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Divenire una leggenda della scena
senza aver rilasciato neppure un album. È questa la singolare sorte
toccata al quintetto californiano dal neotestamentario monicker,
l'impegnativo Horsemen Of The
Apocalypse. Un demo Ep nel 2002, "Soldiers Of The Cross",
e poi questo "Death Gospel",
ovvero il preludio di un full-length annunciato tra
il tripudio dei fans, che però sembra non uscire più: l'ultima
nuova in merito è la firma con la Deathblow Records, tuttavia alcuna date-release
è stata adombrata.
Per quale ragione gli Horsemen Of The
Apocalypse sono stati tanto incensati fino a raggiungere questo status? Be', semplice,
perché il loro sound è davvero spettacolare: un coacervo di devastazione
e tecnica, dove non c'è sostanziale tallone d'Achille e dove la genialità
compositiva che inonda il songwriting permette inserti improbabili per
un disco grind. Ce lo dimostra pronti-via l'opener Certainty of
death (With our eyes on the world we lose sight of God /
Possessions fill out thoughts with lust / Lust for this futile world,
lust for these empty wants / Temporary feelings that show us / Certainty
of Death), technical grind spaccaossa con passaggi di grande seduzione:
randellate nell'oscurità, gutturale conturbante, pathos strumentale; i
sei minuti del pezzo sono ricchissimi compositivamente, vi scopriamo
momenti doom come cavalcate thrash oriented, un innesto clean etereo
come un retrogusto melodico, firmando l'opera per mezzo di un
interminabile assolo su una ritmica furibonda. Grandiosa è l'intro di
Golgatha, inserto filmico da "La Passione di Cristo" (in
particolare Gesù
nel Getsemani tentato da Satana), per svilupparsi liricamente sul monte del calvario (Scourge
me, ripped skin from flesh and bone / to show you are not alone, I do
this for you / Crucify my body, split up for you, / condemning flesh to
forgive, / washed in blood so you'll live), luogo del supremo atto d'amore di
Dio per l'uomo. Musicalmente, dopo un inatteso stacco tastiero-organistico il drumming con chitarre fusion instaura un
curioso quanto fascinoso bridge che ci conduce all'eruzione grind,
oscurissimo prima, invasato in un folle e caotico blastbeats poi.
Legnate triviali ai tom consegnano il finale del pezzo ad un vago
afflato melodico. Fusion, furia invereconda e caos, doppi vocals
incrociati e
assolo, la novità di Body of Christ (liricamente referente
la dottrina paolina del corpo mistico di Cristo) è però un tormentoso
brutal progressivo. Brutal dai tassi di violenza fuori scala anche per
Vessel, marasmatica tra guttural, blastbeats infiniti e
assoli folli.
Questo demo prende in un modo esagerato,
l'impazienza freme al cospetto dei
nuovi riconosciuti fenomeni del christian grind: se i pezzi saranno
tutti questo
livello, se si riuscisse a sgrezzare un attimo il lavoro solistico e se
la produzione migliorasse ora che si è firmato per una label, nel
caso tutto ciò avvenisse allora prepariamoci pure al disco pietra miliare.
Vaake
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