|
Prima di "Defenders Of The Crown", l'album che ha
definitivamente messo in risalto la fede cristiana della band, gli
Human Fortress pubblicarono due anni prima un altro full-length,
intitolato "Lord Of Earth And Heavens Heir", anche questo dal
sound epic, con una realizzazione davvero professionale, sia per quanto
riguarda la pulizia del suono sia per quanto riguarda l'artwork.
I nostri sei defenders teutonici aprono le danze con una
fresca cavalcata power dal titolo The dragons lair, che
mette subito nero su bianco l'abilità della band, ma in particolare del
singer Joti Parcharidis, che diletta l'ascoltatore con potenti e precisi
acuti. Segue poi Under black age toil, con un sound che
ricorda davvero tanto quello degli Stratovarius, anche
nell'assolo finale sembra di ascoltare Timo Tolkki. Ma non si tratta di
un caso isolato, anche la track 5, Stroke of fate si
comporta praticamente allo stesso modo. Giungiamo quindi al primo pezzo
puramente epic, con la title-track Lord of earth and heavens heir,
introdotta da una cupa e lenta cantata in latino, per poi assumere un
ritmo decisamente più veloce e luminoso. E' bene analizzare il testo,
che narra di una battaglia, allegoricamente una battaglia spirituale, in
cui alla fine compare anche la figura di Gesù Cristo, e in particolare
la sua natura divina e al tempo stesso umana: "Total confindence of what
I am / Makes me the Lion and the Lamb / While "the Lord" I am to be / Is
grown from a seed that is but me / The me... / To slowly grow, to slowly
be / A God in greatness... / From the seed that's me". Molto bello poi
l'outro, una deliziosa ballata medievale suonata da un'arpa celtica,
prima della ricomparsa di tutti gli altri strumenti: davvero un'ottima
esecuzione. Purtroppo non si può dire lo stesso di Amberdawn,
che risulta essere piuttosto noiosa per la ripetizione ossessiva dello
stesso riff di chitarra per quasi tutta la durata del pezzo; si salva
solo per il velocissimo e ben eseguito assolo. Segue poi la strumentale
Fortress, in cui la fa da padrone il suono continuo di un
rullante, tutto ciò per creare l’atmosfera di una marcia di guerra. Ci
si aspetta infatti di trovare subito dopo una potente cavalcata power, o
comunque una canzone aggressiva, ma purtroppo si rimane leggermente
delusi, perché Forgive & forget, non è altro che una
malinconica ballad solo voce e pianoforte (con dei synth di sottofondo),
che pur non essendo assolutamente brutta è inserita a mio avviso nel
contesto sbagliato. Segue poi un altro pezzo puramente epic (Damned
to Bedlam) e una bellissima cavalcata power (quella che sarebbe
stata perfetta prima, al posto della ballad) dal titolo Light
beyond horizon. Un dolce arpeggio di chitarra semi-acustica
introduce l’ultima traccia Little flame, un interessante
pezzo melodico ricco di cambi di velocità e di tonalità. Ancora ottima
la prova ai microfoni Parcharidis, che varia di continuo da un timbro
cupo tipicamente thrash ad un timbro più acuto prettamente power.
Come è stato sottolineato prima, "Lord Of Earth And
Heavens Heir" è il primo full-length degli Human Fortress,
quindi prima e vera e propria fatica senza considerare il loro omonimo
Ep del 2000. Ma pur essendo il primo lavoro, sembra di ascoltare una
band ormai consolidata, con molti anni di esperienza e magari molti
album alle spalle: "Lord Of Earth And Heavens Heir" è decisamente
professionale; certo, non possiamo parlare di perfezione, ci sono
sicuramente margini di miglioramento, basti pensare alla stonatura della
ballad evidenziata in precedenza, ma è poca cosa rispetto al giudizio
complessivo, che sicuramente è alto.
Daniele Fuligno |