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HUMAN FORTRESS
Eternal Empire
power
2008 - Massacre Records
(Germania)
www.myspace.com/humanfortressband

 

In questi soleggiati giorni di calura sarebbe stato bello girare in smanicato pompati dalle note solenni e grintose dell’atteso album dei nostri Human Fortress; album edito dalla Massacre Records. Purtroppo per me e per chi come me ama l’epic alla Rhapsody e alla Blind Guardian, quello cazzuto che ti fa crescere l’usbergo al posto della pelle, beh, possiamo scordarci quanto sopra, perché questo album di epic non ha proprio nulla... Un album che segna la scomparsa del buon Parcharidis dal gruppo e l’entrata di una nuova voce (che qualche pio prete ha voluto battezzare Karsten Frank, ma io direi più Frank-Enstein vista la voce!) che tenta inutilmente di fare la prima donna (ovvio è il singer dei Galloglass!) mostrando una voce da buon power prog, ma al cui confronto il pregresso cantante avrebbe saputo fare di meglio anche con la faringite.

D’accordo, siamo obiettivi. L’album inizia con un buon basso e la batteria al seguito, che mostrano subito come non ci sia nulla di epico da aspettarsi, anche se forse per evitare che la gente spenga subito furbescamente dopo che il cantante si è presentato ("ehi salve sono figo sono nuovo e sono la brutta copia di Rivel" - anche come stile è similissimo) danno spazio a un cantato femminile che riesce a ingannarmi appena; la chitarra è ottima comunque, è Contrast e in effetti il contrasto si nota… soprattutto confrontando questo album con quello ieratico stupendo precedente. Borders of insanity, la seconda strumentalmente è un heavy a tutti gli effetti in cui il cantante procede sulla falsa riga della prima performance alternando clean a uno sporcato sterile credendo di introdurre chissà quale innovazione alla track. La terza, The wizard, almeno per il titolo ci doveva dare qualcosa di "ancient" come sonorità e in effetti Frank è scarso ma non cinico… ci dà qualcosina in più sempre pazzeggiando con qualche sporcatina death che non centra granché, ma i violini nella parte centrale e la marcia cadenzata di batteria danno una nota medievaleggiante che, diciamo, fa piacere. In aggiunta i flauti fanno la loro parte… che abbiano capito? Le track 4 e 5 rispettivamente The raven e When the love and hate collide sono power strumentalmente con una punta di heavy classic mentre il singer ci "strabilia" (sono ironico), col solito saltello clean e graffiato. La track successiva numero 6 Under the spell dà pace alle orecchie dell’epic metaller medio con un cantante capace anche di cantare in modo melodico e non esagitato (e bravo!!) in quella che anche e soprattutto strumentalmente è la canzone tranquilla che rompe l’album con un po' di melodia, e qui riesce nel compito. La settima Lion’s den potete anche saltarla… lo stile è ridotto all’osso tanto per poterla definire accademicamente metal. Arriviamo a Circe of flames, la penultima: significativo power heavy dal riff cazzuto che a suo modo coinvolge, sempre se non state cercando l’epic, ovviamente. Falling leaves ci dà l’arrivederci con un power, sinfonico di sottecchi, ma senza sbilanciarsi troppo.

Un gradevole Cd tutto sommato, basso, chitarre e batteria sanno pienamente il fatto loro e non potrebbe essere altrimenti, visto che è una line up identica al precedente album; il ramingo Parcharidis forse avrebbe coronato meglio e con altri vocals stilisticamente più interessanti e talentuosi, ma questo è ciò che il convento Massacre Records ci passa. Un godibile album power heavy con punte prog e stralci di rimasugli epic, per gli amanti del power più nuovo e sperimentale è certamente un lavoro interessante, ma per i bigotti cultori del power epico e spadaiolo è un album che, saranno d’accordo con me, non merita più di 56 e i ringraziamenti vanno al cantante che, pur con tutta la buona volontà e l’indiscutibile impegno canoro… manca di stile e di spessore, e forse avrebbe fatto meglio a rimanere nei Galloglass.

Giovanni Paolo Spanu

VOTO

56

 

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