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Sembrano essere in una fase prolifica gli Hortor,
unblack band messicana che tra il 2007 e il 2009 ha realizzato ben due
full-length (di cui uno è quest’ultimo "Ancient Satanic Rituals Are
Crushed In Dust"), un Ep e uno split-Cd coi connazionali Behead
Demons. Buon per loro direi, si vede che ci hanno preso gusto. Se il
precedente full mi aveva lasciato con molte perplessità, in parte posso
dire che queste vengono dissipate ascoltando con attenzione quest’ultimo
loro parto ma purtroppo, e lo dico subito, non ho riscontrato la giusta
dose di maturità e progressione a livello stilistico che mi auspicavo.
Perché se è vero che nel precedente platter "Decapitacion Absoluta Al
Falso Profeta" c’erano varie ingenuità e pecche fin troppo evidenti
su cui lavorare, è anche vero però che si intravedevano ampi margini di
miglioramento che, a conti fatti, vengono adesso a galla in maniera un
po’ debole e non raggiungono le mie aspettative.
Ad ogni modo sarebbe ingiusto non riconoscere a
questa band una volontà nel trovare una strada che a volte coglie nel
segno in episodi rispettabilissimi. Mi viene in mente la coinvolgente
Quien podra contra el poder del Dios eterno, track che mette
in mostra una vena oscura non indifferente e che riporta agli albori del
black metal o, se volete, alle cose migliori di Horde. Molto
riusciti gli innesti di voci femminili (che faranno capolino anche in
altri frangenti), che seppur per pochi secondi, donano un alone
misterioso prima della sfuriata in blast-beat che concluderà la canzone.
Ecco, io credo che questa sarebbe stata la strada da seguire per tutto
l’album: melodie un po’ malsane, ritmi sostenuti ma non esasperati
alternati a suggestivi mid tempo (la title-track rende l’idea) e
indovinati inserti un po’ originali atti a dare maggior interesse al
tutto. Questo è un mio pensiero che trova riscontro ad esempio
ascoltando la successiva Triumphant voice of the Jesus hordes,
in cui è chiaro che la band si perde un po’ quando attacca "alla cieca2
e trova invece maggiore espressività quando calca un po’ meno il piede
sull’acceleratore. In ogni caso le melodie architettate dai Nostri
spesso colgono nel segno, e possiamo ammirare come questa volta gli
Hortor cerchino qualcosa di più, a partire anche da buoni inserti di
chitarre pulite, lineari ma efficaci.
Vive quindi di luci e ombre questo loro ritorno, ma possiamo dire che la
via è quella giusta, in virtù anche del fatto che sotto il profilo
strettamente esecutivo questa band appare decisamente migliorata e anche
la produzione stavolta è dignitosa e in tema con il genere proposto,
senza la quasi cacofonicità della release precedente. Ancora qualche
accorgimento in sede di stesura dei pezzi e qualche dettaglio più curato
potranno rendere gli Hortor finalmente e definitivamente
completi. La volontà c’è, le basi questa volta pure, quindi avanti così.
Infected
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