rigurgita, testo alla mano, parole e concetti di irrefrenata, irrefrenabile condanna. Eccovi i primi due minuti, nonché i primi due episodi di "Hellig Usvart" (cioè "Holy Unblack" in norvegese) A church bell tolls amidst the frozen nordic winds e Blasphemous abomination of the satanic pentagram: benvenuti all'interno del primo unblack album della storia.

"Total apocalyptic electric lead and rhyth guitars, tranquil classical guitar, atmospheric keyboards, cataclysmic bass rumblings, volcanic percussive eruptions and shrieks of the nocturnal forest, all performed by Anonymous"; Anonymous che (notare la sarcastica similitudine glottologica con l'ex leader dei Mayhem, Euronymous), informa ancora il booklet, si è occupato anche della produzione e del mixaggio, nonché del logo, del layout e della fotografia del cover-art. Gli Horde sono dunque una one man band, la quale, immesso sul mercato "Hellig Usvart" per la Nuclear Blast, non ha più dato notizie di sé, nessun nuovo lavoro, nessuna esibizione, nessuna intervista, a parte la nuova edizione del Cd operata dalla Rowe e uscita nella celebrazione del decennale, con l'aggiunta di una bonus track. Il velo di leggenda ha da subito cominciato a stendersi su questo disco che sfidò sfacciatamente l'intero Inner Circle nel pieno del suo dannato splendore, ridicolizzando il black metal tutto, giocando sui suoi capisaldi e ribaltando antiteticamente tutte le tematiche, che sono qui divenute antisataniche e cristocentrico-apocalittiche. Forse il nostro non aveva minimamente realizzato (o forse si?) che quella sua assurda folgorazione si sarebbe evoluta nientemeno che nella pietra angolare fondatrice di un nuovo sottogenere tutt'ora in piena via di sviluppo ed espansione, l'"unblack metal", il black metal cristiano. Ma chi è questo Anonymous? Inizialmente si pensava fosse Steve Rowe, leader dei christian deathers australiani Mortification: non era lui però la verità gli era di fianco, o meglio, dietro, se facciamo riferimento al palco, ossia il suo batterista Jayson Sherlock, poi anche drummer della prima doom band cristiana, i Paramaecium, ben presto venerato ed innalzato, se non letteralmente quasi, agli onori degli altari in ambito white estremo. Dall'assolatissima e calda Australia viene dunque questo ghiacciato album da mistiche foreste scandinave?! Sì, lascia perplessi, ma tant'è.

Detto delle opener i tetri 40 minuti di sbeffeggiante, cristocentrico, triviale antisatanismo - riproporrei tutti gli spettacolari testi, ma qui bastino i titoli - proseguono con la terza, sanguinosa, Behold, the rising of the scarlet moon. Il drumming macina anche l'aria, lo screaming è più centrale, ma qui al raw black ferale a più riprese si impone un cupo e lento sound doom-oriented, presente anche nella "diversa", più rilassata e dall'urlato riecheggiante, Thine hour hast come, non a caso il capitolo meno riuscito della track-list. I 5:38 minuti di Release and clothe the virgin sacrifice fanno di questa la song più lunga: la luminosità abissale regna sia nelle parti tiratissime e stordenti che negli asfittici passaggi di insostenibile doom, enfatizzati dalla presenza salvifica della keys; lo screaming di Anonymous è a tratti affilato ad altri corrosivo. I cambi di ritmo, tra l'intenso ed il cupo, e un più sottolineato lavoro di lead guitar segnano Drink from the chalice of blood; una nuova alternanza di black oscurissimo e martellante con atmosferici rallentamenti down-tempo è invece in Silence the blasphemous chanting chiusa da un lungo raggelante riff di chitarra acustica. Incessanti rullate, laceranti screaming, ritmi cadenzati sono prevedibili, quello che invece sorprende nella canzone, dal titolo geniale, Invert the inverted cross, è la presenza di arrangiamenti di un certo livello tecnico. An abandoned grave bathes softly in the falling moonlight, la nona in scala, ritorna al buio, scatenato e turbante nei tempi, fino all'emergere dalle profondità dell'io di uno screaming che scuote: a questo punto però la linea ritmica che si impone è più grigia che nera, con fasi doom-oriented e con altre più tirate. Crush the bloodied horns of the goat, breve e senza particolari sussulti, funge un po' da brano di raccordo per introdurre alla grande Weak, feeble, dying, Antichrist. Emoziona l'oscurità doom, a tratti dalle battute di una lentezza straziante, emoziona il lungo scream iniziale così come tutta la sezione vocale, emozionano anche i passaggi più rapidi e strutturati. Di poco più di un minuto e mezzo è composta la finale, e come poteva essere altrimenti, The day of total armageddon holocaust, totale, inverecondo olocausto sonoro senza misericordia né pertugi d'aria, che si tronca improvvisamente, inaspettatamente.

Oltre all'incalcolabile caratura storica, "Hellig Usvart" è in assoluto eccellente raw black metal: accompagnato da una discreta tecnica e da un indovinato songwriting vi troverete grezzume e sporcizia viscerale, una brutale ma razionale sfuriata d'istinti ancestrali, che, forse a sorpresa, ha come fine l'ascensione alla Purezza. Nulla è casuale, tutto è meditato, tutto centra lo scopo, che è per il volere e la gloria di Colui che è. Un'impetuosa tempesta purificatrice di acqua e fuoco, un nuovo diluvio universale in screaming, distorsioni estreme e rastrellante doppia cassa, un'apoteosi, un'invadente orda (Horde) di caos pro-ordine, fissando con impazienza e trepidazione la clessidra che dalla Creazione scandisce i secondi che ci separano da quell'improvviso squarcio nel Cielo la cui accecante luce dissolverà in un solo istante ogni tenebra.

Vaake

VOTO

95

 

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