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Siamo nel settembre del 2003 e gli Human Fortress pubblicano
il loro secondo album "Defenders Of The Crown", il quale si
rivela "hard and epic" per le fantastiche sonorità epicheggianti che
accompagnano i brani e nello stesso momento per il loro
particolarissimo power pieno di carisma e di "fervore cristiano" che
a nostra sorpresa non traspare nei primi demo d’esordio della band
(1999). Grazie alla collaborazione con gruppi amici quali
Galloglass, King Leoric e Meridian Zero, la band
cambiò il suo stile incrementando quel sound epico e
medievaleggiante, orientato sempre nel genere power; impressionante
è in alcune parti dell’album la voce del cantante Jioti Parcharidis,
che assomiglia a quella di Bruce Dickinson degli Iron Maiden.
Il nostro cd inizia con la song midtempo Knights in shining
armour, la quale presenta una struttura semplice e
abbastanza ripetitiva del ritornello, tuttavia il ritmo si dimostra
maestoso quasi da avvertire l’ascoltatore che ben presto accadrà
qualcosa di magniloquente; l’avvertimento non si fa molto attendere
perché con la seconda traccia, Defenders of the crown,
l’imponenza e la maestosità prendono letteralmente il sopravvento;
il ritmo è fin dall’inizio midtempo quasi come una marcia imperiale,
la canzone lascia chiaramente trasparire agli ascoltatori il fervore
cristiano degli Human Fortress, la loro promessa di fare
tutto per difendere la Sacra Corona che è portatrice di pace.
E con la song Colloseum ci si introduce degnamente
alla seguente Gladiator of Rome, che ci mostra
chiaramente il carattere epico della band: in questa track viene
apprezzata l’enfasi con cui il cantante interpreta il brano, il
tutto con (a mio parere) la gradita presenza di cori. Con la canzone
Holy grail mine gli Human Fortress sfoggiano
con eleganza il loro stile, il ritmo è galoppante, la musica passa
dolce e soave alle orecchie di chi l’ascolta, la canzone trasmette
la freschezza e dolcezza di qualcosa che è bello perché è
appartenuto al figlio di Dio. Con la song Border raid lions march,
gli Human ci propongono un’altra bella e piacevole "marcia" che
mostra a tutti la genuina nobiltà d’animo della band, la quale non
poteva che venire molto apprezzata da tutti gli amanti del white metal. Un attimo di raccoglimento ci viene offerto dalla song
Siege tower: la canzone è da identificarsi in una ballata medievale,
grazie anche alla presenza di strumenti "folcloristici" medievali,
che regalano attimi d’intimità d’animo e una giusta dose di sana
malinconia.Sound classico è invece da attribuirsi a Shattentor, che ci
proietta in sonorità tipiche dei primi pezzi metal degli anni ’80,
e che dimostra ancora una volta l’abilità della band di rendere le
canzoni (non "a senso unico", noiose e tutte uguali, bensì) varie e
non-prevedibili. Con la seguente Skin & feather ecco che l’influenza
power epic si fa sentire: un ritmo galoppante, veloce e
leggero accompagna la song che presenta anche una vena folk. A
questo punto del cd, gli Human Fortress dopo averci deliziati con
ritmi delicati e pieni di "gentilezza", sfoggiano la loro anima
meramente power, proponendoci due brani powereggianti come Mortal sinful wrath e
Sacral fire; questi due pezzi non sono complessi
come i precedenti, ma sono da considerarsi essenziali per dare
all’album quello slancio vitale e adrenalinico che sarà apprezzato
soprattutto dai "defenders" più intransigenti. E per finire la song
The valiant, saggiamente collocata alla fine del cd, riacquista il
ritmo delle prime canzoni dell’album caratterizzate dal midtempo; la
song è molto evocativa, è quasi un invito a tutti i cristiani di
continuare nella loro missione sacra e di non aver paura nei momenti
difficili della vita. Il cd testimonia palesemente il talento della band, che ha saputo
raffinare il suo stile rispetto a quello usato nel primo cd, e che promette piacevoli sorprese in futuro.
Fabio Manna |