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HORTOR
By The Sword Of The Almighty Emperor
 
HORTOR
Decapitacion Absoluta Al Falso Profeta
 
HORTOR
Ancient Satanic Rituals Are Crushed In Dust
 
 

 

HORTOR
Hortor   (Ep)
unblack
2004 - Exhort Metal Records
(Messico)
www.myspace.com/hortor

 

La vena creativa pulsa rigogliosa, l'esecuzione non difetta, l'attitudine è addirittura archetipa: ciò che compromette irreparabilmente il debut demo del monicker messicano è una produzione davvero deprimente... Peccato, tuttavia il quintetto è solo agli inizi, il loro avvenire potrebbe rifulgere di luce, di quella luce ombrosa che è la fiaccola guida nel buio del dolore, perfetta espressione dello spirito dell'unblack, di cui i nostri si pongono come orgogliosa prima linea sacrificale. Questo "Hortor" contiene sette pezzi, di cui l'ultimo è cover omaggiante il mito degli Antestor, quella A sovereign fortress di "The Return Of The Black Death" che anche in questa versione assai rivisitata non può non far sussultare il metallico cuore di ogni whitester amante dell'estremo.

Crush-evil - che è l'interiore antisatanismo - ed evangeliche riproposizioni della Passione di Cristo, permeano le liriche di questo Cd, introdotto da un drammatico piano che a ogni tasto pigiato sprizza gocce cremisi su quel plumbeo tappeto tastieroso che sa farsi anche epico quando accompagna straziate declamazioni: trasale il pathos orchestrale, che poi crolla nel più sentenzioso doom della storia dell'umanità: il Cristo nel Getsemani (Getsemani prelude). Serafiche melodie oscure in Sentence of death evolvono tra purgatoriali banchi di nebbia in cui unica linea tracciata è solo un isterico intreccio di scream e growl: non manca il doom, non mancano le sinfonie tastieristiche non manca l'assalto raw. Birkat hacobenim è una furibonda trivialità di blastbeats, di urla ferine e di chitarre infuocate, mentre con Blasfemo rito si torna al più canonico e appassionante symphonic black, non fosse per quell'ignominioso sonoro... Le suggestioni emozionali si fanno più tangibili e concrete che mai nella gemente, dark teatrale in mid-tempo, Inmunda ceremonia satanica, ove lo scream sfibra una a una tutte quelle corde vocali da cui trae origine. La chiusa della song è un'incontrollata tempesta oscura, che non smette di certo di abbattersi, anzi assume toni apocalittici, nell'episodio che segue, Luto del falso profeta, climax funereo trionfante addolcito però dalle solite sapienti keys, che si impossessano della scena spettacolarizzandola per mezzo di minimalità sinfoniche da pelle d'oca.

Sarebbe stato un signor disco se tutto ciò si fosse potuto udire come si sarebbe dovuto, ma così non è stato... Occorre molta passione per poter apprezzare "Hortor", ma gli Hortor se la meritano perchè ne mettono a più non posso, oltre ad essere musicisti e compositori validi; il passo successivo è divenire almeno un poco professionali. Il voto è di incoragiamento.

Vaake

VOTO

68

 

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